No, vi prego, non scappate. Giuro che questa è la prima ed ultima volta che parlerò della questione videogiochi e arte sul blog (tanto poi se ne parlo di nuovo vi sarete scordati della promessa).
L’infinita questione si è riaccesa per l’ennesima volta quando, qualche settimana fa, il critico cinematografico più famoso del pianeta, Roger Ebert, ha ribadito perché, secondo lui, i videogiochi non sono e non possono essere arte. Non riassumerò le posizioni di Ebert e non “difenderò” il videogioco.
Il fatto è che, semplicemente, mi sono rotto. La questione “videogiochi e arte” è ridicola. Sia chiaro, capisco cosa c’è in palio: la leggittimazione culturale del mezzo, l’accettazione sociale e blablabla. Il problema è che tutto ciò non ha alcuna importanza. L’arte contemporanea non ha importanza.
Quando si discute di videogiochi e arte, si parla di arte come fossimo nel 1700. Come se l’arte prodotta oggi avesse una seppur minima rilevanza, come se fossimo ancora in un mondo in cui l’arte è la massima e più amata forma di espressione. Non è così. L’arte contemporanea – ovvero tutto ciò che oggi viene definito “arte” con approvazione ufficiale – è quanto di più periferico e irrilevante possa esistere: un gruppo di pipparoli che se la cantano e se la suonano nei loro ristretti circoli in una gara a chi è più astruso e pretenzioso.
Di recente ho visto in TV un servizio su una artista che spaccava grossi pezzi di cartongesso con un martello e sputava inchiostro nero sulle macerie. Quella era la sua performance, la sua produzione artistica.
Ora, davvero vogliamo essere su quello stesso piano? Credo che il giorno in cui il videogioco sarà ufficialmente considerato “arte” sarà il giorno in cui il videogioco avrà smesso di avere rilevanza nel panorama culturale odierno.
Naturalmente so benissimo che la maggior parte delle persone non pensa all’arte contemporanea quando usa la parola “arte”. Pensa a Botticelli, a Michelangelo, a Mozart. Pensa alla figura dell’artista con la mano sulla fronte che scruta l’orizzonte e partorisce versi dalla sua torre d’avorio. Ma, come dicevo prima, quel concetto di arte è superato – e grazie al cielo – da circa un paio di secoli. In tutti i campi. Viviamo in un mondo così pieno di stimoli, di immagini, di suoni, che neanche possiamo immaginarci cosa volesse dire, per un contemporaneo, vedere un nuovo quadro di Leonardo o sentire una nuova sinfonia di Mozart. Anche perchè gli uomini del tempo vedevano in una vita le immagini che noi vediamo in tre giorni, e ascoltavano in una vita quello che noi ascoltiamo in una settimana. L’impatto sociale di quel tipo di arte non potrà mai essere lo stesso. Quell’idea lì, di Arte Sublime che sconvolge e trascende, ci è totalmente aliena semplicemente perché non viviamo in un mondo in cui l’arte – in senso romantico – ha quel ruolo. Possiamo sforzarci di pensarla nel contesto originario, ma non è qualcosa che davvero possiamo provare in prima persona.
Allora, lasciamo stare l’arte, che o è roba da museo o è roba da annoiati e pretenziosi snob. Parliamo di cultura. Credo nessuno possa obiettare che i videogiochi sono parte della cultura pop odierna.
Quindi, invece di farci le pippe sulla questione videogiochi e arte, chiediamoci quali videogiochi hanno rilevanza culturale, e perché. Smettiamola di cercare legittimazione da parte di organi e istituzioni di cui non ci frega una mazza e che non hanno esse stesse alcuna rilevanza.
Rigettiamo la formaldeide e dedichiamoci a ciò che è vivo e pulsante oggi.







aaahhhhhh… rinfrescante.
=) bel pezzo !
Ciao, é molto interessante l’argomento ma devo dire che non sono d’accordo su alcuni punti: l’accettazione del videogioco come forma di arte (e la conseguente accettazione sociale) potrebbe portare molti vantaggi primo tra cui la possibilità da parte degli sviluppatori di poter inserire nei giochi contenutui più forti (quali scene di nudo, come succede nei quadri di cui nessuno si lamenta; scene di violenza, ovviamente non gratuita ecc…) e quindi di poter svincolarsi dal peso dell’eccessiva censura, si potrebbe allargare il bacino d’utenza e magari avere programmi televisivi dedicati ecc…
Penso che l’arte non si fermi al mero concetto concreto quale tavolozza sporca di colori e baccano con le corde ma sia il discorso che si cela dietro a renderla una forma di espressione, e non dimentichiamo che l’arte é cultura. Infine credo che ci sia anche chi sostiene questo discorso (arte-videogioco) solo per trovare un paravento, qualcosa dietro cui nascondersi e giustificarsi.
