Red Dead Rockstar – La brutta fine di una brutta storia

Vi ricordate la storia delle esasperate compagne degli impiegati di Rockstar al lavoro su Red Dead Redemption? Vi ricordate di come l’azienda ebbe anche il coraggio di prenderli per il culo?

In questi giorni è arrivata la ciliegina sulla torta. Secondo quanto riportato da Gamasutra e Kotaku, Rockstar ha licenziato una quarantina di impiegati che hanno lavorato su Red Dead Redemption. Il motivo è che, una volta lanciato il gioco, passerà un po’ di tempo prima che sia necessario avere così tante persone al lavoro. Quindi, snip!, licenziati. Il manager di Rockstar San Diego, Steve Martin, ha dichiarato:

“Com’è tipico nello sviluppo dei videogiochi, le dimensioni del nostro team hanno sempre fluttutato a seconda del ciclo di sviluppo. Mentre Rockstar San Diego passa dal lancio di Red Dead Redemption a nuovi progetti futuri, riallineamo le nostre risorse per continuare a sviluppare giochi nel modo più efficiente possibile.”

Insomma, tutto “tipico“. Certo non è chiaro perché, se le dimensioni del team variano così tanto, le software house non assumono con contratti temporanei, invece di assumere normalmente e poi licenziare in massa. O perché non pensino a cicli di sviluppo che non si basino su mesi di straordinari seguiti da licenziamenti in tronco. Così com’è, a voler pensar male, sembra quasi che Rockstar San Diego abbia assunto gente, l’abbia spremuta fino all’osso e poi, dopo che questa gente ha creato un gioco che ha venduto sei milioni di copie, l’abbia licenziata alla prima occasione. A voler pensar male, eh.

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13 Responses to Red Dead Rockstar – La brutta fine di una brutta storia

  1. Gennaro says:

    It’s capitalism, baby.

  2. Falcon01 says:

    come uccidere la creatività e la voglia di fare videogiochi…..

  3. Neoyevon says:

    SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

    LA SEGUENTE FRASE CONTIENE RIFERIMENTI AL FINALE DEL GIOCO

    Una situazione in linea col finale del gioco…

  4. raymonde says:

    chissà perchè quando cominciano a c’entrare le mogli le cose vanno sempre un po’ a puttane :-)

  5. the_SlaveX says:

    Rockstar li ha puniti per la loro “insubordinazione” e così ha perso un cliente.

  6. ferruccio says:

    It’s capitalism, baby… and it fucking sucks.

    Certo che il mercato sembra premiare i più figli di puttana (cfr Activision). Mah. Io intanto continuo a comprare masse di giochi indie.

  7. Neoyevon says:

    Tanto basta aspettare Black Ops che sicuramente come ogni titolo Treyarch sarà un CallofDuty.5 che pesca a piene mani dal predecessore, magari finalmente comincerà a stancarsi, in vista soprattutto dell’arrivo del multiplayer molto più bilanciato e appassionante di Medal of Honor. Però è curioso: una volta Activision era “la buona” dei videogiochi, ora si può definire così EA, che ha smesso finalmente di fare tie-in cagosi a catena e fa giochi di qualità.

  8. ferruccio says:

    Già. Mi domando se in futuro ci sarà, chessò, una Valve cattiva e una Activision che fa giochi creativi e innovativi…

  9. Fulgenzio says:

    Sì, a pensare male sì, però se il gioco è finito che ci stanno a fare i programmatori? Credo che quel mercato sia inevitabilmente elastico, se serve manovalanza si assume, altrimenti si dismette. Ma quanto guadagna un programmatore “minion”?

  10. Neoyevon says:

    Il vero problema di R* è che fa un gioco all’anno, se tutto va bene. Non è come altre società (vedi succitate EA e Activision) che ne produce almeno uno ogni trimestre; se espandesse i suoi campi di produzione intensificando e variegando lo sviluppo di nuovi progetti non sarebbe sempre appesa ad un filo che dipende dai dati di vendita del prossimo gioco free-roaming e potrebbe mantenere i suoi programmatori.

  11. ferruccio says:

    Appunto, è una questione di organizzazione del lavoro e di onestà. Se ti servono programmatori per nove mesi, assumili con un contratto a tempo determinato. Invece sembra che le azienda vogliano avere la flessibilità di rimandare i giochi quanto vogliono, o sovraccaricare di lavoro i dipendenti con turni di tredici ore giornaliere per sette giorni alla settimana per sei mesi di fila, o, in genere, riservarsi il lusso di non pianificare con cura.

    Riguardo la paga: che io sappia nell’industria dei vg non si guadagna moltissimo. Un programmatore guadagna mooolto di più (e lavora meno) sviluppando database per le banche o robe del genere. Insomma, un po’ tutti fanno leva sulla passione di chi lavora nel campo. Infatti, che io sappia, a una certa età e cominciando ad avere famiglia, moltissimi abbandonano il settore per lavori meno massacranti e meglio pagati.

  12. Neoyevon says:

    Mah, secondo alcuni dati giochi come God of War III sono costati attorno ai 40 milioni di dollari in termini di costi di produzione. E di certo non li hanno spesi per uno scenografo, almeno basandosi su quella che hanno spacciato per trama.

  13. Pingback: Tweets that mention Red Dead Rockstar - La brutta fine di una brutta storia | Single Player Co-op -- Topsy.com

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