Nell’agosto del 2009 Rocksteady, sino ad allora software house responsabile del misconosciuto Urban Chaos, ridefinì in maniera epocale il concetto di tie-in dando alla luce Batman Arkham Asylum. L’anno prima, nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, era arrivato con la forza di un uragano The Dark Knight, secondo capitolo della trilogia dedicata al Cavaliere Oscuro firmata da Christopher Nolan. L’interesse verso le gesta dell’uomo pipistrello, grazie a questa nuova e più realistica rilettura del personaggio, era alle stelle e molti videogiocatori, scottati da mille tie-in di dubbia fattura, temevano che il titolo Rocksteady potesse fare la fine di uno Spiderman qualsiasi.
E invece, sorpresa: il nuovo Batman videoludico era un’opera che mescolava in un unico titolo il taglio realistico del film, le voci e una certa ironia della serie animata e ovviamente quel capolavoro che è l’albo a fumetti Batman Arkham Asylum illustrato dal visionario Dave McKean. Critica e pubblico lo acclamarono, giustamente, come uno dei titoli più interessanti dell’anno. Grazie all’uso sapiente dell’unreal engine 3 tutto aveva un aspetto massiccio, imponente e “nero”.
Nonostante questo piccolo gioiello molti avevano storto il naso quando era circolata la voce che il sequel sarebbe stato ambientato in una location più ampia, Arkham City appunto, un quartiere-prigione di carpenteriana memoria. L’ombra di un raffazzonato free roaming si stagliava sulle preoccupazioni più oscure dei fan del primo titolo, ma anche in questo caso il gioco ha fugato, in un baleno, qualsiasi potenziale dubbio.









