Attenzione, questo articolo non contiene spoiler. Potete leggere tranquilli che tanto non vi dico chi è l’assassino.
Di Heavy Rain si sta parlando molto, e già questo è un bene. Se ne sta anche parlando in un maniera limitante, e questo è un problema vecchio del mondo che ruota attorno ai videogiochi. Più di qualsiasi altro gioco uscito di recente, Heavy Rain merita di essere trattato come esperienza completa. Non perché non sia un gioco, ma perché a sezionarlo si rischia di perdere totalmente di vista la sua ragione di esistere.
L’opera di Cage è coraggiosa e intelligente in più di un senso, e non merita davvero di essere costretta nel dibattito su cosa è videogioco e cosa non lo è, così come non merita le battute sui quick time events e sul fatto che si debba agitare il pad per bere del succo di arancia. A prescindere dalle meccaniche di gioco, che comunque sono spesso un buono scarto laterale rispetto ai cliché enigmistici delle avventure, il punto è il coinvolgimento.
Perché, sì, a volte i dialoghi sono atroci. E sì, la storia è un giallo come se ne é già visti. Ma Heavy Rain è anche un’opera dalla trama modificabile di rara eleganza. Possono esserci dei piccoli buchi nelle motivazioni dei personaggi, ma la storia in sé è un congegno da thriller pressoché perfetto. E anche dal punto di vista emotivo, Heavy Rain affronta temi forti e importanti con sensibilità.
Ci sono momenti duri, in Heavy Rain, in cui la tensione per quello che succede su schermo è amplificata dalla consapevolezza di avere responsabilità in ciò che accade. Il solo fatto di dover fare delle scelte, di avere la possibilità di influenzare un evento (anche solo tramite un bottone premuto in tempo o meno) cambia tutto. Alla fine la storia che si è vissuta è la propria storia. La possibilità di fare scelte, fra l’altro, va intesa in questo senso, più che in ottica di rigiocabilità. Fare scelte diverse non porta a scoprire diversi dettagli della trama: semplicemente si cambia il corso della storia.
Heavy Rain non è solo un esperimento di successo. È anche un titolo che non può piacere a tutti. Richiede che il giocatore si adatti al suo ritmo e che si ponga con curiosità nei confronti di trama e personaggi. La maturità del videogioco non può che passare da titoli controversi come questo.







Amen.