Bayonetta – Reviewed!

Bayonetta è il sogno umidiccio di qualsiasi videogiocatore. E no, non sto parlando necessariamente della strega-pinup da cui il gioco prende il nome, nonostante parlare di Bayonetta – il gioco, senza parlare di Bayonetta – la protagonista sia un impresa tanto improba quanto inutile. Il problema però è che, soffermandosi principalmente sull’estetica decisamente sopra le righe dell’ultima fatica targata Platinum Games, brand sorto dalle ceneri del talentuoso quanto poco fortunato Clover Studio, il rischio è quello di perdere di vista i motivi per cui Bayonetta è un videogioco, o meglio un action, praticamente perfetto. Detto questo, tanto vale togliersi subito il pensiero dicendo che un giudizio oggettivo sull’art-direction di Bayonetta è quanto di più lontano dalla realtà possa esistere: per uno sguardo incantato dall’ardita mistura di barocco, Gaudì e cultura (?) J-pop ce ne sarà con ogni probabilità un altro munito di sopracciglio aggrottato davanti all’ennesima inquadratura da esame ginecologico. Quello che invece difficilmente può essere terreno di discussione è l’indubbia eccellenza del sistema di combattimento alla base del gioco: partendo a grandi linee da quello di Devil May Cry, Bayonetta ne propone un sostanziale refinement sottoforma di un combo-system votato in primo luogo alla juggle e alla schivata continua, conditio sine qua non per attivare il bullet-time che qui prende il nome, ben più evocativo, di “Sabbat Temporale”. Il rischio legato alla potenziale ripetitività di un pattern basato su attacco –> schivata –>Sabbat Temporale –> stupro ai danni del villain di turno è per fortuna scongiurata dalla natura prevalentemente ipercinetica degli scontri e da una varietà di attacchi pressoché sconfinata. In quest’ottica, l’inclusione di una “palestra” durante ogni singolo caricamento in cui impratichirsi con le numerose combo disponibili giunge come la proverbiale manna dal cielo.

Introduzione brillante, ed al tempo stesso dimostrazione della sobrietà che permea Bayonetta, è il “Combus Interruptus”, soluzione che permette l’interruzione e successiva ripresa di una stringa di input (leggi: combo) mediante una schivata. Inutile aggiungere come un simile strumento, benché di difficile utilizzo per il neofita, nelle mani di un giocatore già svezzato sia in grado di aprire un enorme ventaglio di possibilità . L’unica nota negativa, purtroppo macroscopica, ascrivibile sotto la voce gameplay risiede nella scelta scriteriata di affidare al dorsale destro il lock sui nemici ed al grilletto sottostante la schivata, senza possibilità di modificare il layout di default (siamo nel 2010, siete dei dementi!!). Il questo modo si costringe il giocatore a scegliere tra il prematuro insorgere dell’artrite oppure di mettere in secondo piano il targeting, direzionando manualmente ciascun attacco, in favore di una schivata sempre vigile. Nonostante la curiosa assenza di una votazione in tempo reale sulla bontà delle combo effettuate (caratteristica principe del padre putativo Devil May Cry) possa lasciar intendere il contrario, Bayonetta rappresenta attualmente l’incarnazione dell’ossessiva, nipponica ricerca verso la perfezione esecutiva. Anche a livello normal, un paio di colpi sofferti sono sufficienti ad impoverire drasticamente la lega delle medaglie assegnate, a striminzire il rilascio di aureole dorate (gli “Orb” bayonettiani, al tempo stesso moneta di scambio e simpatico omaggio a Sonic The Hedgehog) ed in ultima analisi ad affossare il giudizio finale e conseguente premio. Ad ulteriore conferma di quanto appena descritto, Bayonetta propone una struttura basata sostanzialmente sul ripetersi dei medesimi boss-fight, opportunamente riveduti e corretti in corso d’opera: l’approccio, che sulla carta può far storcere il naso, a conti fatti risulta del tutto vincente e permette, tra le tante cose, di affinare le proprie abilità nell’ambito di ciascuno scontro anche a chi non ha in programma una seconda (o perché no, terza) tornata al gioco.

Perfettamente in sintonia con lo stampo apocalittico, religioso, barocco & baraccone del titolo, il corso degli eventi verrà poi interrotto ad intervalli regolari dallo scontro con una delle quattro virtù cardinali, autentici gioiellini di design tanto ludico quanto visivo, di cui evito qualsiasi descrizione per la gioia di chiunque se li troverà davanti. Il livello di difficoltà, altra discriminante d’importanza cardinale nel genere, risulta perfettamente bilanciato e leggermente sopra la media, mentre la risultante curva si sviluppa lungo il gioco senza mai raggiungere vette degne di nota, perlomeno a livello normal. Checkpoint frequentissimi (posti addirittura durante i boss-fight) prevengono infine la frustrazione anche negli animi più pavidi e nelle dita meno allenate. A conti fatti, quello che conferisce a Bayonetta un posto in prima fila nell’Olimpo dei titoli action è la qualità elevatissima che caratterizza ogni suo aspetto unita alla quantità lorda di idee e soluzioni che Platinum ha infilato, parrebbe quasi a forza, nelle fibre di questo grandissimo Videogioco. Idee magari non nuove, d’accordo (ma in un genere rivolto per molti aspetti al passato sarebbe quasi folle aspettarsi chissà quali rivoluzioni) ma che nella loro concatenazione certosina producono come risultato ultimo un divertimento davvero raro in questi tempi dove, tra tutorial & collectibles, di carne attaccata all’osso spesso ce n’è ben poca. Bayonetta appaga tanto l’occhio quanto il cervello e la mano, sculaccia Dante come la professoressa-clichè dei porno tedeschi e schizza a pieno titolo nel gotha del genere. Senza mezzi termini, un Capolavoro.

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10 Responses to Bayonetta – Reviewed!

  1. Gabe TFP says:

    Bella review: informativa, ma viscerale quanto basta da stuzzicare curiosità.
    Se non fosse che sono PS3 owner, ci farei più di un pensierino all’acquisto al day-one (o quasi)… aspetterò prezzi ribassati o usati di terza mano per non far guadagnare una lira a chi ha adottato la politica della penalizzazione di una fetta di videogiocatori.

  2. adriano avecone says:

    Devo dire che mi ha profondamente deluso. Eccelso design, character, ambienti ed effetti, ma gioco ripetitivo e blando, un puro no-brainer in grado di impensierire solo i tendini delle dita. Ancora più dull degli ultimi DMC/GodOW. Onestamente non lo raccomanderei a chiunque abbia più di 12 anni.

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