Chiamatemi pure marxista, ma per me è tutta una questione economica. Ovvero: quando ci saranno costi così ridotti e un pubblico ricettivo, sarà più sensato sperimentare e creare qualcosa di culturalmente più rischioso e interessante di un God of War. La prova, peraltro, è nell’ambiente indie, in cui si vedono esperimenti molto interessanti. Il punto è tutto lì: se ci sarà una convenienza economica, vedremo più videogiochi culturalmente rilevanti. Al momento, purtroppo, la maggior parte dei videogiochi è costretta ad essere un blockbuster per rifarsi dei costi. E quando fai un blockbuster devi appellarti ai gusti – solitamente pessimi – della maggioranza del pubblico.
La mia critica, però, è proprio al concetto di arte. Oggi, nel 2010, è un concetto ammuffito e moribondo. L’arte, oggi, non racconta il mondo e non influenza il mondo. Lo fa la cultura (che non è un sinonimo di arte) e l’intrattenimento. Che piaccia o no, la situazione è questa. Voler “elevare” il videogioco è un desiderio sterile. Piuttosto è molto più utile far conoscere e premiare – con moneta – quei videogiochi che hanno valore culturale.
Anche se ho cercato qualche appiglio per difendere la definizione di arte, effettivamente è ben poco difendibile. Alla fine i cosiddetti ‘capisaldi’ di questa o quella disciplina avranno sempre schiere di affezionati e detrattori esattamente come qualsiasi altro prodotto della cultura umana ed esisteranno sempre coloro che sentono di definire ‘arte’ un’opera che li colplisca profondamente. Io stesso ci casco in continuazione anche se penso che alla fine il termine non è di nessuna utilità, se non giusto per contraddistinguere un’opera molto bella da una insignificante. Poi del riconoscimento ufficiale del videogioco come forma culturale (con tutto ciò che ne deriva), secondo me è importante, ma non ha a che fare necessariamente con l’arte.
Uh no, compito dell’arte non è di raccontare ne tanto meno influenzare alcunché. L’arte è tempo perso e cosa inutile, comunque qualcosa di sprecato.
I videogiochi sono semplice intrattenimento, quindi poca cosa.
Scusami Ferruccio, al momento non ho a portata di mano altri mezzi che non siano Wikipedia.
Mi puoi dire la tua definizione di arte?
Nell’articolo intendo “arte” nel senso di ciò che rientra nei canoni odierni di “arte contemporanea”. Quella di cui si occupano critici d’arte e accademici.
Personalmente non ho una definizione di arte. Non è una parola che mi piace e non credo che sia una parola capace di descrivere la cultura odierna. Ha una connotazione positiva che non mi piace perché credo alla considerazione individuale delle opere, non alle categorie.
Il concetto di arte si è definito in un periodo in cui intrattenimento e cultura erano separati e c’era l’arte (alta, elitaria, sublime-mano-sulla-fronte) e l’intrattenimento (chessò, il circo e i romanzi d’amore a puntate). Oggi, e per oggi intendo da parecchi decenni fino ad adesso, non è più così, e il concetto stesso di arte ha a mio parere perso la ragione di esistere. Un video di Michel Gondry è arte o è uno strumento pubblicitario per la vendita di un CD? Ha senso chiederselo?
La parola “cultura” è, secondo me, più neutra e più adatta a descrivere il panorama culturale odierno. La parola “arte” la lascio ai ricchi fighetti che vanno alle inaugurazioni delle mostre e agli accademici con l’ossessione di catalogare l’universo.
Comunque l’arte è e deve essere incomprensibile e elitaria. Almeno, negli ultimi cento anni. Non accettare questo concetto è come sputare in faccia a cent’anni di lavoro di numerosi artisti che poi del pubblico che tu chiami “snob” se ne fotteva. Poi boh, come analisi dell’arte contemporanea è proprio superficialotta, eh. Sembra che hai visto due mostre del cazzo, frequentate da gente di merda e ti metti lì a sputare veleno senza sapere le cose.
