Dov’è l’Avatar del videogioco?

Abbiamo bisogno dell’Avatar dei videogiochi. No, non del videogioco di Avatar, ma di giochi che siano capaci di fare al videogioco quello che Avatar sta facendo al cinema. Si potrebbe obiettare che di blockbuster super costosi il videogioco ne ha pure troppi e che invece c’è bisogno di più progetti indipendenti. Il che è vero, ma resta il fatto che la tipica produzione ad alto budget in un videogioco non ha un decimo della qualità di Avatar.

Avatar è il nuovo Star Wars, uno di quegli eventi che si incuneano nella cultura di un’epoca e nelle menti delle persone. Ancora di più: nonostante i dubbi degli appassionati di cinema prima dell’esordio, nonostante le previsioni di flop annunciato, nonostante le critiche post-marxiste-intellettualoidi dell’aria di colonialismo e blablabla, Avatar si è rivelato più di un evento. È anche un ottimo film, classico, visivo, fatto più di passione che di intelletto. Anche se è un film furbo come qualsiasi blockbuster deve essere, è anche un’opera che rischia. La trama, ridotta all’essenziale, è quanto di più popolare possa esserci, ma James Cameron ha deciso di fare un film su dei gatti tribali blu alti tre metri, e questa non è esattamente la premessa più attraente per il pubblico mainstream. Lo scetticismo con cui sono stati accolti i primi trailer era proprio un segnale che Avatar non ha fin dall’inizio l’appeal immediato di un qualsiasi Transformers. Al contrario delle feci prodotte da Micheal Bay, però, il film di Cameron non ti dà un’impressione di già visto ma sa catturarti.

Il videogioco ha bisogno esattamente di questo. Ha bisogno di titoli che sappiano essere estremamente popolari senza essere generici. Di giochi con un pizzico di spirito d’autore senza dover necessariamente essere giochi indie concettuali. C’è bisogno di azione da vertigine creata con la sicurezza di un maestro del cinema senza l’idiozia di chi ammassa esplosioni perché sono fighe. In fondo Avatar avrebbe potuto essere un videogioco: i dialoghi sono secondari, i personaggi non troppo complicati e al centro di tutto c’è l’aspetto visivo. Un videogioco avrebbe potuto veicolare quella storia in quell’ambientazione. Eppure dubito che nell’industria dei videogiochi ci sia la maturità e la capacità artigiana di fare qualcosa di simile. Uncharted 2 è l’unico esempio recente di un videogioco capace di trasmettere quel ritmo tarato alla perfezione, quella capacità di trasportare e stupire e immergere. Ma un titolo non basta. C’è bisogno che il mondo dei videogiochi cresca. Perché bisogna essere veri artisti e veri artigiani per creare qualcosa di davvero popolare. E il videogioco ancora non ci è riuscito.

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13 Responses to Dov’è l’Avatar del videogioco?

  1. dave182 says:

    Credo che ci sia un errore di fondo nell’attendersi un Avatar dei videogiochi.
    Come dici tu Avatar come impatto è paragonabile a Star Wars, qualcosa che nessuno aveva mai visto, nato da una visione di un uomo (allora Lucas, oggi Cameron) che ha creato una tecnologia dal nulla per produrre il suo sogno.
    Leggevo su Wired che è Cameron che ha convinto Sony a produrre macchine da presa 3D, anni or sono. Ha aspettato paziente che la tecnologia e le sale cinematografiche lo permettessero e ha coronato il suo sogno di creare un pianeta, con una sua lingua, una sua fauna. Il lavoro fatto da Cameron è immenso, forse chi guarda Avatar non si rende conto dell’impatto che può avere questo film. Il videogiocho in realtà ha avuto i suoi “Avatar”, ma essendo un medium ancora minore in molti casi non hanno avuto lo stesso impatto che film di questa portata generano.

