Le mogli di Rockstar si ribellano

Fitter, happier, more productive...

Il dorato mondo dei videogiochi non è dorato. Quando vedete i video dei making of con gli impiegati che fanno yoga, bevono Red Bull gratuita presa dai frigoriferi aziendali e giocano tutti assieme a Rock Band, state vedendo l’ora d’aria.  La realtà dello sviluppo dei videogiochi è che la passione dei lavoratori viene usata come scusa per spremerli fino all’osso.

Qualche anno fa un articolo del blog EA spouse, in cui Erin Hoffman denunciava le condizioni di lavoro del proprio fidanzato assunto in Electronic Arts, causò uno scandalo. Adesso una lettera collettiva delle mogli di alcuni membri di Rockstar San Diego, lo studio al momento impegnato con Red Dead Redemption, solleva nuovamente il problema. La lettera aperta, pubblicata su Gamasutra, denuncia condizioni di lavoro assurde: giornate lavorative di dodici ore per sei giorni alla settimana, ferie negate, bonus promessi e mai pagati, impiegati in depressione o con tendenze suicide, deadline continuamente spostate… la lista è impressionante.

“(…) Invece di essere lavoratori apprezzati, i dipendenti hanno cominciato non solo a sentirsi sempre più sminuiti, ma trasformati in macchine mentre venivano spogliati di ogni umanità. I manager di Rockstar San Diego continuano con la loro disonestà, promettendo sempre che si tratta di una situazione temporanea ben sapendo che una deadline è dietro l’angolo. Le redini schioccano di nuovo, e diventa obbligatorio lavorare dodici ore al giorno incluso il sabato, a prescindere dal fatto che un impiegato abbia completato le proprie mansioni.”

La scrittura delle mogli di Rockstar è contorta e lascia un po’ a desiderare, ma il messaggio è chiaro e molto, molto triste. I commenti alla lettera pubblicata su Gamasutra approfondiscono la questione con altri dettagli e rivelano ulteriori informazioni sugli sprechi e le presunte menzogne del management di Rockstar.

Ora, io sono stato un impiegato di Rockstar. Personalmente non ho mai subito quel genere di condizioni di lavoro. Che io sappia, però, il racconto delle mogli di Rockstar non è una cosa che suona troppo distante dalla realtà. Il problema, in realtà, non è neanche solo di questa azienda in particolare. Quello che viene chiamato crunch, ovvero il periodo in cui si lavora follemente per riuscire a completare il gioco o raggiungere una deadline, è qualcosa di accettato e previsto nell’industria. Il che, naturalmente, è ridicolo, visto che si dovrebbe trattare di un’emergenza. Se è difficile trovare gente che dopo i quarant’anni continua a lavorare nel campo dei videogiochi c’è un motivo. Finché si è nerd giovani e pipparoli, è tutto figo. Sì, lavoriamo fino alle undici di sera e dormiamo sotto la scrivania dopo aver mangiato pizza! Quando cominci ad avere una famiglia, magari, il pensiero di sacrificare la vita perché nell’industria dei videogiochi non si riescono a pianificare i tempi comincia a diventare un poco ridicolo.

In chiusura vorrei dedicare una grandissima canzone di Enzo del Re a tutti i dipendenti Rockstar. Perchè alla fine si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Giusto?

Enzo del Re – Lavorare con lentezza

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About ferruccio

Ho scritto per riviste di videogiochi e siti. Ho lavorato brevemente come tester di localizzazione per Rockstar Games. Oggi vivo e lavoro a Stoccolma. Sono uno dei conduttori del podcast Ringcast. Mi piace la pasta con le sarde.
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4 Responses to Le mogli di Rockstar si ribellano

  1. Pingback: Ancora accuse contro Rockstar | Single Player Co-op

  2. Marpo says:

    noooo, stavo scrivendoti una fesseria e poi mi sono accorto della canzone di Enzo Del Re che hai inserito! Geniale!
    (andava bene anche “Se otto ore vi sembran poche” o “Saluteremo il signor padrone”)

    e la fesseria alla fine l’ho scritta lo stesso!

  3. Pingback: Rockstar risponde alle accuse col suo solito stile | Single Player Co-op

  4. Pingback: Red Dead Rockstar - La brutta fine di una brutta storia | Single Player Co-op

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