Ovvero: essere videogiocatori in Cina
Nell’allegra Repubblica Popolare Cinese, noto baluardo di mille e più libertà personali e non, giocare con le console che tutti conosciamo e che ci permettono di trascorrere ore e ore di sano e sfigatissimo divertimento non è esattamente una cosa semplice. Risale infatti all’anno 2000 la decisione del Ministero della Cultura locale di rendere di fatto illegale l’importazione delle varie Xbox, Playstation e console Nintendo sul suolo cinese.
La motivazione ufficiale? Quella di sempre: proteggere i giovini virgulti dai pericoli dell’intrattenimento digitale, a detta del governo estremamente nocivo per lo sviluppo delle acerbe menti cinesi. Morale, sembrava che il caro Cion Cion Blu fosse destinato ad andare avanti ancora anni a coltivare i campi e bere aranciata anzichè pwnando niubbi ad Halo.
Nonostante gli impedimenti teorici, nella pratica è risultato ovviamente impossibile tenere la fiera gioventù cinese lontano dal videogioco, la quale in assenza di console ha sfogato il proprio insaziabile bisogno di nerditudine verso altri lidi. È il caso del gaming su PC, sistema “approvato” dal governo, sviluppatosi floridamente al punto da toccare già nel 2001, anno successivo al ban, il rispettabilissimo valore di mercato di 100 milioni di dollari. Oddio, magari fin troppo floridamente, come testimoniato dagli innumerevoli e noti casi di cronaca nera associati al gioco online, assurti negli anni allo status di vere e proprie leggende urbane tra le comunità di giocatori occidentali.
Con o senza “embargo videoludico”, la Cina rimane un paese di 1.3 miliardi di persone ergo, per farla breve, un mercato fottutamente enorme che rappresenta il sogno bagnato di qualsiasi businessman di qualsiasi settore e di qualsiasi moralità. In quest’ottica di conquista, non stupiscono i tentativi da parte dei produttori hardware di aggirare il ban cinese nella speranza di conquistare il moderno Klondike. A titolo di esempio possiamo citare Nintendo, che nel 2003 lanciò in Cina l’iQue, ovvero un Nintendo 64 camuffato da joypad collegabile direttamente al televisore progettato, costruito e distribuito con l’ausilio di una compagnia locale.
All’interno della bizzarra console erano pre-installati alcuni titoloni come Mario 64 o Zelda: Ocarina of Time e giochi aggiuntivi potevano poi essere acquistati e scaricati in un secondo tempo direttamente sulla memory-card inclusa nel sistema. La cosa interessante è vedere come, oltre alla provenienza, sia anche & soprattutto la forma estetica del dispositivo a giocare un ruolo di spicco nell’approvazione da parte del governo. Insomma, se volete lanciare una console da gioco in Cina, fate soprattutto in modo che non sembri una console da gioco.
È in questo scenario, invero tristissimo, fatto di divieti, privazioni e console sotto mentite spoglie che si inserisce l’eBox, console in sviluppo presso Lenovo sulla falsariga del Kinect di Microsoft. Lenovo, per chi non lo sapesse, è il colosso cinese che qualche tempo fa si comprò la divisione PC di IBM con la stessa nonchalance con cui io compro gli snack alle macchinette. Come il più celebre “ispiratore”, l’eBox offrirà ai propri utenti un’esperienza controller-free rivolta principalmente al solito pubblico di casualoni e, al pari dei suoi predecessori sul mercato, conterrà una trentina di giochi pre-installati. Stando alle affermazioni di tale Jack Luo, responsabile del progetto, pare che eBox costerà “più del Wii ma meno di un Xbox 360“, ovvero un price-tag che dovrebbe garantire al dispositivo una certa penetrazione nel mercato.
La scelta di fornire una corposa mole di giochi con la console è stata fatta, oltre che per rendere appettibile il prodotto anche ai cinesi meno abbienti, per prevenire/circoscrivere il fenomeno della pirateria, ovvero il principale nemico del videogioco in Cina. Dopo il governo, s’intende. Governo che, almeno in linea teorica, dovrebbe starsene tranquillo considerata, oltre all’indispensabile provenienza autoctona, la marcata “cinesità” che secondo Jack Luo caratterizzerà la softeca eBox. Allegria.
E Microsoft? Rimane a guardare? Nah, figuriamoci: pare infatti che il colosso di Redmond stia tentando da tempo con ferocia di convincere il governo a permettere l’importazione/distribuzione di Xbox360. Vista la posta in palio, l’insistenza non stupisce: non serve essere dei veggenti per capire che chi dovesse vincere in Cina oggi, avrebbe numericamente vinto le console-war dei prossimi 200 anni a venire.
Il lancio dell’eBox è previsto in Cina per l’inizio del 2011. Benchè ritenuto da Jack Luo “non impossibile”, niente è trapelato su eventuali distribuzioni extra-cinesi. Che sfiga, eh!
Fonti: Escapist, Kotaku, China Daily











Ferruccio sei il numero uno.
Da poco ho iniziato a leggere il blog e ogni giorni mi stupisce sempre di più.delle notizie fantastiche.
Certo che in Cina sono messi male!!ma come fa lenovo a copiare il kinect,non era una super tecnologia all’avanguardia solo di Microsoft??
Ciao Fr4ncesco, benvenuto su Single Player Coop e grazie per i complimenti. Kinect è senza ombra di dubbio una tecnologia (su quanto sia effettivamente all’avanguardia è ancora tutto da dimostrarsi) “solo” di Microsoft e con ogni probabilità è coperta da una serie di brevetti che ne esclusivizzano l’uso.
Questo non vuol dire però che sia impossibile o illegale cercare di replicare l’esperienza offerta da Kinect (ovvero giocare senza alcun controller) utilizzando altre tecnologie, ed è proprio quello che pare stia facendo Lenovo. Che poi, senza voler polemizzare, è un pò quello che farà Sony con il Move: proporre ai propri utenti un’esperienza simil-Wii ma con una tecnologia differente (move + eyetoy anzichè wiimote + sensor bar).
Che poi è quello che Sony ha già fatto con Eyetoy e che Clementoni ha fatto con Sapientino Smart TV…
PS: Giuro è l’ultima volta che spammo qui, lo giuro davvero.
Ah Pierre ciao,non avevo visto che avevi scritto tu l’articolo!
Scusa,un saluto anche a te.
Tornando a kinect, ma se è possibile replicare l’esperienza che offre Microsoft allora mi viene in mente che non è poi una tecnologia così avanzata…
Beh, tieni conto che se fosse una tecnologia COSI’ avanzata difficilmente verrebbe venduta a 150 $ (*), non pensi?
E comunque non è detto (anzi, è verosimile il contrario) che i vari cloni di Kinect siano in grado di fornire la medesima esperienza a livello qualitativo. Un saluto anche a te.
(*) magari non poco per un add-on, ma in senso assoluto molto meno di un telefono cellulare di fascia media, per esempio.