  2. paolo says:

    In tutta franchezza, Avatar e’ il tentativo del cinema di inseguire il videogioco. Di dargli un motivo di esistere per il grande pubblico. L’industria cinematografica vive sulle spalle del settore home (qui in Inghilterra i DVD escono dopo pochissimo rispetto all’uscita nelle sale). Il cinema3D e’ un modo per recuperare la fruizione in sala.
    Infine, Avatar e’ una fesseria di film, dobbiamo ammetterlo. Non si tratta di essere intellettualoidi. La retorica del film e’ tutta concentrata su locale vs globale, tradizione vs innovazione: i fascistelli sotto casa mia non avrebbero saputo fare di meglio. Titanic era piu’ complesso, in quanto a trama. E’ una demo, Avatar, una tech demo delle potenzialità del cinema con gli occhialetti. E a me e’ piaciuto, mi ha divertito. Però occhio a volerlo imitare, perche’ fondamentalmente e’ una “cagata pazzesca” :)

  3. ferruccio says:

    Potrebbe esserci una figura come Cameron nei vg, se solo il mondo dei videogiochi avesse il coraggio di affidarsi alla visione artistica di una persona (o di un gruppo di persone) senza necessariamente fare passare tutto dai focus test e dalle ricerche di mercato per misurare quanto il protagonista piace alla fascia di età 18-24.
    Il videogioco ha avuto i suoi rivoluzionari. Ma manca una figura enorme come Cameron che riesca a creare un evento. Forse la cosa più vicina è stata Halo in America, ma non ci si avvicina neanche alla portata di uno Star Wars o di un Avatar.
    Forse abbiamo già avuto il Quarto Potere del videogioco (Mario 64?), di sicuro non abbiamo l’Avatar. L’uscita di Modern Warfare 2 è tristemente indicativa. Sarà bello quanto volete e avrà venduto dodici milioni di copie ma non ha né l’impatto né la forza immaginifica per influenzare nulla. Il suo peso sulla cultura popolare moderna sarà zero.

  4. paolo says:

    Ferruccio, mi scrivi altrove che Avatar e’ intrattenimento e stupore, e mi linki questo commento di Bordone: http://www.freddynietzsche.com/2010/01/11/il-messaggio-di-%E2%80%99sta-minchia-avatar/
    Si si, sono d’accordo, te lo ripeto, io al cinema mi ci sono divertito. Consiglio a tutti di vederlo, ma consiglio anche di andare a vederlo in una sala grande e con gli occhialetti ben messi sul naso. Perche’, tolta questa dimensione da amanti della tecnologia, di Avatar resta una narrativa emotiva, popolare, semplice ed efficace, ma che e’ bene o male quella che si può trovare in tante altre narrative. In piu’, aggiungo che e’ una narrativa basata sui cardini di un pensiero reazionario, e questo e’ pericoloso.
    Le narrative popolari esistono da sempre, e piacciono a molti. Hanno appeal su un grande pubblico perche’ sono semplici e rispecchiano dei canoni narrativi. Ambire ad avere la stessa cosa nel videogioco secondo me e’ un’ambizione scarsa. Quello che manca nel videogioco non e’ un canone, ma la devianza da questo, l’imperfezione piuttosto che la perfezione (estetica, stilistica, retorica, narrativa, fai un po’ te).

  5. paolo says:

    Mentre scrivevo, hai ricommentato… quindi rispondo a quanto hai scritto alle 13:55 di oggi qui, ok? :)

    Modern Warfare, e i blockbuster videoludici in generale, di impatto sulla cultura popolare ne hanno tanto eccome. Proprio perche’ sono semplici, immediati, si basano su narrazioni al grado zero. Come Avatar insomma. Oltretutto per creare un mito non ci vuole un autore forte, anzi. L’importante e’ che viva nel tessuto sociale.
    La figura stessa di Cameron, i 15 anni passati a creare Avatar, e’ una narrazione a sua volta, che accresce il carattere epico dell’opera. Come lo sono le 12 milioni di copie vendute per Modern Warfare. Questa costellazione di storie e valori li trasformano in miti.
    Poi, oh, di forza immaginifica i film come Avatar ne hanno zero, se con questa intendiamo la possibilità di mescolare stili in modo originale e attraente. I grossi puffi blu sembrano a tratti degli indiani d’America, a tratti degli Ewok, i capelli USB sono presi da mille altri mondi, i militari non e’ la prima volta che li vediamo. Questo non toglie che il mondo sia reso con maestria: un po’ come una “Madonna con bambino”, puoi realizzarla con abilità incomparabile, ma non sei originale per il tema scelto!
    Ultima cosa, non credi che se i videogiochi non avessero già un impatto forte sulla cultura popolare, Avatar non si sarebbe mai chiamato “avatar” -fanculo il sanscrito, avatar oggi e’ il pupazzino dei videogiochi- e non sarebbe mai stato in computer grafica e, in ultima analisi, non sarebbe mai esistito?

