
Stando ai moderni metri di giudizio, la camera di ogni videogiocatore dovrebbe essere più o meno così
ovvero, cosa ci stiamo perdendo.
Chi di voi, come chi scrive, ha avuto il piacere di nascere all’inizio del decennio più dark-wave (o cotonato, a seconda dei gusti musicali) di sempre, con ogni probabilità si ricorda del proprio passato da monoformatista. Eh si, cari sbarbati, per quanto vi possa sembrare strano, c’è stato un tempo in cui quasi nessuno possedeva “tutte” le console presenti sul mercato. E, se questo qualcuno c’era, allora era un ricco stronzo & figlio di puttana. Senza offesa, s’intende.
Uno dei motivi per i quali il monoformatismo era la norma risiedeva appunto nel prezzo dei giochi, retroattivamente stellare: ogni tanto mi capita di riprendere in mano qualche Game Power o Console Mania (di cui campeggia una ricca collezione nella stanza più importante della casa e no, non sto parlando del salotto) e quando vedo i prezzi di certe cartucce capisco, con diciott’anni di ritardo, il motivo per cui la sola presenza di Balrog, Sagat, Vega e M.Bison agli occhi di mia mamma non era sufficiente a giustificare l’acquisto di Street Fighter II Turbo a nemmeno un anno dall’esborso per la versione liscia. Centottantanovemilalire, zio caro. Se poco meno di novanta euro per un gioco mi sembrano folli oggi, non oso immaginare allora. Inoltre, banalmente, non si sentiva il bisogno di avere più sistemi su cui giocare. Io, fino alla generazione PS-one, ho sempre avuto solo console Nintendo. Ai tempi dei 16-bit (ohi a proposito, qualcuno ha tenuto il conto? A quanto siamo arrivati?) giocavo quindi ai vari Super Mario World, Mario Kart, Donkey Kong Country etc. e tanto mi bastava. Volevo fare una partita a un Sonic piuttosto che una scoppolata a Micromachines? Andavo da un amico e via, semplice. E lui faceva lo stesso quando voleva giocare a Street Fighter II con la possibilità di mettere il gioco in pausa (retro-trolling). Più che multipiattaforma si era multisalotto, insomma.
Fast-forward all’anno 2010. Da un paio di generazioni (fisso arbitrariamente, ma nemmeno troppo, l’inizio della bulimia all’era PS2/XBox/Gamecube/Dreamcast), una percentuale impressionante di giocatori possiede più sistemi, quando non addirittura tutti. Siamo forse diventati tutti ricchi? Beh, non direi proprio. I motivi dietro a questa tendenza sono tanti, molti dei quali piuttosto ovvi: i videogiochi costano oggettivamente meno/poco (quando non, tristemente, niente, ma questo è un altro discorso), sono facilmente disponibili (nella più pigra delle ipotesi non bisogna neppure uscire di casa) e, soprattutto, “non ci sono mai stati così tanti giochi belli come di questi tempi”. Il che è anche vero, per carità, ma solo in parte. O meglio, è relativamente vero, e qui veniamo alle motivazioni meno ovvie.
La dimensione dell’industria videoludica è cresciuta negli ultimi 15 anni (pietra miliare indicativa: uscita della prima Playstation) a un ritmo mostruoso, tanto da raggiungere, come noto, fatturati che poco hanno da invidiare a quelli di ben più blasonati settori. Ora, come le industrie, lo scopo principale è banalmente quello di fatturare a go-go e, storicamente, il modo migliore per vendere qualcosa è convincere il potenziale acquirente dell’irrinunciablità/indispensabilità della propria offerta. Allora, sono davvero diventati tutti capolavori, tutta roba irrinunciabile, questi videogiochi oppure sono quelli brutti ad essere, come per incanto, spariti dal mercato?
Tralasciando gli ovvi e nefasti influssi di media-contenitori marchettari e riviste ufficiali, ad essere cambiata sembra essere soprattutto la percezione in merito dei giocatori stessi che, bombardati da commenti/recensioni/pisciate territoriali provenienti da riviste, forum, forum dei forum, forum degli amici, newsgroup, blog (tranne Single Player Coop, chiaro), etc in cui tutto è un must, tutto è day-fucking-one, tutto è “best game evah!11!1!” , si ritrovano con la coscienza critica stuprata e un minimo di cinque console in casa, ovviamente tutte a carico. C’è poco da fare: passare da inflessibili, duri e purissimi “esperti” a cani di Pavlov è semplice e rapido, quando sull’altro piatto della bilancia c’è la paura atavica di perdersi qualcosa di grosso.
