C’era da aspettarselo. Nonostante l’hype, nonostante l’interesse diffuso, ed esattamente come era successo con Psychonauts, anche Brutal Legend è un gioco incompreso. Dopo l’entusiasmo iniziale è sceso il silenzio su forum e siti di videogiochi. Molte recensioni hanno detto senza troppe perifrasi “la trama è la parte migliore, tanto che il gioco vero e proprio è un fastidio fra una cut-scene e l’altra”.

Forse si tratta di pigrizia o forse è l’ossessione di giocare decine di giochi in fretta al livello di difficoltà più basso, ma mi sembra che quasi nessuno abbia colto la profondità e l’originalità di Brutal Legend. Non si tratta del gioco dell’anno, né di un gioco senza difetti. Anzi: fra controlli poco intuitivi e la solita bulimia di elementi secondari tipici di Double Fine non mancano occasioni per criticare il gioco. Ma mi sembra che non si stia dando la giusta importanza a una delle cose più sorprendenti di Brutal Legend: si tratta del primo strategico in tempo reale su console che funziona. Ed è diverso da qualsiasi altro gioco.


Le battaglie in stile RTS sono in fondo il fulcro di tutto. Anche se si passa più tempo in altre sezioni, le battaglie rappresentano i maggiori picchi di difficoltà, quelli che richiedono più impegno e regalano più soddisfazioni. Ho iniziato Brutal Legend direttamente al livello di difficoltà più alto e credo che chiunque abbia un po’ di esperienza con i videogiochi dovrebbe fare lo stesso. A livello brutal le battaglie non si vincono da sole e bisogna avere delle strategie valide per evitare di essere presi a ginocchiate sui denti. Lo stesso Tim Schafer ha scritto una miniguida su come affrontare le battaglie in Brutal Legend. Perché in effetti le strategie più abusate dei RTS qui non funzionano. Ammassare truppe e mandarle all’arrembaggio è un suicidio, così come la sistematica conquista di tutti i punti di controllo non è necessariamente la strategia migliore.

Piuttosto, le battaglie di Brutal Legend si giocano con la costante necessità di avere sotto controllo la situazione ma con l’impossibilità di fermarsi e scegliere pigramente cosa fare. Bisogna costantemente evocare unità avendo cura di dirigerle verso la zona giusta, tenere il proprio esercito unito, combattere direttamente le unità nemiche più pericolose o verso cui si è più esposti, utilizzare le abilità speciali delle proprie unità. È un’esperienza fatta di tensione costante, una specie di rincorsa continua, in cui a volte la tattica vincente è un attacco mirato e rapido che riesca a travolgere le difese di un nemico con più risorse.


La complessità, il bilanciamento e la profondità di questo aspetto del gioco è qualcosa di cui quasi non si è parlato. Per quanto la trama sia interessante e l’ambientazione suggestiva, è un peccato che l’aspetto di gran lunga più originale del gioco sia stato accolto nel silenzio generale. Come succede spessissimo nel mondo dei videogiochi, tutti chiedono a gran voce più originalità, per poi accogliere i giochi più originali con indifferenza.

Questa notizia è molto postmoderna. Electronic Arts, che di solito ha un certo talento per iniziative di marketing interessanti, è diventata metareferenziale. Questa settimana, infatti, dovrebbe uscire un song pack per Rock Band ispirato a Brutal Legend. Detto in un altro modo: tre canzoni su licenza presenti in Brutal Legend usciranno su Rock Band. In pratica è una licenza di una licenza: il sogno erotico di un addetto al copyright. Se si considera che una di queste canzoni è del gruppo di Jack Black, l’orgia di licenze diventa ancora più grottesca. Le canzoni sono “(We Are) The Road Crew ‘08” dei Motörhead, “The Metal” dei Tenacious D e “More Than Meets the Eye” dei Testament. Il pacchetto con le tre canzoni costerà 5,49$ o 440 Microsoft Points.

(nella foto, una delle mille splendide statuette di ceramica che EA ha messo in palio in un concorso riservato ai soli utenti americani. Che siano maledetti.)

Il metal non mi piace. Non siamo ai livelli delle eruzioni cutanee che mi provoca il rap, ma di solito non è il tipo di musica che mi attira. Brütal Legend, a giudicare dal demo, sembra essere una enorme lettera d’amore al heavy metal, sia inteso come musica sia come immaginario. Gli ambienti del gioco sono ispirati a copertine storiche del metal classico, la colonna sonora contiene una spaventosa quantità di brani su licenza, e nemici e personaggi sono un campionario di low fantasy in perfetto stile metal americano.


Il gioco è stato creato da Tim Schafer, che nella mia scala di importanza è giusto un paio di gradini sotto Dio. I dialoghi sono scritti con una grandissima intelligenza, i tempi comici perfetti e per una volta Jack Black non interpreta Jack Black (ovvero non salta urlando e facendo facce buffe). Insomma, il gioco ci ha messo dieci secondi per farmi correre a preordinarlo. Il gioco in sé è un action/adventure/strategico, anche se quest’ultima parte non viene mostrata nel demo, e sembra avere i difettucci tipici delle produzioni di Schafer. Del resto, da una produzione così non si possono pretendere le animazioni e i controlli raffinati di un Uncharted e non ci si può aspettare il sistema di combattimento di God of War.


Da quel poco che si intravede nella demo, però, le basi ci sono. E da uno che ha prodotto un gioco come Psychonauts, che ha un level design fra i più originali e interessanti mai visti nella storia dei platform 3D, ci si può aspettare una caterva di idee interessanti. Insomma, tutto questo per dire che del metal non mi importa nulla, ma sento già di amare Brütal Legend.