E questo concetto di “Arte” come “Cultura popolare” è di quanto più aberrante ci possa essere. Davvero. Arte e popolo vanno su due binari differenti.
“L’arte deve essere incomprensibile ed elitaria”? Ecco, è proprio questo modo di pensare che ha trasformato l’arte in circoli di pipparoli che se la cantano e se la suonano fra di loro. “Arte e popolo vanno su due binari differenti”? Ma che siamo, nel 1910? Marò, ste cose sembrano uscite dalla bocca di uno studente di un liceo classico.
In questi giorni sto leggendo Infinite Jest di David Foster Wallace. Si tratta di uno dei romanzi più importanti degli ultimi trent’anni, un’opera d’arte (se così vogliamo definirla) che è anche un best seller. Non è un libro facile, ma è piacevolissimo da leggere e ha venduto tanto.
Il punto non è che se una cosa ha successo è merda o è oro. Ci possono essere opere di valore ma non popolari (e viceversa). Però, alla fine, se non vuoi raggiungere le persone perché cacchio scrivi, componi musica, dipingi?
E questo, per me, è proprio il concetto di partenza. Un “artista” che non ha rispetto per il proprio pubblico, che parte dall’idea che il prossimo non potrà mai capire il suo distillato di sublime, per me può allegramente andarsene affanculo.
Tolto questo assioma, proprio negli ultimi cent’anni la distinzione fra cultura popolare e arte ha perso qualsiasi significato. “Quarto potere” è arte o cultura popolare? “2001 Odissea nello Spazio” è intrattenimento o arte? REZ è arte? Ma soprattutto: chi fa queste classificazioni, e perché? Su cosa sono basate? Perché una videoinstallazione è considerata “arte” e un video musicale no?
No, il mio commento era solo una mezza provocazione per vedere a fondo come la pensi ^^ Ora mi spiego meglio.
Infinite Jest l’ho letto anch’io. È un libro bellissimo, certo. E abbastanza famosetto, anche. Il punto è che, anche prendendo la letteratura, esistono forme di scrittura nuove che giocoforza non possono essere apprezzate dalla massa. Ma neanche da un buon circolo di intellettuali. Questo non perché quegli scrittori (perlopiù poeti, poi) vogliono farsi i segoni leggendo quello che hanno scritto e dicendo “AH CAZZO CHE ROBBA ALTERNATIVA E IMPOSSIBILE DA CAPIRE CHE BELLO ORA PRENDO IN GIRO LA MASSA XDXDXDXD”. I motivi sono ben altri. Principalmente, la volontà di ricercare un modo di scrittura nuovo, innovativo, anche se questo va a essere totalmente all’opposto di ciò che è “capibile” e “comprensibile” dal popolo. Non si vuole, poi, ricercare per forza l’appoggio di tutti. Gli artisti veri dicono “io faccio questa cosa, chi lo capisce bene, spero che piaccia a più persone possibili, se no mi tengo il mio circoletto e amen”. E sono praticamente tutti così. La tua visione è data da un pregiudizio molto forte. Se uno fa un’opera che non è capibile al volo, allora è uno stronzo snob che deve morire. Cristo, ma che ragionamento scemo è?Ma poi con un sacco di poco rispetto verso chi ci sputa sangue, sull’arte, visto che non è supportata da nessuno e per fare qualcosa devi metterci la passione e la vita.
Ma esulando da ciò che è l’argomento scrittura, che poi è ignorato dalla massa anche per quanto riguarda i classici. Io non so bene a cosa ti riferisci con “artisti” e “arte”, non so quali sono quelli che tu apprezzi, quelli che tu non apprezzi.
Guarda, sul fatto di “raggiungere la gente”: NESSUN artista compone le sue opere per arrivare alla gente. E parlo della parte artigianale, quella di composizione, dove si usano le mani e i sentimenti. Non puoi pensare di arrivare alla gente quando fai un’opera con le tue emozioni, quando butti su tela ciò che senti e ciò che vuoi far sentire. Ti astrai da questi concetti. Te lo dice uno (non voglio vantarmi, ma è così e basta) che viene da una famiglia di artisti e che ormai nell’ambiente artistico ci è da tempo e che di artisti nella fase di lavorazione ne ha visti parecchi. Non funziona così, l’arte.