In realtà si sta perdendo tutt’altro. Si sta perdendo il gusto di approcciare un videogioco con calma, che con l’ansia addosso si fanno già tante/troppe cose, dai. Si gioca tanto al giorno d’oggi, infinitamente più di 20 anni fa, ma spesso la fregola di arrivare in fondo il prima possibile per postare “Finito!Capolavoro!” castra l’approfondimento sul nascere. Si diventa meno bravi ai singoli giochi, banalmente perché ci si passa meno tempo sopra. E a monte di quest’ultimo aspetto c’è una marcata de-specializzazione: sono pochi ormai i giocatori che si focalizzano su uno/due generi, preferendo giocare “un po’ di tutto”. Per carità, non che la cosa sia necessariamente un male, anzi, però penso che le soddisfazioni ricevute dal padroneggiare un titolo in particolare siano in media ben superiori rispetto a quelle date da tornate, spesso solo superficiali, al titolo quintupla A di turno.
Qualcuno, poco tempo fa, ha ironicamente chiesto all’intera industria di fermarsi per un anno. Per quanto paradossale possa sembrare la cosa, personalmente accoglierei una simile iniziativa con una serie di masturbazioni a più mani. Pensateci: un intero anno per recuperare “gli arretrati” (notare come già parlare di arretrati riferendosi ad un hobby sia sintomatico del fatto che qualcosa non va), pulirsi un po’ la zucca e riallacciarsi al nostro passatempo preferito con rinnovata serenità tibetana. Che poi, a ben vedere, considerati i recenti exploit di Microsoft e Sony non è detto che un simile, auspicato anno sabbatico con niente (di buono) da giocare non possa davvero diventare involontariamente realtà.
Ora, per quanto possa sembrare strano dopo tutta sta manfrina, il mio non è ne un post disfattista ne il classico ”si stava meglio quando si stava peggio”: complessivamente, non penso sia mai esistito un periodo potenzialmente migliore di questo per essere un videogiocatore.
Nonostante questo, l’invito che faccio a me stesso prima che ai lettori di Single Player Coop è quello di starsene un po’ tranquilli e di tener conto, oggi più che mai, del proprio spirito critico, che in ballo c’è il proprio tempo, ancora prima dei propri quattrini e di una potenziale bulimia dannosa per l’interesse stesso. Un videogioco non è uno yoghurt e se è buono oggi, con ogni probabilità lo sarà anche tra sei mesi e nel tempo “risparmiato” potrete rispolverare un titolo precedente che vi è particolarmente piaciuto e approfondirlo un po’, con annessa goduria praticamente certa. Io, per dire, non so più da quanto tempo ho in sospeso il quinto giro al sublime Bayonetta e se penso a cosa ha preso il suo posto vedo, una volta calmati gli entusiasmi iniziali, tanta mediocrità e ben poca eccellenza.
Insomma, ci siamo capiti: comprate meno e giocate meglio.








Tutto bellissimo e condivisibile, fino al ‘gioco di stupidità’.
Stavo per fare l’esempio di Bayonetta, prima di arrivare alla fine dell’articolo e notare che l’avevi già citato tu.
Comunque verissimo, l’ansia di provare quanti più giochi possibile è deleteria. Soprattutto perché ci sono giochi in cui la prima tornata non è assolutamente la più soddisfacente, o giochi che geneticamente hanno bisogno di essere giocati tanto per dare la massima soddisfazione (shoot ‘em up, giochi di correre colle macchine etc.)
Bell’articolo. Mi è piaciuto in particolare il punto in cui citi la scomparsa (quasi) totale dei giocatori legati principalmente in un singolo genere. Vorrei dire, a riguardo, che se ciò è accaduto è anche (secondo la mia opinione) a causa del mercato odierno: io ero appassionato di GDR, ho consumato Final Fantasy X, Dragon Quest VIII, Kingdom Hearts, completati praticamente al 100%; e poi che è successo? Poi è uscito quel polpettone insostenibile stile caricatura di Star Wars che è Final Fantasy XII, ed è iniziato il rapidissimo declino che ancora oggi tanti lamentano a proposito del genere dal gameplay ruolistico. Io, sinceramente, non riesco a sopportarli i GDR di Bioware: Mass Effect mi fa semplicemente orrore. Brutto come TPS (macchinoso, poco profondo, ripetitivo), e, con la semplificazione della componente puramente ruolistica apportata dal secondo capitolo, pure incapace di elargire la minima soddisfazione a chi piace gestire la crescita del proprio party attraverso menù (perchè poi c’è la variante inguardabile di Oblivion che obbliga a fare la stessa azione 3 gozzilliardi di volte per aumentare l’abilità relativa). Dragon Age è un discorso a parte, bello il gameplay old-style, ma storia da dimenticare. E oggi lo stesso vale per gli shooter: se uno oggi non è appassionato di FPS, che fa? Si compra la Wii per giocare l’unico titolo decente che ha (SMG2)? Aspetta il nuovo LBP? Non è l’industria che controlla i giocatori, sono i giocatori che controllano l’industria. Nel più dei casi, riprendendo il tuo articolo, essi vengono influenzati, è vero, ma è davvero possibile che stia tutto nel condizionare mentalmente il soggetto incentivandolo ad amare più un genere che un altro? Allora non si spiegherebbe il perchè del sesto posto in classifica UK di Demon’s Souls. Allacciandomi al tema centrale, concordo pienamente sul fatto che bisognerebbe giocare con più calma: avrò finito inFAMOUS cinque o sei volte, e posso dire di essermelo davvero goduto. Non c’è niente di meglio della sensazione d’aver speso i propri soldi adeguatamente.
