3. OLTRE IL POLIGONO. Gli anni ’00 sono stati un periodo di grandissima evoluzione tecnica. Forse non tanto quanto i ’90, ma basta mettere a confronto Tomb Raider Chronicle (2000) con Batman: Arkham Asylum (2009) per capire che molto è cambiato. Non c’è salto un salto come quello 2D-3D, ma c’è stato un cambiamento forse anche più importante. Si è cominciato a considerare sempre meno l’aspetto tecnico dei videogiochi. In quante recensioni odierne trovate informazioni come il quanti poligoni compongono il protagonista o il numero di frame per secondo? A meno che non si parli di giochi bacati da far schifo, quasi mai. Durante gli anni zero, soprattutto nella seconda metà, si è arrivati a un punto in cui la qualità tecnica è più o meno decente per tutti i giochi in commercio. Faticosamente e lentamente abbiamo cominciato a giudicare i giochi dal punto di vista estetico. Troverete molte recensioni che parlano dello splendore della giungle di Uncharted 2, ma poche che elencano i filtri grafici utilizzati. Per quanto mi riguarda è uno dei cambiamenti più positivi del decennio trascorso. A meno che non si sia ingegneri, ogni volta che ci si esalta coi benchmark o si discute di poligoni il dio del videogioco piange.
2. I VIDEOGIOCHI SONO FATTI PER DIVERTIRE. Che bestemmia, eh? Il giocatore vero non vuole divertirsi. Vuole sudare. Vuole la sfida. Vuole Ghosts’n'Goblins. In questi dieci anni, con l’industrializzarsi dello sviluppo di videogiochi e con lo spostamento a Occidente dei grandi progetti, si è cominciato ad applicare metodi più pragmatici al modo di fare giochi. Come avviene da decenni a Hollywood, ad esempio, ormai i videogiochi devono passare focus test di gruppo in cui si analizzano e scompongono le meccaniche di gioco per provare statisticamente cosa fa divertire la gente e cosa è frustrante. Elementi come il ritmo di gioco vengono esaminati con cura per gestire picchi di azione o di difficoltà. Più in generale, si tenta di tagliare tutto ciò che non è divertente. La qualità media altissima dei videogiochi degli ultimi anni, fra cui è raro trovare vere fetecchie, è dovuta anche a questo. Quindi siamo tutti felici, no? I giochi di oggi sono migliori di quelli di ieri, meno frustranti, più raffinati. Eppure mi chiedo se oggi un progetto fuori dal comune o davvero originale passerebbe un solo focus test.
1. BEJEWELED, HABBO, FARMVILLE E I MMORPG COREANI. Si fa presto a fare battute sugli anziani col wiimote in mano (come ho fatto io). L’espansione del mercato ha creato fenomeni molto più interessanti delle mamme Wii. Si tratta di una categoria di videogiocatori oltre i casual, di gente che non comprerebbe mai neanche un Wii, di videogiocatori che non sanno di essere videogiocatori (Homo casual casual). O di giocatori così appassionati, così costanti, da essere veri hardcore pur senza avere mai avuto una console o aver mai comprato un gioco (Homo super casual). Sono i giocatori di tutti quei videogiochi che ignoriamo giorno per giorno, di cui non conosciamo neanche l’esistenza, e che coinvolgono milioni di persone. FarmVille ha 73,8 milioni di account attivi. È un numero che va oltre qualsiasi gioco esistente. Certo, pochissimi spendono soldi veri (e proprio i creatori di FarmVille stanno avendo problemi legali per alcune pratiche poco chiare riguardo il modello di business). Eppure se anche fosse solo l’1% del pubblico a spendere denaro vero, sarebbero pur sempre più di settecentomila persone per un gioco più semplice di un titolo per DS.
Tutto è iniziato col solitario di Windows e con campo minato, ed è proseguito con Bejeweled, la sezione giochi di MSN e, oggi, Facebook. Noi videogiocatori ridiamo di giochi come Mafia Wars. Sono cazzate, giochetti semplici, fatti di puro e semplice grinding ripetitivo da morire. Figurarsi. Su Amiga c’era di meglio. Ah ah. E mentre ridiamo non riusciamo neanche a vedere che il vero mercato di massa del futuro è già qui. Il videogiocatore, oggi, è l’impiegata che gioca a campo minato in pausa pranzo, sono i MMORPG coreani in-browser giocati da milioni di utenti nei paesi del sud-est asiatico, sono i ragazzini che chattano di stronzate via Habbo. È mio zio di cinquantacinque anni con una mucca triste in FarmVille (grazie Facebook e FarmVille per queste importanti notifiche).
Forse siamo noi, i videogiocatori “hardcore”, ad essere come i dinosauri che prendono in giro i mammiferi, gli amanti di musica classica che ridono del rock, gli appassionati di cinema francese che disprezzano i film dell’orrore. Il futuro è loro, e noi restiamo attaccati ai nostri giochi da sessanta euro per un disco da mettere in una console. E nel frattempo Sid Meier sta preparando il prossimo Civilization. Per quale piattaforma? Facebook.









