Come forse già sapete, di mestiere faccio il ricercatore e di conseguenza mi capita molto spesso di viaggiare per lavoro. Meno male, aggiungo, perchè se dovessi stare in ufficio cinque giorni su sette per otto ore al giorno sarei già diventato un piccolo emulo di Dexter Morgan. Nell’immagine riportata sopra, autentico incubo di ogni fidanzata (tranne la mia, tiè!) e sogno bagnato di psicologi e assistenti sociali, possiamo rimirare il mio personalissimo & irrinuciabile setup da viaggio: PSP e DS in teoria sarebbero intercambiabili, nella pratica accade che spesso li porto dietro entrambi. Non sia mai che mi venga voglia di una partita a Super Stardust Portable tra un’ udienza di Phoenix Wright ed una mappa ad Advance Wars.
Il metrosessualissimo iPod si preoccupa di soddisfare pienanamente tutte le mie necessità di musica/podcast/etc. E poi, si sa, due-tre(cento) partitine a Peggle non hanno mai fatto male a nessuno. Il netbook sulla destra, ultimo acquisto della scuderia, è come avrete potuto immaginare stracolmo di emulatori e simili tra cui spicca l’ottimo GGPO, che mi permette tra le varie cose sessioni di una certa caratura al Third Strike. Ai picchiaduro con la tastiera si gioca male, e quindi ecco spiegata la presenza del fiore all’occhiello dell’ ardito ensemble: pad PS2 con annesso adattatore USB comprato al prezzo di un pacchetto di sigarette.
Completa il quadro una stimolante lettura per conciliare il sonno e/o allietare le interminabili sedute in bagno causate dall’assunzione irresponsabile di cibi di cui si fatica a pronunciare il nome. Per concludere, vi confesso che fino a poco tempo fa ero convinto di avere seri problemi a portarmi dietro così tanto materiale videogiocoso. Poi una mia cara conoscenza ha confessato, peraltro su un forum pubblico, di non partire mai senza il fidato X360 da collegare ai televisori degli alberghi. Ecco, lì ho capito che di strada da fare ce n’è ancora tanta. Buon viaggio.









Sono contento che tu lo ammetta, ma permettimi di aggiungere che questo, non è altro che un atteggiamento, un modo di porsi, solo di alcuni per fortuna, nei confronti del mondo, anzi, per essere precisi della realtà che ci sta intorno e del modo di percepirla. Penso che, e tu sai benissimo che non sono uno stinco di santo, questo sia un totale rifiuto del comune istinto della scoperta, di gente che ormai è talmente attaccata alle sue convinzioni, che può tranquillamente essere paragonato ad un asceta religioso che non vede oltre il naso. La mancanza di comunicazione, che viene vista come una dei principali problemi del nostro tempo, che si pensa di aver risolto che la modalità multiplayer dei videogiochi o con l’utilizzo nel campo della grafica, di sempre più complessi modelli di comunicazione, continua la sua imperante avanzata creando, sempre più, spunti per rimanere isolati, basti pensare ad internet che, per citare un personaggio di un telefilm che vedevo qualche tempo fà, “avrebbe dovuto essere un mezzo democratico per dispensare culture e convidere saperi, che l’umanità non ha fatto altro che riempire con pagine e pagine di spazzatura intellettuale, false notizie e creare una sorta di nozionismo odioso e saccente, che permette a chiunque di crearsi il personaggio del guru senza poi avere concrete basi culturali e capacità mentali superiori alla norma.
Qualche tempo fa mi sono trovato in viaggio con dei colleghi, che per tutta la durata del viaggio, per altro in uno dei posti più belli e energeticamente stimolante in cui sono stato, in situazioni in cui l’istinto comune era quello di godere del paesaggio e percepirne i colori, gli odori, e i sapori o anche nei momenti in cui il dialogo avrebbe fatto da collante e, se vogliamo da passatempo, non hanno fatto altro che leggere libri di dubbio interesse o giocare con le loro belle e lucide console portatili, che sono concepibili già in manieria sforzata nella cultura urbana, ammorbata da mode e gusti che non durano più di 6 mesi, figuriamoci in un contesto naturalistico o quanto meno nella ricerca di un po di relax.
La chiave di tutto, secondo il mio modesto parere è l’equilibrio, lasciando perdere giudizi e critiche negative, senza di quello tutto, anche il barattolo di nutella nascosto in camera, diventa fanatismo e un vincolo per la crescita spirituale e soprattutto culturale.
Grazie della bella e interessante risposta. Il tono del post era intenzionalmente estremista e sopra le righe, quindi permettimi qualche semplice precisazione: per una qualche strana congiura, i posti che abitualmente visito per lavoro sono per il 90% posti “di merda” nel senso che difficilmente un hotel in mezzo al deserto egiziano con nel raggio di 100 km nulla se non lo stesso albergo può essere definito “bello ed energicamente stimolante”. E questo è solo il primo esempio che mi viene in mente. La cosa bella è che una situazione media del genere non lesina sorprese nel senso che, spesso, mi è invece capitato di partire verso luoghi che ho pressuposto essere “di merda” per poi invece trascorrerci giornate e serate piacevolissime. E’ il caso ad esempio di un minuscolo paese della Bosnia che ho visitato questo autunno. In quei casi tranquillo che le console rimangono spente
Purtroppo, come già esposto, l’ultimo esempio non è la norma ed è per questo che mi “tutelo” portando dietro l’ingombrante necessaire. Nel senso che, se camera d’albergo dev’essere, preferisco che sia camera d’albergo con le mie cose e i miei interessi, che magari durante il normale iter lavoro/casa ho poco tempo di coltivare, piuttosto che camera d’albergo + televisione satellitare (come fa il 99% dei miei colleghi, ad esempio). Tutto qui.