io gioco tranquillamente con una console per generazione senza farmi problemi!
solo questa volta sono partito con wii…solo che dopo un’anno che non avevo niente di nuovo da giocare ho deciso di passare a 360..be da meno di un’anno ho ricominciato a divertirmi senza dovermi fare troppi problemi su cosa posso e cosa non posso giocare se ho quello e non quell’altro….
Neocoso ma per piacere, pasti a base merda ogni dì, ti danno il XII e te ne lamenti pure, ME un cesso ma Kingdom Hearts rulla, via dai tutti di Tales of e le porcatine level 5 che spaccano!
Traduci?
si non ho capito bene neanche io
«Neoyevon non diciamo castronerie, hai molto apprezzato per anni giochi dal valore alquanto discutibile e quando ti presentano Final Fantasy XII non ne cogli la bellezza e te ne lamenti, come ti lamenti di Mass Effect e allo stesso tempo apprezzi Kingdom Hearts, a questo punto che ci si metta tutti a giocare la serie “Tales of” e le altre mediocrità come quelle dei Level 5 se si vuole che il livello rimanga quello.»
Questa frase “Volevo fare una partita a un Sonic piuttosto che una scoppolata a Micromachines? Andavo da un amico e via, semplice. E lui faceva lo stesso quando voleva giocare a Street Fighter II con la possibilità di mettere il gioco in pausa (retro-trolling). Più che multipiattaforma si era multisalotto, insomma” mi ha colpito particolarmente.
Ormai è difficile che qualcuno vada a giocare da altri. Esiste la rete. Rete che ti obbliga ad avere lo stesso giochino del tuo amico.
Allora, Aries, forse non mi sono spiegato bene. A me quei giochi piacevano perchè erano GDR, a tutti gli effetti. Magari Kingdom Hearts, seppur di qualità discutibile sotto il profilo di gameplay (quell’impostazione action decisamente poco profonda), aveva una gran trama ed un sistema di crescita dei personaggi bello, ben fatto. Mass Effect, NON è un gioco di ruolo. Mass Effect è un Third-Person Shooter fatto male, in cui il protagonista è legnoso, i combattimenti sono blandi, il sistema di copertura fa pena, le meccaniche alla base degli scontri sono un autentico inno alla ripetitività. E poi mi danno la possibilità di dare un punto qui o lì a diverse abilità e me lo spacciano per componente ruolistica? No grazie. In Final Fantasy XII, invece, veniva a mancare proprio quello che per un Gioco di Ruolo è il fluido vitale, e cioè la trama: FFXII, NON HA TRAMA, per Dio. Non c’è un personaggio che sia caratterizzato in modo decente eccezion fatta per Balthier. Niente da dire sul sistema di combattimento, a me è piaciuto un sacco, ma chi ha voglia di sorbirsi una “storia” fatta di dungeon infiniti (discorso analogo per il tredicesimo capitolo) e di filmati fatti sì bene, ma scritti con i piedi? Se devo perdere quaranta ore su di un gioco, che almeno ne valga la pena. Mass Effect molto semplicemente, fa l’opposto: ti pone in un’ambientazione fantastica, enorme e allo stesso tempo ermetica (perchè altrimenti su ogni pianeta ci si dovrebbero perder delle ore), ti da dei personaggi ben caratterizzati (doppiaggio italiano permettendo e dialoghi perlopiù idioti tralasciando) da sviluppare (quasi) a piacimento, ma fallisce proprio sul versante gameplay. Non da soddisfazioni, non appaga chi ha sete di un minimo di tatticismo pre-impostato in battaglia.