  6. ferruccio says:

    Mah, io sono convinto che senza Star Wars non avrai mai District 9. Per avere Pulp Fiction devi avere prima Il Padrino. E il videogioco, anche nella sua forma super blockbuster, finisce per essere peggio del cinema hollywoodiano. Perché in mezzo a immondizia (=Michael Bay), Hollywood è ancora capace di produrre film che pur essendo ultrapopolari hanno un barlume di senso (=Avatar). Sì, la storia è la solita dell’eroe dai mille volti ( http://en.wikipedia.org/wiki/The_Hero_with_a_Thousand_Faces ), ma questo si applica a decine di opere di narrativa popolare, da Star Wars a L’Isola del Tesoro, fino a Harry Potter. È basato su un pensiero reazionario? Mah, forse nel senso che l’eroe è il prescelto e padroneggia una cultura aliena come se niente fosse. Ho visto di peggio. Sarebbe stato più reazionario e odioso se Cameron avesse adattato alla sensibilità contemporanea i nativi e li avesse dipinti come hippies tutti pace e amore: invece sono una cultura tribale col culto della forza e della caccia come tutte le culture tribali.
    Ma non dimentichiamoci che la vera narrazione popolare di qualità è quella che ti prende per la pancia, quella che fa leva sulle emozioni profonde. Qui si parla di epica, non di drammi concettuali. Avatar usa i meccanismi che l’epica ha sempre usato, con lo stupore e l’emozione. Almeno gli va riconosciuto che non usa quei meccanismi in senso becero come fanno altri (toh, Micheal Bay di nuovo).
    E invece il videogioco non sembra neanche capace di questo. Non riesce neanche ad essere universale. Con qualche eccezione, il videogioco blockbuster non riesce a raccontare storie che non siano idiozie guerrafondaie (Halo, Modern Warfare, Gears of War, Killzone 2). Se Avatar fosse nato come videogioco, probabilmente si giocherebbe dalla parte dei marines.

  7. ferruccio says:

    PS: scusa, hai visto degli indiani d’America ewock coi capelli USB da qualche altra parte?

  8. paolo says:

    Reazionario: la civiltà degli alieni puffi blu e’ in pericolo perche’ arriva una potenza globalizzante, che tutto divora e unifica. L’unicità dei valori, delle tradizioni, di quel popolo, sono destinate a sparire. Per questo, bisogna essere duri e puri e resistere, con mazze e fionde. Avatar, come 300, pone in gioco la stessa retorica dei manifesti di Forza Nuova. Che poi siano divertenti non c’e’ dubbio. Per la cronaca, a Bologna ricordo di aver visto manifestanti di estrema destra distribuire volantini fatti a forma di mascherina con il volto dello spartano di 300. In questo senso ci vedo, in nuce, la sintesi di un pensiero fascistoide, anti-capitalista, conservatore. Che ti prende per la pancia, come dici tu, ma quando questo accade ci sono anche dei rischi, e non vanno sottovalutati.

    Indiani Ewock: certo che no, non con questa configurazione, ma potrei citarti infiniti casi di caratterizzazioni simili. Nati in mezzo alla natura, vi entrano in contatto come fossero elfi, o hobbit, attivando una connessione che ricorda i dispositivi biotecnoligici dell’universo cyberpunk. Ci mancherebbe solo che fossero tali e quali ai personaggi di un altro film! Ma non si tratta di una trovata inimmaginabile, anzi i loro atteggiamenti sono facilmente descrivibili in poche parole.

