Perlman, quello che comanda nel progetto OnLive, l’altro giorno è tornato a parlare del suo progetto e di qualche inconveniente che affligge il beta testing. È un bene che se ne parli, perché qualcuno potrebbe smettere di crederci. Io, che non ci ho mai creduto, però, vi riporto qualche considerazione fatta mesi fa, considerazioni rimaste nei miei testicoli per problemi tecnico/tattici.

OnLive rivoluzionerà il mondo, dicono. Niente più console, niente più pc potenti, solo un cavo ethernet e videogiocare in remoto sarà un affare da ragazzi. OnLive è la storia di un fallimento annunciato, dico io. Ma non sarei il grande professionista che sono se non vi spiegassi i perché di tanta sicumera. E sicumera è proprio una gran bella parola, cazzarola, applausi per me.

Problema uno: c’è un grosso mondo la fuori pronto a schiaffeggiare le chiappe di questo progetto. Non solo Microsoft, Nintendo e Sony che fanno console che diventerebbero, rivoluzione Wii a parte, la faccia elitaria e costosa di un mercato che le vede ora protagoniste assolute. Penso a Nvidia e Ati, per esempio, e a quel piccolo gruppo di società insignificanti che si è scannata per imporre il proprio supporto fisico. Perché lavoro d’anticipo e se accetto un mondo che videogioca sul computer di qualcun altro, non posso escludere che si guardi pure i film dal lettore blue ray di un altro poveretto. Perché OnLive, con tutto il bene che gli si può volere, presume l’abbandono del supporto fisico, questo è innegabile. Tutto è possibile, fra 10/100/1000 anni o dieci minuti, chi può dirlo, intanto convinceteli i produttori di lettori DVD e dischi blu.

Problema due: c’è un’industria, quella di videogiochi, che piange miseria e le si chiede di investire altri soldi su un titolo piuttosto che limitare le spese. Perché, se OnLive dovrà farci giocare videogiochi al passo con i tempi, i costi di sviluppo rimarranno invariati, ma qualcuno dovrà pagare quattro villette piene di server aspettando gli abbonamenti. Business che ha dimostrato di poter funzionare, per carità, ma quanti sono i giochi online che hanno fallito? Far soldi con Halo 3, WOW e un’altra manciata di titoli è quindi possibile, ma quale sarà il tetto minimo di utenti necessario? 500.000? 1.000.000? 5.000.000? Uhm, è un dato importante da conoscere prima di garantire che OnLive funzionerà a meraviglia in cinque anni temo. Perché se tutto funziona a meraviglia e non ammucchi una grossa comunità online, chi le paga le spese extra? Se rimani sotto la soglia minima, possibile se non cominceranno a giocare pure i barboni, dovrai chiudere i server. Se chiudi i server, il gioco muore. Se il gioco muore, c’hai rimesso un sacco di soldi. Quando sono a 70.000 euro, quanti provano a rispondere alla domanda successiva?

Problema 3: ma OnLive è davvero fattibile in 5/10 anni? Dicono di sì, io non gli credo. Non ci capisco niente di tecnica, ma tecnicamente mi sembra una follia. Qualcuno deve ancora proporre un word in remoto decente nel 2009, tempo cinque minuti stellari e ci ritroveremo a giocare Crysis 3 senza problemi di sorta? Sicumera, proprio sicumera. È bella, me ne sono davvero innamorato. Più credibile, invece, è che fra 5 anni, chi vorrà, potrà giocare in remoto il primo Socom, un altro Quake, il primo Halo. Sarebbe bello anche questo eh, ma sticazzi ce lo metto io.

OnLive è davvero una bella idea. Come le Ferrari a 15.000 euro, come la barba auto rasabile, come le unghie a bassa ricrescita. Solo che il dubbio resta: Onlive è una proposta concreta o una bella idea?

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