Comunicazioni di servizio


Subito dopo le vacanze natalizie, siamo al lavoro su grandi cambiamenti su SPNC. Siccome il sottoscritto è un incapace, potrebbe esserci qualche momentaneo problema col sito. Nel caso in cui il sito esploda, non preoccupatevi. Sappiate, in ogni caso, che il futuro è roseo e che vale la pena di soffrire per qualche giorno se la ricompensa è un blog migliore.

Ora devo solo capire cosa sono i DNS...

Mario vs. Pac Man - Clash of the video-titans


Nell' ambiente fumettistico, in particolar modo quello americano, è frequente la pubblicazione di albi perlopiù autoconclusivi a tema "supereroe X vs. supereroe Y" (cfr. i vari Batman vs. Spiderman, Hulk vs. Superman, Supertognazzi contro i Cinesi, etc.). Nella maggior parte dei casi, al di là di materiale masturbatorio per nerd (quelli veri) e risposte a domande imprescindibili del tipo "ma gli artigli di Wolverine sarebbero in grado di trapassare lo scudo di Capitan America?" questo tipo di pubblicazione offre decisamente ben poco al lettore normale/dotato di vita sessuale regolare.

In ambito videoludico, simili cross-over sono altrettanto diffusi: basti pensare ai beat 'em up Capcom/SNK della serie Vs., oppure ai simpatici cameo di determinati personaggi in franchise prodotti da altre software house, come la presenza di Solid Snake nel recente Smash Bros:Brawl. Nonostante questo, ancora non si è visto uno scontro degno di questo nome tra due personaggi a dir poco iconici del videogioco: Pac-Man e Super Mario. Beh, ci hanno pensato dei buontemponi russi a colmare questa grave (?) lacuna, confezionando il delizioso filmato riportato qui sotto. Buon divertimento.

Blue Toad Murder Files - Da Buzz a Barnaby


C'è qualcosa di profondamente inglese nei gialli tradizionali. Sarà l'influenza di Agatha Christie, ma quando si tratta di omicidi senza drammi, paesini nel mezzo della campagna e investigatori perspicaci in maniera sovrannaturale viene sempre in mente l'Inghilterra. Blue Toad Murder Files è una serie a episodi che tenta di catturare esattamente quello spirito applicandolo a un'avventura a enigmi del genere Professor Layton.

Gli autori sono Relentless, gli stessi del quiz Buzz che, nonostante la semplicità del concetto, è una serie che ho sempre apprezzato; Buzz è uno di quei giochi che posso giocare con la mia ragazza o con amici non videogiocatori. Per quanto mi riguarda, questo è un segno di qualità. Blue Toad promette molto: un giallo all'inglese con enigmi alla Layton. Rispetto al professore con una strana predilezione per i bambini, però, Blue Toad ha anche il vantaggio di proporre enigmi integrati alla trama e di permettere fino a quattro giocatori di alternarsi nelle indagini per scoprire chi è l'assassino dell'episodio.

Mi aspettavo molto da Blue Toad. Dopo aver giocato il primo episodio, però, l'entusiasmo si è sgonfiato parecchio. Partiamo dai lati positivi: gli enigmi sono fenomenali. Fantasiosi, difficili e mai astrusi, hanno anche il vantaggio di non essere passati da una traduzione come quelli di Layton. Inoltre sembra che i designer in origine abbiano creato ogni enigma usando fogli e ritagli di carta. Il risultato finale è stranamente tattile e affascinante.