    Per chiudere il cerchio: ti ricordi i manifesti della Lega Nord con il volto dell’Indiano d’America, e la scritta “loro hanno fatto passare gli immigrati, ora vivono in riserve”? -o qualcosa del genere, cito a memoria.
    Ecco, questo e’ Avatar :)

    Divertente? Si. Emozionante? Si. Ma in che tipo di narrativa ti tira dentro? Una piuttosto becera, considerati i tempi che corrono. E non esiste un attimo in cui, in tutto il film, queste opposizioni siano messe in discussione. Quindi, se vorrei qualcosa di simile nel videogioco? No, abbiamo già casi troppi simili. Non e’ giocando dalla parte della tribu che diventi pacifista, come tu dici e’ una tribu guerrafondaia. Non e’ che Under Siege, per capirsi, sia piu’ apprezzabile di America’s Army!

  9. ferruccio says:

    Personalmente preferisco la vita tranquilla. Se si deve parlare di battaglia, però, di solito preferisco la parte di chi resiste che quella di chi invade. Poi non so… forse stiamo forzando le cose. Anche io ho avuto i conati, in 300, a vedere la retorica del “noi duri e puri ultima frontiera contro la barbarie” come una metafora. Ma forse l’errore è vederlo come metafora. Perché preso per il film testicolare e di pancia che è, 300 è piacevole da vedere. I problemi vengono quando lo vedi come metafora.
    Riguardo Avatar: tu ci hai visto l’immigrazione e la purezza della razza. Io ci ho visto l’invasione dell’Iraq e la tecnologia imposta con le bombe. Avatar non è poi così semplicistico.
    Ma anche ipotizzando… se ci fosse stato alla fine un messaggio di commistione non sarebbe forse stato un messaggio altrettanto odioso di omogeneizzazione? Per carità, a me la commistione piace (io e la mia donna siamo al lavoro su un siculosvedese al momento), ma non sono sicuro che una coesistenza fra Na’Vi e umani abbia senso. O fuori di metafora: una collaborazione irachena americana, o una convivenza fra coloni e indiani d’America, o una commistione arabo-israeliana. È un po naif pensare che il conflitto possa sempre essere evitato, sia nei rapporti personali che in quelli fra culture. Il conflitto è nel tessuto stesso della mente umana. A volte la guerra ci deve essere. E se ci deve essere, io di solito mi esalto di più dalla parte di quelli con le frecce che di quelli col mitragliatore.
    Oppure, in maniera più semplice: Avatar è un’opera di epica. E nell’epica ci sono battaglie.

  10. Simone says:

    Non intervengo su Avatar, dato che non lo ho ancora visto. Lo vedrò, con calma, quando sarà finito l’hype. Lo farò con molti pregiudizi, ma ciò non mi impedirà di battere le mani se lo spettacolo mi avrà sorpreso piacevolmente.

    Tornando al tema centrale del post, ovvero la necessità di un Avatar dei videogiochi, se ho ben capito di che tipo di produzione si tratta, penso proprio che sia l’ultima cosa di cui il mondo dei videogiochi ha bisogno. Piuttosto c’è la necessità di un ritorno ai contenuti, alle idee e al loro sviluppo.
    Basti pensare al fascino immensamente minore di Fallout 3 rispetto ai suoi predecessori, nonostante la tecnologia e il budget infinitamente superiore di cui godevano gli sviluppatori. O alla fine che hanno fatto gli MMORPG da Ultima Online a Wow. Sinceramente io non mi diverto molto con i videogiochi odierni, salvo rare eccezioni.

    Un appunto su 300. Non c’è nessuna metafora. L’etica fascistoide è spiattellata in faccia allo spettatore con estrema franchezza. Difficile scindere ciò che accade sullo schermo, dal suo messaggio.
    A parte tutti i trucchetti scenici, trattasi decisamente di “cagata pazzesca”.

