Starcraft II – il videogioco di Dio

Se Dio videogioca, probabilmente gioca a Starcraft II.

Metto subito le mani avanti: il presente post non può e non vuole essere una recensione di Starcraft II. Da scarsissimo conoscitore della serie e, soprattutto, del genere RTS in toto, la mia sarebbe una visione/opinione decisamente poco ricca, oggettiva e attendibile. Senza contare il fatto che sarebbe pesantemente viziata dall’entusiasmo fanciullesco che mi accompagna dall’esatto momento in cui ho scucito 79 euri per la splendida Collector’s Edition.

Al primo Starcraft mi avvicinai con qualche anno di ritardo rispetto all’uscita (che vi ricordo risale ormai al lontano 1998, preistoria per il videogioco moderno) e non fu certo un colpo di fulmine: ricordo che iniziai la campagna single-player per poi abbandonarla poco dopo la metà (trattamento che storicamente riservo  ai titoli “Mmmmm-bah” e, nelle mie (sparute) incursioni nell’allora trvissimo battle.net , fui ampiamente stuprato da chi si destreggiava tra macro- e micro-management spaziale ormai già da qualche anno.

A Starcraft II mi sono quindi avvicinato forse più per curiosità “tecnica” che interesse vero e proprio. A dirla tutta, sulla bontà lorda del prodotto finito nutrivo ben pochi dubbi: Blizzard è celebre per gli standard qualitativi fuori parametro delle sue produzioni e dopo la bellezza di quasi 10 (dieci) anni di sviluppo l’eventualità di avere a che fare con un titolo mediocre, oppure di un semplice update tecnico, mi sembrava più che remota. Detto questo, per me la vera sorpresa è stata, in virtù della tiepida esperienza con il primo episodio, quella di trovarmi davanti, dopo due sere di gioco infuocato, un gioco che mi piace. Che mi piace dannatamente.

Una volta dentro a Starcraft II, bastano venti secondi per capire di avere a che fare con una production value praticamente inedita per il mondo dei videogiochi (siamo forse oltre ai livelli di serie come Halo o Grand Theft Auto, per intenderci): Starcraft II è smaccatamente hollywoodiano nel senso più letterale del termine, tale è il senso di maestosità e rifinitezza emanato da ogni singolo aspetto del gioco.

Per quanto ricchissimo di dettagli, l'engine di gioco è tranquillamente scalabile su sistemi meno performanti

Quanto appena detto trova più che una dimostrazione sia nella campagna single-player, sia nella mastodontica infrastruttura dedicata al multiplayer. Nel primo caso, è proprio il concetto stesso di campagna di un RTS ad esser stato pesantemente rivisto, con corposissime aggiunte di contorno ai limiti del GdR che inspessiscono la corteccia della consueta struttura a missioni. Missioni che fin dalle prime battute si rivelano molto ben congegnate, facendo prendere al giocatore confidenza non solo con le diverse unità a disposizione, ma anche (e soprattutto) con aspetti più gestionali e macroscopici. Il risultato è che ci si trova presto talmente a proprio agio nelle tele del gioco da rimanerne magneticamente attratti, missione dopo missione.

Starcraft II è come una bottiglia di pregiato whisky scozzese: vi ammalia e seduce con l’eleganza dell’etichetta, vi fa abituare presto al sapore forte e senza accorgevene siete già a metà bottiglia, ubriachi di gameplay sopraffino. In luce di tanta eccellenza & abbondanza, la scelta di Blizzard di separare le tre campagne (il qui presente Wings Of Liberty contiene “solo” la campagna Terran, mentre quelle Zerg e Protoss verranno rilasciate più avanti)  appare sensibilmente meno assurda e speculatrice.

Sul multiplayer ho ancora pochissimo da dire: giusto ieri sera mi sono timidamente affacciato su battle.net mediante un paio di match nella lega “cadetti/mezze seghe” (una serie di cinquanta match non classificati e giocati su mappe a prova di noob, leggi: la proverbiale manna dal cielo per chi trova poco divertente perdere a raffica mentre si stanno ancora imparando le basi). Nota a margine: incredibilmente sono riuscito a vincere entrambe le partite, ad imperitura dimostrazione del fatto che nel mondo qualcuno più pippa di te esiste sempre.

Successo a parte, è stato il retrogusto della vittoria ad avermi sorpreso: ho giocato online a titoli di quasi ogni genere ma raramente sono stato così soddisfatto come da quella manciata di decine di minuti passati a costruire, organizzare,  difendere, accerchiare, ri-costruire e finalmente attaccare. Non lo so, è una sensazione difficile da descrivere. Ed anche abbastanza rara, un po’ come quella che ti fa pensare, in maniera abbastanza definitiva, che per un po’ non giocherai ad altro.

Se vi piacciono gli RTS, l’avrete già comprato e ne sarete entusiasti almeno quanto me. Se non vi piacciono, o non avete mai giocato a un RTS, cercate di estorcere a qualche conoscente la generosa key per la versione di prova (ben 7 ore da distribuire a piacimento tra single e multiplayer): ve ne innamorerete.

Related Posts with Thumbnails
Condividi:
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Twitter
This entry was posted in Recensioni and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

One Response to Starcraft II – il videogioco di Dio

  1. Pingback: Offerte della settimana - 22 Agosto

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>