Obama e i videogiochi - botta e risposta


In un discorso tenuto a New York un paio di settimane fa, Barack Obama ha citato i videogiochi. Naturalmente non in senso positivo. Il presidente americano ha infatti dichiarato:

"Perché i nostri figli raggiungano l'eccellenza, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Questo significa metter via l'Xbox, mettere a letto i bambini a un'ora ragionevole (...) aiutarli a fare i compiti... Questo significa anche spingere i nostri bambini ad avere obiettivi più ampi. (...) I nostri figli non posso tutti aspirare a essere il prossimo LeBron o la prossima Lil Wayne. Voglio che aspirino a essere scienziati e ingegneri, dottori e insegnanti, non solo ballerini e rappers"

La citazione dell'Xbox (stranamente non il più popolare Wii, forse perché anche la famiglia Obama di Wii ne ha uno) ha impensierito l'ECA, un'associazione di consumatori di intrattenimento, la quale ha lanciato una campagna per informare il presidente delle potenzialità educative dei videogiochi, soprattutto quelli che promuovono l'attività fisica.

Ora, capisco che il giorno che il presidente degli Stati Uniti riconoscerà l'importanza dell'industria dei videogiochi si potrà dire che il videogioco ha davvero la stessa importanza mainstream del cinema, però l'iniziativa non mi convince. Soprattutto perché sono d'accordo con Obama. I videogiochi non saranno parte del problema in senso specifico, però credo che ci sia un problema più diffuso. C'è il problema dei bambini che giocano a GTA o Gears of War, che saranno anche divertenti ma che certo non stimolano in modo particolarmente intelligente la mente di un bambino. Esiste il problema dei ragazzini che ascoltano rap e guardano America's Best Crew. Sembrerò fuori dal tempo, ma nella cultura mainstream, soprattutto americana, vedo una sorta di riconoscimento dell'essere stupidi, la premiazione della superficialità e dell'essere volontariamente ignoranti (vedi lo slang gangsta sgrammaticato diventato lingua ufficiale di MTV).

Naturalmente non vorrei censura o misure restrittive. Però secondo me è utile bilanciare intrattenimento leggero ad attività interessanti ma non necessariamente divertenti. Io sono felice che nella mia infanzia ci sia stato spazio per giochi all'aria aperta, videogiochi, palloni, libri, LEGO e Piccolo Chimico. Non sono sicuro che essere cool e voler fare il ballerino di breakdance passando le giornate a giocare a 50 Cent: Blood on the Sand sia una cosa molto positiva per la formazione di un bambino...

2 commenti:

Fred ha detto...

la pensiamo allo stesso modo, in questi tempi più sei superficiale, più sei apprezzato dalla nostra società. questo è davvero preoccupante, mi chiedo cosa potrà fare la mia generazione, cresciuta a pane e maria de filippi, in futuro. Obama ha comunque ragione, io stesso in passato ho trascurato lo studio per i videogiochi. Purtroppo molti genitori non si preoccupano di queste cose. I problema e che essere bambini oggi è ben diverso dall' esserlo oggi. Oggi i bambini hanno bisogno di molto più controllo che ,a loro tempo, i propri genitori. Ecco perchè il pegi, come dicevate su ringcast viene ignorato. I bambini ora diventati genitori, sono del tutto impreparati.

ferruccio ha detto...

Io credo che più o meno i bambini siano sempre stati gli stessi. Quello che è cambiato negli ultimi vent'anni è che i modelli della cultura popolare si sono abbastanza svuotati. O meglio, sono diventati più efficienti, meno vari e più diretti. Quello che riesce a raggiungere la cultura di massa, oggi, è qualcosa che è stato creato e perfezionato per piacere a TUTTI. Naturalmente qualsiasi cosa sia fatta per piacere al più alto numero di persone tende a fare leva sugli istinti primari.

Non è un caso che nell'ultimo decennio in TV ci sia stata un'esplosione del gossip, o dei reality show. O che la musica mainstream sia diventata così incredibilmente idiota (video di rapper con dondolamento di culi femminili, Lady Gaga... non c'è limite al peggio). Il problema è che il sesso o la competizione sono concetti facili da creare e facili da vendere. Una buona storia o qualcosa che abbia una certa varietà, invece, richiede sforzi produttivi e non ha lo stesso impatto.

E il fatto che sia cool non essere intelligenti è un grosso problema. Alla fine, a vedere le cose dall'esterno (e rispetto al mondo dei bambimi e degli adolescenti io sono un esterno) tutto sembra più omogeneo di quanto sia. Però qualche preoccupazione per il futuro ce l'ho lo stesso :)

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