Disclaimer: il post che segue contiene leggeri spoiler sull’espansione di Resident Evil 5 “Lost in nightmares”. Vi abbiamo avvertiti.
Personalmente reputo Resident Evil 5 un prodotto più che buono: vecchio e goffo quanto si vuole, ma altrettanto ben confezionato e ludicamente piacevole. Nonostante questi aspetti positivi, l’annuncio della pubblicazione di due episodi scaricabili mi ha lasciato piuttosto freddino. Nel senso: anche la pasta alla carbonara è molto buona, ma dopo un piatto di solito ne hai decisamente abbastanza. Il giorno della pubblicazione del primo DLC, chiamato “Lost in nightmares”, scopro però che a) l’espansione è ambientata in una villa costruita sulla falsariga della mansion del primissimo RE, b) il tutto dura giusto un’oretta e c) il biglietto della giostra costa 400 MP, poco più di un pacchetto di sigarette. Aggiungeteci un paio di autorevoli commenti sul positivo andante et voilà: Lost in nightmares si è infilato con prepotenza nello spazio tra il mio ritorno a casa dal lavoro e la cena.
Che Lost in nightmares sia fan service al 101% appare ovvio fin dalla scelta dell’ambientazione, davanti alla quale la “trametta” che funge da prequel ai fatti descritti in RE5 passa completamente in secondo piano. Chris e Jill di nuovo insieme, porte bloccate dall’altro lato, il “corridoio dei cani”, tutto insomma ha il sapore di un (riuscito) amarcord per appassionati della prim’ora. Fortunatamente, l’operazione nostalgia non si limita ad aspetti estetico/strutturali: per una quarantina buona di minuti (circa il 60% dell’intera esperienza) non si spara nemmeno un colpo il che, dopo le guerriglie del quinto capitolo, rappresenta un ritorno alle origini quanto mai bene accetto, per quanto inizialmente straniante. Spazio quindi al costruirsi della tensione, purtroppo sfociante un una seconda parte invero deludente e ai soliti enigmi spaccacervella “infila il ciondolo blu rotondo nel buco blu rotondo” con cui la saga ci impegna da anni. Difetti sicuramente macroscopici ma tutto sommato perdonabili, quando sull’altro piatto della bilancia c’è un simile omaggio, talmente spudorato/accorato da sfociare a tratti nella parodia (cfr. l’innocuo pipistrello che sfonda il vetro del corridoio “canino”), a una delle ambientazioni e esperienze più belle di sempre. Consigliato.







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