Poi. Di artisti che non vogliono arrivare alla massa, non esistono. Davvero. Parlo della fase post-produzione. C’è chi diventa meno famoso, chi più famoso. Chi ha bisogno di più tempo, chi resterà noto per chi vorrà approfondire i vari argomenti artistici.
Citane almeno 1,2,3, di artisti che non sono famosi e non vogliono essere famosi. Perché Lucio Fontana è famosissimo, anche se fa opere artistiche per pochi. Borges è famosissimo (anche premio nobel, se non sbaglio), anche se per pochi. James Joyce, anche. E via andando. Eppure sono effettivamente incomprensibili. Rimani davanti alla tela di Fontana, con uno squarcio, e uno qualunque dice “Che cazzo è questo?”. Però il significato c’è. Joyce usa stilemi linguistici pazzeschi e fuori di testa, messaggi e invenzioni totalmente incomprensibili, eppure è famosissimo e apprezzato.
Il punto è questo, però. Bisogna scindere l’arte dalla cultura popolare. Non mi va di collegare Joyce alla casalinga di Voghera, sinceramente.
Lo so che ti verranno i conati perché tu sei un comunista che ama la gente (scherzo, dai!), però: l’arte non è popolare. L’arte è sempre stata e deve essere per pochi. Che poi pochi siano milioni e milioni di persone, questo è vero. Però non è per la massa. Un artista fa le cose per se, poi viene data in pasto al pubblico.
Poi, vorrei fare un appunto: credo che tu sia stato deviato da un certo pubblico di merda che frequenta mostre, teatri etc etc. Per la mia esperienza, avendo partecipato a un sacco di mostre sia come artista che come semplice spettatore, voglio dire che effettivamente chi fruisce dell’arte è al 95% un coglione. Parla senza sapere di cosa sta parlando. Lo fa principalmente per darsi un tono da radical chic, da snob del cazzo. E son d’accordo con te. Però gli artisti li ripudiano, chi fa così. Tant’è vero che non vado a una mostra da anni e anni (ma questo anche per altri motivi, non mi piace condividere l’esperienza con altra gente, ma è una cosa mia)
Per l’ultima frase, è una lungaggine paurosa da discutere e c’è già tanta carne al fuoco. A voce riuscirei a parlarne di più, ma così non ce la faccio più a scrivere. Mi stanco presto della tastiera xD
Comunque l’arte è un argomento noioso. Inteso come concetto, definizione.
Ah, e poi: sono d’accordo con Carmelo Bene quando dice che l’arte bisogna viverla, bisogna soffrirla per criticarla. È un altro mondo da quello che descrivi tu, quello dietro a una tela, dietro a un libro, dietro a un palcoscenico. C’è sofferenza, paura, tristezza. E la si vuole buttare lì.
Bon, basta. Spero di non aver usato toni troppo stupidamente provocatori o offensivi, nel caso devi scusarmi ma mi faccio prendere dal flusso di parole. Aspetto una risposta!
Quello che ho capito dalle parole di Ferruccio è che il titolo del post dovrebbe essere:
“Ecco perché non te ne dovrebbe fregare di arte, e di videogiochi collegati all’arte”
Sono d’accordo con ColpoDuro, sinceramente mi sembra che le tue opinioni si basino su pregiudizi e impressioni premature. L’arte non é un concetto medievale ma anche attuale, l’arte é una forma di espressione, non sarebbe piu tale se si cercasse semplicemente di accontentare le masse; io credo che l’arte bisognia trovarla e comprenderla individualmente, non é qualcosa di collettivo. Io credo nell’arte e nella sua utilità.
articolo interessante, ma come analisi mi sembra un po’ superficiale.
che l’arte contemporanea sia ermetica e di difficile comprensione è vero, ma questo non può considerarsi una ragione per relegarla a prodotto per pipparoli. la mia opinione è che come in tanti altri ambienti girano molti soldi è questo comporta la presenza di molti artisti di dubbia qualità (ma non è lo stesso con la letteratura o con il cinema?). però ci sono anche (pochi) artisti davvero validi. alcuni più immediati e altri meno, ma sicuramente persone intelligenti che sperimentano linguaggi e riescono ad offrire anche spunti di riflessione interessanti.
tu porti l’esempio dell’artista che sputa inchiostro sul cartongesso, che ammetto possa essere un caso estremo; però esistono anche pittori come Luc Tuymans (che io trovo davvero fantastico) o artisti più eclettici come Maurizio Cattelan.