E invece i Final Fantasy precedenti hanno il tramone? FFX? Personaggi? FFXII pecca di sviluppo nella trama nella parte centrale, ma perlomeno ti pone di fronte a personaggi dignitosi (Ashe e Basch su tutti) e una grafica e un’ambientazione maestose, oltre che a un “tono” meno ridicolo dei precedenti capitoli. Kingdom Hearts? Per piacere.
)
Mass Effect ha un gameplay decente, perlomeno ti fa divertire non tediandoti con menu e pause inutili, e per interpretazione dei dialoghi è molto più “ruolistico” (posto che a me frega una ceppa) di altri giochi che ritieni “di ruolo” perché ti danno la possibilità di pimparti le caratteristiche a piacimento.
Comunque è un discorso trito e ritrito, ti rimando a questo mio articolo di qualche tempo fa – l’opinione non è minimamente cambiata, ma nel frattempo il jrpg è morto: http://www.aimargini.com/?p=2287 (scusa ferruccio per lo spam ma non posso ricominciare il discorso ogni volta
C’è da dire però che conta moltissimo anche come viene la raccontata la storia del gioco, ed in questo Final Fantasy X umilia quella zozzeria priva d’anima che è il dodicesimo capitolo. E almeno nel decimo si capisce di che parla, la trama
Del dodici ho un vago ricordo riguardo a questo figlio che spodesta il padre dal trono di Arcadia per “cambiare la storia” e non esserne vittima. Tac. Fatto. Ci sono sì e no due momenti nel gioco in cui i personaggi “esistono” effettivamente, uno in un dialogo tra Vaan e Ashe, l’altro nel finale. E pure lì, c’è solo Balthier.
Poi, sempre riguardo a Mass Effect: dopo circa due ore di gioco senza sparare un colpo ed avere la possibilità di far dire al protagonista solo una cagata dietro l’altra, scusami ma non mi sento tanto di definirlo il “top”, “il nuovo che avanza”, il “futuro” di un genere morto perchè ai giocatori fighetta di oggi piace Call of Duty (maledetto, maledetto lui e gli FPS) e se non si spara almeno un pò in ogni gioco non si è contenti.
Edit: “dopo circa due ore di gioco senza sparare un colpo”
E quindi senza farmi effettivamente giocare, perchè è su quel perno che ruota tutta la meccanica alla base del gioco.
scusa, non ci capisci granché
Dal tuo articolo potrei dire lo stesso di te, si vede che abbiamo gusti troppo differenti, e preferisci il nuovo al vecchio (che secondo me invece è irraggiungibile se si continua così…).
Scusa a Ferruccio per questi OT mostruosi
Vorrei aggiungere solo una piccola considerazione personale, in piena epoca Ps-one ho scoperto i jrpg (con un certo Final Fantasy VII) e me ne sono innamorato, li giocavo due o anche tre volte, sempre cercando di completarli al 100%.
In effetti hanno trame trascinanti e avversari stilisticamente gagliardi.
Da allora sono passati un bel pò di anni, e io mi sono accorto che, di fatto, giocavo sempre allo stesso gioco, lo stesso identico gioco, con un protagonista smemorato e quasi sempre adolescente.
Io a 30 anni suonati non ho alcun interesse a interpretare un diciassettenne che spacca un Balrog in due a schiaffi ma che poi davanti ad una ragazza fa scena muta (come peraltro il 99% dei protagonisti di manga).
Maturando, i miei gusti sono cambiati, e la rigidità dei jrpg ora non la reggo più.
E infatti ho scoperto il piacere della libertà, dell’esplorazione, della personalizzazione di gioconi come Oblivion o Fallout 3, dove il piacere di infilarsi in una caverna appena scoperta è entusiasmante, e non perché alla fine c’è chissà quale ultima weapon o side quest, ma è il puro piacere della scoperta e dell’affrontare il gioco con uno stile peculiare tutto legato al tipo di personaggio scelto.
E difatti la possibilità di scegliere è il cardine del divertimento in questi giochi (dove vado? come mi comporto? cosa gli rispondo? lo uccido e lo saccheggio? lo inganno o tengo fede alla promessa? mi infiltro o passo dall’ingresso principale? ascia bipenne o palle di fuoco? entro in città o mi faccio un giro qui intorno? cos’è quella cosa che spunta da dietro quella collina?)
Io ora mi diverto così, anche sparando e facendo il figaccione con pupe aliene in Mass Effect.
Condivido la riflessione di Pierre: siamo una generazione di niubbi tuttologi.
Cioè, siete.