Un caro saluto,
Pierre
Sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che, su un piano del tutto soggettivo, vuoi dare un tocco personale ai posti in cui vai a dormire per lavoro. Ma rimane limpido nella mia mente, il ragazzino francese che ho visto oggi per strada, che è in viaggio con la famiglia in un paese in cui non è mai stato, in una città che non ha mai visto, e giocava con la psp per strada senza guardare nulla di quello che succedeva attorno, o il tipico ragazzino che va al mare, se ne sta sotto l’ombrellone con maglietta, cappellino e fumetto sotto mano e che non fa neanche il bagno perchè gli secca sporcarsi i piedi di sabbia o con 50 gradi all’ombra ha freddo.
Quello che intendevo è che se magari sei in qualche modo costretto, anche se dovrebbe naturale, a dover anche scendere solo nella hall di un albergo tanto per bere una birra e magari fare 4 chiacchere con qualcuno, potrebbe essere stimolante come rimanere in camera e giocare, non voglio dire meno o di più, appunto perchè è soggettivo.
Mah. Quando mi è capitato di viaggiare per lavoro, sinceramente, mi sono trovato a leggere parecchio e giocare parecchio con console portatili. Durante un viaggio di lavoro – che detesto come poche cose al mondo – va a finire che ti trovi ad avere due o tre ore libere al giorno, senza conoscere nessuno e, come diceva pierre, spesso in posti del cacchio. Dopo due giorni che giri in tondo per il quartiere in cui sta l’albergo un po’ ti spacchi la minchia.
I viaggi di lavoro sono fighissimi sulla carta, ma in pratica sono il vuoto assoluto. Di una settimana di Portogallo, per dire, ho nella memoria solo l’ufficio in cui ho lavorato.
Buonasera!
Ho scoperto questo blog da pochissimo (ieri sera!) e sto iniziando a leggere tutti i vari post da voi scritti, (siete in due a scrivere giusto? o mi sbaglio?..)
Volevo fare i complimenti perchè lo reputo un blog molto interessante e di sicuro diverrò un vostro assiduo lettore (ho già messo il sito tra i preferiti!).
Vorrei farvi alcune domande se possibile:
1) tra “l’attrezzatura da viaggio” ho notato una rivista : retro game (se la vista non mi inganna!) ma tratta di retrogaming? esce in edicola oppure era una rivista che adesso è fuori produzione? No perchè sono molto interessato ai retrogames e vorrei poterla acquistare!
2) Sul tuo post e sui commenti ho letto di viaggi di lavoro (io sono ancora al secondo anno di università) piccola curiosità ma svolgi un lavoro inerente ai videogames oppure la tua è solo una passione?
Grazie mille per la risposta e continuate così ; )
ciao!
Salve Dem. Grazie per i complimenti.
Sì, siamo in due a scrivere. L’autore del post è Pierre, che suppongo ti risponderà. Riguardo Retro Gamer: io non vivo in Italia, quindi non so se magari c’è qualche versione italiana. Quella che vedo io nelle edicole qui in Svezia è in inglese. Magari, come Edge, si trova in qualche grossa edicola libreria…?
Ah non avevo capito che non abitavi in Italia, ecco perchè allora non ho mai visto quella rivista mannaggia.. (spero che magari Pierre possa contraddirmi!)
Grazie per la risposta, aspetto ancora quella di Pierre e nel frattempo vi rinnovo i complimenti ciao : )
Ciao Dem e benvenuto! Grazie anche a nome mio per i complimenti. Cerchiamo di aggiornare il blog il più spesso possibile, per cui ti consiglio caldamente (se non l’hai già fatto, chiaro) di abbonarti al feed rss tramite il comodo pulsantino in alto al centro. Passiamo alle risposte:
1) Dunque, Retro Gamer è una rivista inglese che si occupa quasi esclusivamente di retrogaming. Per quanto mi riguarda al momento per aspetto grafico, qualità degli articoli e passione che ne traspare rappresenta il top dell’editoria videoludica insieme alla connazionale EDGE. Dire che la consiglio è riduttivo. Purtroppo, la rivista gode di una diffusione praticamente inesistente in Italia (due/tre anni fa si trovava nei grossi store tipo le Messaggerie Musicali a Milano a prezzi da rapina, ora non più). Qualche tempo fa ne era uscita una traduzione italiana con cadenza tipo semestrale, ma dopo tre numeri penso che il progetto sia definitivamente defunto. Ad ogni modo faceva abbastanza pena, mille volte meglio l’edizione britannica. L’unica cosa fattibile è quindi l’abbonamento, che puoi fare dal sito della rivista http://www.retrogamer.net/ . Costa una cinghiata, ma ne vale decisamente la pena. Magari prima di abbonarti prendi qualche numero singolo (mi pare si possa fare) così ti fai un’idea della proposta.
2)No, svolgo un lavoro che non ha davvero nulla a che fare con il mondo dei videogiochi
Gioco e scrivo per passione, quindi. Per il momento.
Spero di esserti stato d’aiuto.
ho capito! grazie mille per le risposte : )
Posso fare i complimenti , non certo come addetta ai lavori, ma semplicemente come vero cuore di mamma?! In bocca al lupo per tutto!
Benvenuta signora Olga. Mi unisco ai complimenti a Pietro
Oddio, facendo retro reading mi sono accorto che la mia nerdaggine è stata riportata su questi lidi. Quello che si porta il 360 in trasferta sono io! Vi dirò di più, ora sono in trasferta e il 360 è nel trolley che mi aspetta