Giocare a un MMORPG facendo role-playing è un po’ da sfigati, è vero. Se vi state chiedendo “cioè, ‘nchesenzo?”, sappiate che c’è gente che si mette a giocare a World of Warcraft senza uscire dal personaggio. Ovvero, invece di dire alla propria sfigata gilda “uè, stronzi, stasera non posso giocare perché devo lavare i piedi a mia nonna”, quelli che fanno role playing dicono “messeri, il qui presente Gurlund figlio di Gurland non potrà partecipare alla prossima riunione della Compagnia”. O qualcosa del genere.
Insomma, c’è gente che gioca impersonando fino in fondo il proprio pupazzetto. Benissimo: noi ridiamo di quella gente come è giusto che sia. Però l’abitudine ad avere raccontate le storie ci ha un po’ fatto perdere di vista il senso di giocare a un videogioco invece di leggere un libro. Seguitemi, ché giuro che il ragionamento fila.
Fallout 3 è stato criticato per la storia un po’ troppo annacquata. Allo stesso tempo, si è celebrata la sua atmosfera. Eppure Fallout 3 è stata l’esperienza narrativa più forte che abbia provato in un videogioco da parecchio tempo; uno di quei giochi a cui pensavo anche quando non ci stavo giocando. E quella trama così generica è stata fondamentale. Ebbene sì, confesso che ho giocato Fallout 3 in character, creando un personaggio e comportandomi come quel personaggio si sarebbe comportato.
Il mio personaggio, Thor, ha cominciato la sua avventura come più o meno tutti i personaggi dei giochi in cui ho la possibilità di personalizzare il pupazzetto. Più mago che guerriero, più alto che muscoloso e con una potente barba (perché non tutti gli editor permettono di avere una potente barba?). Pian pianino, fra le varie quest che si intrecciavano, fra un personaggio incontrato nella wasteland e le splendide storie del periodo pre-bomba intuite qui e là… è successo. Thor è diventato un personaggio diverso da me.
Thor è un sopravvissuto. Un tipo taciturno e chiuso, abituato a sopravvivere pianificando e riparando, che ammazza attaccando alle spalle o da lontano per necessità ma senza gioirne. Uno che non fa l’eroe ma tenta di rimanere dalla parte dei buoni. Ecco, questo personaggio non sono io. La descrizione appena fatta non rispecchia molto il sottoscritto. Perché se arrivasse l’apocalisse nucleare e riuscissi a sopravvivere, probabilmente mi trovereste nascosto in un cespuglio tremante e disposto a offrire favori di ogni (ogni) tipo in cambio di cibo. Come del resto credo farebbe la maggior parte delle persone. Ah, un’ultima cosa: anche se collabora con loro, a Thor la Brotherhood of Steel sta un po’ sul cazzo.
Quello che voglio dire è che se Fallout 3 avesse avuto una storia “migliore”, ovvero una trama principale più complessa, non avrei avuto la libertà di interpretare il mio personaggio. Fallout 3 funziona perché è una specie di raccolta di racconti, è una catena di brevi episodi narrativi collegati vagamente fra loro che ti permette di vedere il senso della trama come pare a te. Il succo della storia non sta tanto nella quest principale, ma nel modo in cui hai affrontato i vari avvenimenti e in cui hai giocato. E se fossi una persona un pizzico più spirituale probabilmente farei qualche goffa metafora su come la vita sia un viaggio e palle del genere. La verità è che in fondo da bambini tutti giocavamo ad essere qualcun altro.
(Questo post è dedicato alla memoria di Thor, che è morto in seguito alla perdita della mia PlayStation 3. Un centinaio di ore di gioco, un trofeo di platino e due espansioni su tre quasi del tutto esplorate sono andate perdute, come lacrime nella pioggia.)
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Ti sono vicino Thor!…eh eh scusa TI SONO VICINO FERRINO!! spero di non provare mai questa enorme delusione e capisco il tuo dramma. Quello che dici mi ricorda tanto Kaspian in FFXI online Samurai 75 in main e WAR/THF/DNC /NIN in sub, mi sentivo davvero come dici tu, viaggiatore, fiero, e con tanti capelli!!Avevo un casa che si basava su regole di feng shui e coltivavo piante in casa solo per il gusto di bloccarle e farle diventare arredi. Dopo quasi due anni ho abbandonato e ora dopo due anni ancora ci penso qualche volta, se solo fosse stato possibile tornarci per dieci minuti in quel mondo che era Vanadiel, dove tutto sembrava più bello e più lucente di come spesso la vita reale non è.
Mi hai quasi commosso. Fallout 3 l’ho abbandonato perché mi annoiava a morte, ma in generale concordo con il tuo discorso. Leggere di Thor, poi, ha risvegliato in me un po’ di curiosità sugli infiniti personaggi videoludici che nascono e vivono senza che nessuno possa sapere cosa hanno fatto, perché la narrazione di ogni videogioco rimane chiusa nella memoria di chi l’ha giocato, a meno che qualcuno, come hai fatto tu, non la racconti ad altri.
Grazie per i complimenti (erano complimenti, giusto?)
Comunque sì, forse dovremmo anche parlare di videogiochi in maniera un po’ diversa. Usiamo ancora le categorie mentali che usiamo per film e libri e tendiamo a considerare solo ciò che è esplicito nel gioco. Invece secondo me le storie più interessanti non sono quelle dei personaggi, sono quelle dei giocatori. Trovare il modo per raccontare quelle storie è già un po’ più difficile.
“Le storie più interessanti sono quelle dei giocatori”.
Me la sono segnata perchè merita.
Dovessi mai tornare a scrivere qualcosa in ambito “videogiochi” spero di ricordarmela. ^__^