Blue Toad, però, è anche un'avventura, per quanto fuori dalla norma. Ed è qui che sta il problema. La storia è narrata da una voce fuori campo ma usa anche dialoghi. Il risultato è un continuo chiacchierare. Il che sarebbe anche positivo, se non fosse che i dialoghi sono terribili. Va bene l'atmosfera inglese, va bene il tono comico, ma c'è un motivo se è così difficile scrivere buone serie TV o film. Ovvero: scrivere dialoghi interessanti è difficile. In Blue Toad, la maggior parte del tempo, si è vagamente imbarazzati per ciò che dicono i personaggi e per come lo dicono. Per essere un giallo, la cosa è grave. Quando abbiamo giocato con la mia ragazza ci siamo trovati abbastanza in difficoltà alla fine, al momento di decidere chi era il colpevole. Non tanto per la difficoltà degli indizi. Piuttosto perché durante le cut-scene e i dialoghi ci annoiavamo mortalmente e finivamo per parlare di cosa avevamo fatto in ufficio quel giorno.

Forse è un mio limite nei confronti dello stile da giallo tradizionale inglese, e forse come tutti i giochi episodici la qualità della scrittura migliorerà col tempo. Ma la trama, a mio parere, resta moscia. Però, alla fine, la qualità degli enigmi è tale che Blue Toad è tutt'altro che un gioco non riuscito. Adesso però non so se prendere o meno il secondo episodio...

Little Big Planet - Pirati piccoli & grandi


ovvero: se non si fosse ancora capito, Little Big Planet ci piace di brutto.

Prosegue a ritmi sostenuti il rilascio di nuovo materiale per Little Big Planet: trascorso pochissimo tempo dal rilascio della superba edizione PSP, è prevista per settimana prossima (22 dicembre per la precisione) la release di nuovo materiale per la versione PS3. L'espansione sarà dedicata interamente alla celebre serie Disney "Pirates Of The Caribbean" e comprenderà 5 livelli nuovi di pacca, 11 trofei, tonnellate di adesivi/oggetti e, soprattutto, materiale per il level editor tra cui spicca la possibilità di aggiungere l'acqua ai livelli creati dall'utenza.

Inutile sottolineare come l'introduzione di una simile feature avrà un impatto significativo sulla qualità e varietà delle situazioni di gioco realizzabili. Ah, dimenticavo: nel caso vi stiate chiedendo se i Sackboy saranno in grado di respirare sott'acqua, la risposta è si, per un periodo limitato a 30 secondi.

Personalmente non ho mai apprezzato più di tanto la serie dei Pirati dei Caraibi: ho visto giusto il primo episodio ed al di là dell'aspetto visivo sicuramente di prim'ordine non ho notato particolari qualità tali da giustificarne il successo planetario. Nonostante questo, il materiale offerto dall'espansione sembra davvero succoso e, complice il prezzo decisamente popolare (a 5,99 € è praticamente regalato), penso proprio che lo acquisterò.







LBP PSP - Soundtrack dell'anno?


Le colonne sonore non originali sono considerate un po' come un trucco. Usare canzoni preesistenti per un film o un gioco viene considerato da alcuni puristi come un elemento che potenzialmente può distrarre dall'opera. Visto che a noi i puristi fanno schifo, però, posso tranquillamente confessare che amo le colonne sonore non originali.

Creare compilation è un'arte. Che si tratti di una cassettina regalata alla ragazzina che ti piaceva alle medie (chi è sotto la fascia di età 25-30 non sa di cosa sto parlando), o di un CD, o di una playlist di MP3, scegliere una serie di canzoni richiede attenzione, gusto e fantasia. E una canzone presa da sola è diversa rispetto a una canzone messa vicino ad altre quindici. A volte una compilation è più della somma delle canzoni che la compongono.

La colonna sonora di Little Big Planet PSP è uno di questi piccoli gioielli di stile. È davvero un peccato che in pochi abbiano notato e apprezzato lo splendido mix di world music e indie del gioco di Studio Cambridge. Si tratta perlopiù di gruppi e artisti sconosciuti - con qualche eccezione -, ma i brani sono tutti notevolissimi, e hanno il raro pregio di funzionare sia nel contesto del gioco sia ad un ascolto dedicato. Se siete curiosi potete dare un'occhiata ai video di SheepLord su Youtube, che ha postato sia canzoni della colonna sonora originale composta da Jim Fowler sia brani della colonna sonora su licenza. Oppure, per chi può usare Spotify, ecco la playlist di LBP PSP compilata dal sottoscritto.



