È online la nuova puntata di A Life Well Wasted, il podcast (o, come lo chiama l’autore, l’Internet radio show) di Robert Ashley. A Life Well Wasted è diverso da tutti gli altri podcast sui videogiochi. Innanzitutto, non riguarda l’attualità del mondo dei videogiochi, ma racconta storie che in qualche modo hanno a che fare coi videogiochi.

Il tema di questo episodio è “Help“. Nella prima storia si parla del gioco più noioso di sempre, Desert Bus, e del modo in cui è stato utilizzato per una maratona di beneficienza. Spaventoso ma interessante. La seconda storia riguarda un videogiocatore che ha deciso di smettere totalmente di giocare per un anno e di documentare l’impresa. L’ultima parte è un’intervista al più grande creatore di flipper della storia.

Come sempre, A Life Well Wasted è un concentrato di qualità. Editato e rifinito come nessun altro podcast, profondo e interessante. Peccato ne esca un episodio ogni era geologica, ma ogni volta l’attesa viene ripagata. Potete scaricare l’episodio dal sito ufficiale di A Life Well Wasted. Avvertenza: è richiesto un buon livello di comprensione dell’inglese per capire il podcast. L’immagine che vedete all’inizio del post è l’immagine promozionale per questo episodio che, volendo, potete comprare come poster sul sito.

Il flirt fra nerd e musica indie è storia vecchia. Le più grandi band indie degli anni novanta e i duemila sono composte da nerd. L’apice, probabilmente, si è raggiunto quando il chitarrista dei Kings of Convenience ha cominciato ad essere definito da alcune ragazze come sexy.
Visto il legame, quindi, non c’è da stupirsi se I Come to Shanghai porta la sintesi di indie e nerditudine a un livello superiore. Del giornalista/critico di videogiochi Robert Ashley avevo già parlato a proposito del suo podcast A Life Well Wasted. Adesso Ashley ha esordito anche come musicista: da qualche giorno è disponibile il suo primo disco, creato assieme a Sam Frigard con il nome I Come to Shanghai. Il disco omonimo è un progetto che solo Ashley avrebbe potuto creare. Composto, mixato, eseguito ed arrangiato artigianalmente dal duo californiano, I Come to Shanghai è allo stesso tempo amatoriale e soprendentemente capace di confrontarsi ad armi pari con i dischi di molte band blasonate.

I Come to Shanghai ha lo stesso spirito intelligente, malinconico e ironico di A Life Well Wasted. Non ci sono troppe pretese sperimentali e i due non si lanciano in sperimentazioni inutili, ma c’è un’enorme curiosità nell’approcciarsi alla musica. Il primo riferimento che viene in mente sono i TV on the Radio, con lo stesso misto di rock, lo-fi alla Beck, electro e melodie canticchiabili. Rispetto a Dear Science (l’ultimo dei TV on the Radio), e alla media delle produzioni indie moderne, I Come to Shanghai ha naturalmente dei valori di produzione più modesti: la sezione ritmica è un po’ troppo semplice, ed è chiaro che il duo non ha avuto a disposizione produttori di fama mondiale.

Eppure I Come to Shanghai è un disco da ascoltare. Non solo perché è un disco eccellente in rapporto alle dimensioni del progetto, ma sopratutto perché contiene almeno un paio di tracce davvero memorabili (su tutte Pass the Time e Your Lazy Eye). E poi perché il mix funziona. Alla base del disco c’è una sincera urgenza di dire qualcosa, c’è talento nella costruzione di melodie, armonie e arrangiamenti. Il disco è scaricabile dal sito ufficiale con la stessa formula di In Rainbows dei Radiohead: se volete potete scaricarlo gratuitamente, o altrimenti decidete voi quanto pagarlo. Nerds shall inherit the earth.


La quantità di podcast che ascolto è preoccupante. Non solo ascolto un’infinità di podcast su vari argomenti, ma soltanto di videogiochi ne seguo regolarmente almeno quattro (e ne faccio uno). Di solito i podcast di videogiochi si assomigliano un po’ tutti: sono delle riviste in forma audio. Non che non ci sia una differenza enorme fra Listen Up e Giant Bombcast, ma il formato è più o meno lo stesso.


Di A Life Well Wasted avevo sentito parlare moltissimo. Un paio di giorni fa, quindi, ho scaricato le cinque puntate disponibili e le ho messe nel lettore MP3. Ho finito per ascoltarle tutte di fila. ALWW è un podcast prodotto e montato con una tale cura da non sfigurare se confrontato col podcast migliore mai prodotto, This American Life.


I temi sono ampi come “Perchè giochiamo” o specifici come “La chiusura di EGM”, ma riescono in ogni caso ad essere significativi. Forse per il fatto che non si parla in senso “commerciale”, sembra che ogni singola frase pronunciata nel podcast sia lì per una ragione, quasi nel senso letterario dell’espressione. Robert Ashley è riuscito a fare un podcast sui videogiochi che non tratta di videogiochi appena usciti, non tratta di videogiochi specifici, ma riesce ad essere uno show umano e allo stesso tempo rappresentativo di quella che si potrebbe chiamare “cultura nerd” :)


Proprio come avviene in This American Life, Ashley riesce a tirar fuori delle storie interessanti da ciascuna persona che intervista, e a mostrare il lato più umano di queste persone. Per quanto siano interessanti gli ospiti che parlano del videogioco che hanno appena prodotto o le discussioni su “che gioco sto giocando”, di programmi come A Life Well Wasted non ce n’è mai abbastanza.