a proposito di quest’ultimo potrei citarti un’installazione che consisteva in un serie di poster neri con scritte in arabo bianche appesi sui muri delle metro londinesi. tutto questo poco dopo l’attacco terroristico. nonostante l’apparenza minacciosa, in realtà sul poster c’era scritta una lettera d’amore di un soldato arabo per la sua fidanzata a casa. questo, per me, è l’esempio di un opera d’arte contemporanea intelligente e capace di suscitare un’effetto ed una partecipazione che un film o telefilm sul terrorismo non potrebbe mai avere.
comunque, per andare al nocciolo della questione, penso che il vg non sia arte e non debba esserlo. almeno finchè vorrà mantenere l’aspetto ludico. può essere cultura (anche se per ora ho visto davvero poca roba degna di questo nome), ma francamente preferisco un mario galaxy, che è orgogliosamente perfetto nell’essere gioco, piuttosto che un heavy rain, che sembra vergognarsi di esser gioco e scimmiotta il cinema.
Ma per me Mario Galaxy è artistico tanto quanto se non più che Heavy Rain. L’esplosione di fantasia, l’implicito spirito surreale di Mario è qualcosa che davvero dimostra una creatività – anche solo visuale – con pochi rivali.
@colpoduro: Oddio. Non so se avrò la forza di rispondere a tutto
Comunque mi piace il tono senza peli sulla lingua. Argomentare con passione non vuol dire mancare di rispetto.
Allora, credo sia giusto fare un passo indietro: il mio post era contro l’idea romanticheggiante e vetusta di arte che viene usata quando si parla di “videogiochi e arte”. Ovvero l’uso della parola arte con un valore positivo, come se qualcosa avesse uno status maggiore se viene definita “arte”. Un po’ come i cantanti da Festivalbar che si definiscono “artisti” per darsi un tono. Questa reverenza, questa sacralità, fa male all’arte e fa male alla cultura. Quell’idea di arte come regno del sublime e delle torri d’avorio è ridicola e serve solo ai fighetti di cui parlavamo qualche commento fa. È ciò che permette a idee e opere terribilmente sterili e idiote di avere spazio e finanziamenti. Perché: ehi, è arte!
Un altro esempio a parte la sputainchiostro: un tizio qui in Svezia ha preso i moduli delle bollette di luce, acqua, condominio etc., ha cambiato il testo con righe nere e ne ha fatto dei quadri. Dieci minuti di servizio al TG su questa stronzata.
Ora, non è che io odii l’arte in sé. A me Cattelan piace molto, e mi piacciono anche altri artisti. Ma mi sembra innegabile che, piaccia o meno, l’arte non abbia più un posto centrale nella cultura del presente. Per dire, l’ultimo artista davvero capace di incidere la propria figura nell’immaginario collettivo è stato Warhol. In futuro forse ricorderemo Hirst e le sue opere, ma non sarà una figura iconica capace di rappresentare un’epoca come furono Picasso o Van Gogh in passato.
Quello che voglio dire è che se i videogiochi devono aspirare a qualcosa farebbero bene ad aspirare a essere culturalmente rilevanti, non ad essere “arte”. Perché l’arte è qualcosa che – ripeto: piaccia o no – non ha la vitalità della cultura popolare e i videogiochi sono cultura popolare fino nel midollo. Il punto di riferimento potrebbero essere più le serie TV, che sono passate da immondizia a forma d’espressione capace di rivaleggiare col cinema (cfr. The Sopranos, The Wire, Deadwood etc.). Chiedersi se i videogiochi sono arte è sterile.
ok, ci troviamo tendenzialmente d’accordo.
confermo che il mondo dell’arte è letteralmente infestato da pagliacci che fanno gli artistoidi e da cialtroni che che hanno il coraggio di farsi chiamare critici (spesso questi personaggi fanno lavoro di squadra); e pure i frequentatori degli happening sono una razza che ormai sopporto a fatica. ho frequentato abbastanza l’ambiente per capire che la parola d’ordine per tutte queste persone è “presenzialismo”.
concordo anche sul fatto che non esistano artisti in grado di racchiudere nel proprio lavoro quello che è la società attuale con la forza del passato. non sono però sicuro dipenda da loro. a voler ben vedere, dal crollo delle ideologie c’è stata una tale frammentazione ed individualizzazione delle idee, che non so quanto sia possibile racchiuderle in un unico prodotto artistico. forse è il sistema dell’arte nella sua globalità ad essere una rappresentazione dell’immaginario contemporaneo.
