Limbo – un bambino nel bosco

C'era una volta un bambino in un bosco...

Limbo comincia in un’ambientazione fiabesca, con un bimbo che si sveglia in un bosco buio e ostile. Chiunque abbia letto delle fiabe sa che un’ambientazione fiabesca non vuol dire animali puccettosi e fatine allegre: vuol dire bambini che si confrontano con la morte, mostri e un generale senso di oppressione. Fino a una settantina di anni fa gli adulti non erano così stupidamente iperprotettivi nei confronti dei bambini: sapevano che le fiabe sono un modo di spiegare e presentare le paure, e che lupi, orchi o boschi non sono altro che metafore della morte.

In Danimarca, poi, c’è una solida tradizione di scrittura di storie per fare cacare sotto i bambini. Del resto, è la patria di Hans Christian Andersen. E Limbo, dei danesi Playdead, continua questa tradizione: in Limbo c’è la stessa sensazione di mistero che si trova in molte fiabe classiche. Il bambino di Limbo affronta pericoli, nemici e ambientazioni ostili in un silenzio quasi totale. Non ci sono dialoghi e quasi nessuna musica; c’è un bianco e nero suggestivo come si è visto in pochissimi videogiochi. C’è narrazione, e non vi dico di più perché ve la dovete gustare da soli. Ma è una narrazione suggerita più che spiegata. Niente cerebralismi e complesse simbologie alla Braid, però: qui siamo dalla parte dei primi due Oddworld o di Another World, non a caso veri e propri padri putativi anche delle meccaniche di Limbo.

Come nei classici di cui sopra, si corre da sinistra verso destra, ci si arrampica e si interagisce con l’ambiente. A rinfrescare le meccaniche di una decina d’anni ci pensa la simulazione fisica e l’intelligenza del level design fa il resto. Gli enigmi ambientali sono raffinatissimi, naturali e difficili esattamente il giusto. A volte si impara morendo (con delle animazioni di morte deliziosamente sconcertanti), ma è tutto mitigato dal fatto che si ricomincia a pochi metri di distanza.

Limbo vincerà non pochi premi come gioco scaricabile dell’anno. È breve e intenso: un gioco per videogiocatori pensanti. E per chi, da bambino, si è domandato cosa si provi a svegliarsi e trovarsi soli in un bosco, circondati di ombre e silenzio…

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5 risposte a Limbo – un bambino nel bosco

  1. andrea scrive:

    scaricabile per 360 vero?

  2. ferruccio scrive:

    Yes

  3. 2DGenius scrive:

    Io lo aspetto su Steam vestito da lupo. Però voglio la Skin da cappuccetto rosso, altrimenti non lo compro, nono.

  4. Fabio scrive:

    Bellissimo. Mi è piaciuto davvero tanto. L’effetto bianco e nero, gli occhietti del bimbo sempre presenti (anche quando sono l’unica cosa visibile nell’oscurità totale), gli enigmi e l’utilizzo della fisica all’interno del livello. La longevità “bassa” poi non è necessariamente un male, anzi. E poi il finale: semplicemente perfetto!

  5. Ferruccio scrive:

    Già. Chi critica il rapporto prezzo/durata mi sa che non ha capito nulla :)

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