  11. iKenny81 says:

    Ricopio il commento scritto su Facebook qui sul blog:

    Che errore dire che le immagini sono la parte più importante del film. Le immagini sono il mezzo tramite il quello il messaggio arriva nell’arte cinematografica. Sono la parte più importante perché sono il mezzo per raggiungere un fine. E come dice Paolo il fatto che sia una tech demo del cinema del futuro dal punto di vista tecnico e niente altro è il principale difetto di Avatar, che ti titilla gli occhi, ma il cervello non è tra le cose da portarsi appresso per vedere il film di Cameron. In giro leggo commenti di gente che ha trovato significati profondi e intellettualoidi, che nel film non ci sono assolutamente. Avatar è sicuramente un blockbuster e diverte, ma lascia poco. Non so, è l’Uncharted, il MW2 del cinema. Però non posso esistere solo questi giochi e questi film. Sta facendo zilioni di dollari di incassi, quando invece meriterebbero spazi maggiori pellicole che dietro hanno una profondo lavoro “umano” più che “tecnico”. Insomma più “Il Nastro Bianco” e meno “AVATAR”. Riassumendo il film diverte però il suo successo è “pericoloso”.

  12. ferruccio says:

    Il cinema È immagine. Il messaggio è l’immagine stessa, così come in un romanzo il messaggio è la prosa e in un gioco è l’interattività. Se un film non sa narrare per immagini è un film scadente.

    Poi mi sa che c’è un fraintendimento: il mio film preferito degli ultimi anni è Synecdoche New York, che è un monumento del cinema, un film di una profondità e di una bellezza come pochissimi, ed ha guadagnato un decimo di quello che è costato.

    Solo che è inutile girarci attorno: il 99% di chi va a vedere Avatar non andrebbe a vedere Synecdoche New York o Il Nastro Bianco. Sono due cose così diverse che non ha senso paragonarle. Sarebbe ingiusto giudicare un blockbuster d’azione coi parametri di un film d’essai, e viceversa. Se devo giudicare Avatar dall’impatto che ha avuto sulla mia visione della vita, è un film totalmente trascurabile. Ma io parlavo di spettacolo, cinema come meraviglia, potenza evocativa…

  13. iKenny81 says:

    Allora appurato che parlando di qualsiasi cosa su cui metta le mani Kaufman con me sfondi una porta aperta e Synedoche New York andrebbe rivisto 100 volte per capirlo a fondo veniamo alla questione Avatar.
    Tre punti (parlo da quello più lontano dall’argomento):
    - Michael Bay
    Parli di cinema come spettacolo e odi Bay. Solo per questo andresti offeso. Bay ha inventato il cinema d’azione moderno e un film come Armageddon è un fottuto capolavoro. Poi che non ti piacciono i Transformers è un’altra cosa. Il primo secondo me era un discreto film. In generale non disprezzo i popcorn movies, tipo Ironman nella sua tamarraggine estrema me lo sono goduto, però Avatar si spaccia come film “serio”, invece la storia è ridicola e narrata malissimo.
    - Cinema
    Dici che nel cinema il messaggio è l’immagine e nel romanzo è la prosa. Quindi un buon libro è solo un libro scritto bene in italiano o nella lingua che pare a te. Non è importante la storia che racconta? Ovviamente non basta raccontare una storia interessante ma bisogna raccontarla bene. Penso che qualsiasi tipo di arte veicoli un messaggio che porta ad emozinarti. Nel cinema ti emozioni tramite/grazie alle immagini, nei videogiochi tramite l’interattività e così via. Ma l’immagine non è fine a se stessa. Per assurdo allora il miglior videogioco del mondo dovrebbe essere quello in cui puoi comandare un personaggio virtuale in tutte le sue movenze, senza necessità di avere uno scopo o un modo di usare il tuo personaggio.
    - Avatar
    Dici giustamente che il film ha avuto un impatto zero nella tua visione della vita. Concordo. Questo però è grave. Personalmente il film non mi ne intrattenuto ne divertito. Ho provato piacere a vedere una nuova tecnologia ma basta. Poteva anche essere un’ora di immagini di Pandora e forse mi sarebbe piaciuto di più. Non è intrattenimento per me, come dicevo prima, trattasi di tech demo. Tipo il dinosauro della PS1 che era bellissimo in 3D e potevi muovere la telecamera. Non penso che quello possa definirsi un videogioco…

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