EA è spacciata, sostiene un ex-manager

Ho la faccia come il culo.

Ah, i manager. Che belle persone. Quello che vedete nella foto non è uno dei megadirettori di Fantozzi, ma John Riccitiello, CEO di Electronic Arts. Per chi non lo sapesse, Riccitiello è l’artefice del nuovo corso di EA. Se oggi l’azienda non ha più la fama di essere un colosso che sforna seguiti e tie-in di bassa qualità, il merito è soprattutto di Riccitiello. Come spesso succede nel mondo degli affari, però, il successo creativo e quello commerciale non sono sempre collegati. Eletronic Arts ha passato un pessimo 2009 e si prepara a un 2010 senza crescita. Il motivo, secondo gli analisti, è che non c’è stato un hit targato EA. O comunque niente di paragonabile a un Modern Warfare 2.

In un post sul suo blog, l’ex dirigente di EA Mitch Lasky dà la colpa di questa situazione a Riccitiello. Secondo Lasky:

“EA è nel mercato sbagliato, con un modello di costi sbagliato e col team sbagliato. Eppure sembrano essere convinti che nei prossimi due anni il passaggio da un mercato di beni a uno basato sul digital delivery sarà facile e indolore. Si sbagliano.”

Lasky sostiene che EA avrebbe dovuto tagliare pesantemente i costi già nel 2007 e investire in ricerca e sviluppo e acquisizioni e mettendosi più in gioco a Wall Street. Di recente Riccitiello ha intrapreso azioni simili, chiudendo studi e tagliando 1500 posti di lavoro, per poi comprare uno sviluppatore specializzato nel casual gaming come Playfish per la ridicola cifra di trecento milioni di dollari. Ma secondo Lasky è troppo tardi.

Ora, in mezzo ad accuse e discussioni su riduzioni del personale come se si trattasse del Monopoli, vale la pena ricordare un piccolo fatto. Nel 2005, aveva acquisito l’azienda di Lasky (Jamdat) per 680 milioni di dollari. Ripetiamo: 680 milioni di dollari per un’azienda che produceva giochi per cellulari.  Inutile dire che probabilmente quell’investimento non meritava critiche, secondo Lasky.

In un periodo di crisi economica vedere dirigenti parlare del destino di interi studi con centinaia di impiegati come se si trattasse di giocattoli fa impressione. Ancora una volta la soluzione ai problemi di un’azienda viene indicata nel taglio dei costi. Mai che la soluzione sia “aumentare la qualità”, forse perché non eccita così tanto gli azionisiti. E quando si accenna a qualcosa di simile, come ha fatto in passato Riccitiello, non si ha neanche la costanza di mantenere la posizione per più di un anno. Se non arrivano subito i risultati, si usa l’arma delle chiusure e dei licenziamenti. Lo scopo dei manager sembra essere quello di risolvere i problemi nella maniera più immediata, anche se ciò vuol dire un crollo in futuro. Così si incassano bonus milionari e, se in futuro dovesse andare male, chi se ne frega. Si può sempre trovare un altro lavoro mostrando il proprio immacolato curriculum pieno di tagli di costi, no?

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2 Responses to EA è spacciata, sostiene un ex-manager

  1. Fleym says:

    Sono dell’opinione che questi grandi manager alla Gordon Gekko sono 99% uso illecito di informazioni riservate e il restante fortuna. Gente che legge due dati su un grafico e sposta masse enormi di soldi senza controllare di persona di cosa si tratta.
    Ormai siamo al punto che si usano software per speculare sulle oscillazioni di borsa che avvengono nell’arco di secondi(!!!): quindi non ha nessuna importanza se quei dati indicano speculazioni fatte sul nulla o su aziende reali; ne sono intenzionati ad informarsi, sono speculatori, mica industriali.
    Il settore ludico non ne è esente: servono successi in fretta. Una crescita lenta ma costante, o anche il mantenimento della propria quota di mercato sono viste come insufficienti. Lo stesso consiglio di amministrazione può accettare piani di ammortamento decennali e licenziare migliaia di dipendenti per aver mancato obiettivi troppo ottimistici.

  2. ferruccio says:

    Per mia esperienza posso dire che ho visto manager di alto livello non avere la più vaga idea di come funzionasse il lavoro dei dipendenti nelle aziende che gestivano. Oppure ho visto manager non conoscere il mercato su cui lavorano.
    Non che non esistano manger competenti, per carità. Il problema è che essere un manager di alto livello di un’azienda è praticamente un ruolo senza vere responsabilità. Si tratta di persone che hanno potere sul sostentamento di migliaia di famiglie e che spostano e cancellano posti di lavoro come se nulla fosse.

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