Buzz e Blue Toad – Il casual gaming inglese di qualità

Gli autori di Blue Toad sembrano, per qualche strana ragione, fissati con le allitterazioni.

A me piace l’enigma con la Susi. Lo ammetto: amo la Settimana Enigmistica – una volta ho anche vinto un dizionario in un loro concorso -. Adoro quei test con le robe tipo “Se Gino è alto un metro e settanta, e Carlo ha trentadue anni, di colore sono le scarpe di Luca?“. O qualcosa del genere. Insomma, mi piace l’enigmistica.

Eppure l’episodio di esordio di Blue Toad Murder Files mi aveva lasciato freddino. Avrei dovuto amare un gioco tutto basato sugli enigmi. Eppure ho giocato il secondo episodio circa quattro mesi dopo il primo. Non so esattamente perché. Ma alla fine è stato un bene che l’abbia giocato, visto che la mia opinione si è ribaltata. Per ricapitolare: si tratta di un’avventura fatta di cut-scenes intramezzate da enigmi tradizionali, più da settimana enigmistica che da videogioco. Alla fine di ogni episodio, dopo aver risolto tutti gli enigmi, bisogna decidere chi dei sospetti ha compiuto il crimine su cui verte la trama.

Quindi: mi rimangio quanto avevo detto in precedenza. La trama da libro giallo è leggera, fa sorridere in più di un’occasione e funziona nel suo intreccio. Gli enigmi, poi, sono ottimi. A parte due o tre (sui circa ottanta contenuti nei sei episodi), non ce n’è uno che non sia azzeccato. Non c’è la variazione continua nella qualità dei puzzle che c’era in Professor Layton, e tutti gli enigmi sono integrati nella trama. Infine: i soli enigmi valgono il prezzo del gioco, e questo dovrebbe bastare. Se vi venisse in mente di acquistarlo, comunque, sappiate che il gioco è tutto in inglese molto british e per capirci qualcosa è necessaria una solida conoscenza della lingua.

L'introduzione di Buzz Quiz World svela un inquietante segreto riguardo il presentatore Buzz. Sconcertante.

Per una coincidenza, in questi giorni ho anche giocato Buzz Quiz World, il seguito di Buzz Quiz TV, entrambi sviluppati da Relentless, gli stessi autori di Blue Toad Murder Files. Ed è lì, fra una domanda sulle bandiere (quella del Nepal è l’unica non rettangolare? Davvero?) e una sulla musica pop (Elton John ha cantato con Pete Doherty? Perché, Elton, perché?) che ho capito che il casual gaming che mi piace è questo.

Nessuna particolare ossessione per l’interfaccia, a meno che non si voglia considerare il buzzer come una periferica rivoluzionaria, e nessuna voglia di distanziarsi dal videogioco tradizionale a tutti i costi. Blue Toad e Buzz sono videogiochi che non tentano di essere qualcos’altro e che però possono unire videogiocatori e non videogiocatori. E alla fine sono gli unici su cui ritorniamo con piacere quando gioco con la mia ragazza. Con buona pace di Wii Sport.

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