il problema della cultura popolare è che per sua stessa natura non può puntare a qualcosa che sia al di sopra del proprio target di riferimento, e questo in parte limita le sue possibilità. non voglio fare lo snob, anche perchè di serie tv ne sono letteralmente drogato, ma secondo me è un problema che non può essere ignorato.
ma per tornare a parlare di vg, la mia opinione è che l’elemento ludico debba essere non il pretesto per qualcos’altro, ma il il mezzo e al tempo stesso il fine che il vg si dovrebbe porre.
il punto è che l’arte quella vera è solitamente incomprensibile ai contemporanei in quanto “troppo avanti”.
non è una questione di elitarismo da studente dams con kefia e miliardi, è proprio una osservazione della storia. non a caso kandinski van gogh kupka ecc son tutti morti pezzenti. Hirst che mette gli squali sotto formaldeide è semplicemente un venditore, non un artista.
quando la logica economica entra con troppa prepotenza, si porta dietro vincoli alla totale espressività della genialità (che non verrebbe capita immediatamente, se fosse vera, proprio per il concetto stesso di genialità) appunto per l’obbligo di creare qualcosa di “vendibile”.
infatti secondo me oggi non si fa più arte, più o meno da quando il soldo ha preso importanza più che centrale nella cultura mondiale.
gli ultimi artisti hanno prodotto prima della seconda guerra mondiale.
notate come in questo post i videogiochi non c’entrano una sega, solo mi premeva dire la mia
Seppia sei elitista e retrogrado (e sì, lo so che per te è un complimento).
PS: Complimenti per il link corrispondente al tuo nome
@ seppia:
non sono assolutamente d’accordo. gli artisti che hai citato saranno anche morti pezzenti, ma sono più che altro delle eccezioni. la maggior parte è morta piena di soldi, a partire da Giotto, passando per Tiziano, Bernini, Monet, Klimt, Duchamp, Pollok, per arrivare fino a Picasso e Bacon. insomma, l’arte è sempre stata comprensibile per i contemporanei, anzi, forse era proprio espressione della contemporaneità.
L’immagine dell’artista povero e visionario è molto romantica, ma anche molto falsa.
pure l’idea che l’economia sia arrivata solo ora è sbagliata. l’arte è sempre stata una cosa da ricchi che sborsavano grosse cifre e facevano forti pressioni per avere l’opera come la volevano.
concordo che abbia perso importanza nella cultura contemporanea, ma per me è dovuto semplicemente all’affermarsi di nuovi media di massa.
si ma infatti (prendo picasso e dali come esempi più fulgidi) quando hanno iniziato a far soldi hanno anche iniziato a produrre merda
quando parli del passato e dei mecenati che sborsavano grosse somme e volevano l’opera come dicevano loro, sottostimi una cosa: l’artista all’epoca era un “dipendente”
oggi gli artisti sono “imprenditori”
l’interesse di michelangelo era in primis far contento il papa e poi fare una cosa bella
l’interesse di hirst oggi è “vendere” il suo prodotto
in questo senso l’economia oggi entra molto di più.
attualmente l’arte non ha più senso di esistere, e oggi nessuno produce più arte.
quindi ovviamente nemmeno i fabbricanti di VG.
Grazie mille Ferruccio per l’elitista e il retrogrado ^^
il sito era cosi, per fare una marachella
si, ma perchè un tuymans non potrebbe voler fare una cosa bella e al contempo vendibile?
mi sembra che il ragionamento “allora erano dipendenti, ma volevan fare una cosa bella, oggi invece voglion solo vendere” lasci il tempo che trova. hirst è un caso particolare, e come lui ce ne sono altri (koons, murakami..), però da qui a dire che tutti gli artisti contemporanei pensano soltanto al soldo ce ne passa.
oggi è difficile se non impossibile che gli artisti usino linguaggi estremamente innovativi (d’altronde l’impiego di tecnologie è sempre più dispendioso e richiede sempre maggiori conoscenze tecniche, perciò è facile che siano impiegate prima in ambiti più specifici e profittevoli), ma per quanto mi riguarda non è solo quell’aspetto il metro di misura da adottare nel giudizio.
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