Di seguito la lista dei brani:

Kobana by Ali Hassan Kuban
Pele by Arakatuba & Ballistic Brothers
Bossa Na Praia (Beach Samba) by Astrud Gilberto
Marcia Foi Pro Samba by Bazeado
Space Journey by Coldcut
Talkative Didge by David Hudson
Toy and 61 Festival by Hedgehog
In This City by Iglu and Hartly
Feel Am by Lindstrøm & Prins Thomas
Neopolitan Dreams by Lisa Mitchell
The Planet Plan by United Future Organisation
Kargashai by Mamer
Shanghai Blues by Wu Man
Peace Pipe by Nickodemus
2 Sips & Magic by Nickodemus (feat. the New York Gypsy Allstars)
Isis Unveiled by Phil Thornton & Hossam Ramzy
Hoy Tenemos (Boys from Brazil Remix) by Sidestepper
Glockenpop by Spiderbait
On Time by Stereo de Luxe
Bouchez by Stereo de Luxe
Bombora by The Atlantics
Voodoo Juju by The Voodoo Trombone Quartet
The Good Life by The Week That Was
Satyam Shivam Sundaram by Thievery Corporation

Vitoiuvara - Per un pugno di casuali!


Io non sono preoccupato dall’arrivo dei casual gamer. Il piano della banda bassotti, a dire il vero, mi piaceva un casino: acchiappalli, divertili, trasformali. Arrivassero un po’ di signorine a discutere di videogiochi potrei bullarmi con loro della mia nuova periferica da dj con rifiniture dorate (lo faccio anche adesso, ma non funziona, sappiatelo). Invece ho visto gli scaffali svuotarsi, in questi anni di salotti bianchi e adozioni facili, e poca gente sfondare la barricata. Li hanno acchiappatti, li hanno pure divertiti, ma mica si sono fatti trasformare sti balordi. E se il bottino è povero, non è arrivato il momento di mettere in discussione pure il piano?

È mentre provo a giocare per la terza volta di seguito il primo livello di Mad World che mi accorgo che il Wii non è un’esplosione di gusto; è un complotto. Forse i cinesi, più probabilmente i russi, forse il pupazzo One, solo la storia ci dirà la verità, ma c’è qualcosa di losco dietro il successo senza sosta di una console con ripieno di Gamecube. Perché Mad World è l’esempio perfetto per sputare in faccia alla nuova magia Nintendo. Dimenticando il gioco vittima delle sue fatality, dimenticando l’idiota che ha deciso di farlo uscire su Wii per il pubblico di Panariello, quello che resta è masturbazione illegale su controller innocenti. Gettiamo la maschera e raccontiamocelo negli occhi, dai: abbiamo fatto una cazzata. Fare su e giù con il remote per spaccare la testa a qualcuno non è immedesimazione, è violenza carnale. Girare prima una mano e poi l’altra non è coinvolgente, è Karate Kid mentre lava i vetri di un giapponese indisponente. Tutta questa roba la faceva alla grande il tasto verde gigante, uguale uguale, e a fine partita non dovevo passarmi il voltaren sul polso.

È mentre gioco le prime missioni di GTA Made in China che scopro che il DS è solo una bugia. Ha vinto, nessuno lo può negare, ma è un contacazzate della peggior specie. Col navigatore nello schermo basso e la strada su quello alto, non si riesce a giocare senza tamponare le macchine della polizia. Mannaggia, mannaggia, mannaggia. E tutti quei minigiochetti per rubare le auto son carini, dico sul serio, ma hanno reso più pratiche operazioni ugualmente fattibili. Nel frattempo, però, ti becchi il 3d scatolato e sei costretto a giocare con una mano sola perché con l’altra usi il pennino ogni 20 minuti. Yoshi Touch era il DS, Yoshi Touch è il DS ancora oggi. Diciamocelo in faccia senza giri di parole: sto cazzo di pennino mi graffia lo schermo, mortacci sua, e in cambio non ricevo niente che un GBA2 non mi avrebbe dato comunque. Muovere il pennino sullo schermo per spostare la sabbia non è una genialata, è un gratta e vinci. Fare cerchi a destra e sinistra per rubare un’auto non è scuola di ladri, è dinamica del cacciavite.

Ho finito le console Nintendo da insultare, non me ne dispiace. Sento già le scimmie urlatrici alla finestra, pensano che la mia sia prevenzione, non dentale pergiunta. Ma mi e vi guardo dall’esterno e non vedo lucidità. Il successo della nuova filosofia nintendara ci opprime, a volte ci inibisce, se la stessa carrellata di cazzate l’avesse fatta qualcun altro, non son troppo sicuro che staremmo ancora a bisbigliare. Perché è fisiologico chiedersi se la colpa sia tua più che loro, perché ogni fine mese guardi una classifica che ti sbugiarda e ti fa fare figuracce. Ti chiedi se non stai sottovalutando un gioco con il bambolotto o le lezioni di cheerleader, se la croce direzionale in New Super Mario sia l’evoluzione del controller del Nintendo 64 e non viceversa. A volte, quando sei più triste perché la tua squadra del cuore è la Juventus e la tua donna va dal parrucchiere durante il posticipo, speri di aver sbagliato tutto. Per tutto il resto del tempo, però, l’avresti proprio voluta vedere questa rivoluzione dei controlli.

L'autore del post, Vincenzo "Vitoiuvara" Aversa, è co-conduttore di Ringcast, autore del Corso per Videogiocatori Professionisti, nonché uno dei migliori critici di videogiochi in Italia. Sul serio.

Green Day: Rock Band e lo snobismo


Apprezzare i Green Day, oggi, è la cosa meno cool che si possa fare. A giudicare dall'ultimo disco non sembra che i tre californiani meritino di meglio. Però in tempi di Lady Gaga e Kanye West, una rock band mainstream è merce rara.

Il simpatico mondo di internet, che detesta il sarcasmo e la negatività, sembra aver accolto l'annuncio di Green Day: Rock Band con un solido coro di "meh" e commenti come "dalla band migliore della storia, i Beatles, alla peggiore, i Green Day". Le cose sono migliorate un pizzico con l'annuncio che il gioco sarà del tutto aperto, ovvero che sarà quindi possibile esportare le canzoni in Rock Band e Rock Band 2 (almeno su PS3 e 360; gli utenti Wii si attaccano).

Resta il fatto che i Green Day hanno subito il destino di tutte le band diventate davvero popolari. Percepiti come fighissimi col primo disco, fighi col secondo, deludenti col terzo, e così via fino a immondi burattini prostituti delle multinazionali con l'ottavo album. Ora, mi sentirei molto più a mio agio nella difesa dei Green Day se l'ultimo disco non fosse così brutto com'è e se Billie Joe Armstrong non usasse così tanto mascara e eyeliner. Però a me i Green Day piacciono. Molto. Dookie e Insomniac sono due capolavori pop con pochissimi eguali.

C'è stato un momento, negli anni '90, in cui sembrava che il rock potesse essere ancora musica popolare senza essere compiacente e senza cadere nella trombonaggine del rocker-santone alla U2. Quel momento è passato: il rock mainstream non esiste più, se non in patetici tentativi come The Killers, e il pubblico degli appassionati di musica ormai non toccherebbe un disco che vende più di centomila copie neanche con un bastone. I Green Day sono di fatto gli ultimi rimasti a fare rock popolare ben fatto e ben suonato. A fargliene una colpa possono solo essere gli snob.

Siccome ho passato da un po' l'età in cui giudicavo le persone per la musica che ascoltano, così come ho passato l'età in cui mi importava di apparire figo e alternativo, posso dirlo liberamente: non vedo l'ora che esca Green Day: Rock Band. Nel frattempo mi piace pensarli così, come il mio gruppo preferito di quando avevo quattordici anni...


 

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