
La mole di EPIC WIN contenuta in quest'oggetto è difficilmente quantificabile
Dal titolo del post e dall’ epica immagine riportata a fianco dovreste aver già capito tutto: un’ elegante e sobria cornice nera racchiude un display animato che mostra una partita al classicissimo Pong, il cui punteggio rappresenta l’ora. Semplice e awesome. Il pong-orologio è distibuito dalla statunitense Adafruit e viene venduto alla cifra, tutto sommato affrontabile, di 80 dollarozzi.
Se presi da un compresibile entusiasmo state già mettendo mano al portafogli, sappiate però che la maraviglia è venduta solo in kit, ergo c’è da sbattersi un pò con saldatori & affini prima di poterla esporre con fierezza in camera da letto. Il produttore dell’orologio, così come l’autore del post, non si assumono nessuna responsibilità per la crisi coniugale/divorzio/dramma familiare che farà verosimilmente seguito.
Il pixel painting è uno stile di pittura che ricrea l’aspetto grafico sgranato degli sprite del periodo 8 e 16 bit. Come tutto ciò che rimanda all’estetica a otto bit, come la serie di immagini di street art di cui abbiamo parlato in passato, il vero nerd non potrà che commuoversi di fronte a questi capolavori. Si tratta degli oggetti perfetti per tutti coloro che vogliano arredare casa ma senza rinunciare alla propria sfigataggine.
A parte l’appeal dato dalla nostalgia, in queste immagini è facile vedere il fascino dell’estetica 8-bit. Gli sprite di quel periodo dovevano per forza essere iconici. L’economia delle forme costringeva a una sorta di creatività compressa e i grafici che lavoravano su quei giochi non potevano usare trucchi: niente character design basato su orpelli e infiniti dettagli (ciao Darksiders), niente donne scosciate o scimmioni ipermuscolari. Less is more, dicono gli architetti fighetti.
Le immagini che vedete in questo post sono state prese da: Leggi il resto »
Chiunque abbia mai praticato attivamente lo skateboard (che, è bene ricordarlo, è con differenza lo “sport” più bello del mondo) sa bene quanto sia semplice rompere una tavola: un atterraggio un pò sghembo dopo un gap, una macchina che passa proprio quando non deve oppure, più semplicemente, il risultato dell’usura dopo giorni e giorni di muretti e corrimano. Quando si sente il distintivo “crack” sotto ai propri piedi, si prova una sensazione difficile da descrivere. Ora, nonostante ogni skater elabori il lutto in modo diverso, quello che appare subito ovvio a chiunque è che non è solo legno quello che si è appena spezzato.
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Se state leggendo questo blog, con ogni probabilità saprete già benissimo cos’è e di cosa tratta Pure Pwnage. Se invece avete trascorso gli ultimi anni in una capanna nello Swaziland, vi basti sapere che lo show in questione tratta in maniera autoironica e molto sopra le righe le abitudini e i tic tipici del videogiocatore moderno. Dopo due stagioni trasmesse esclusivamente via web, ad eccezione delle numerose premiere proiettate in vari cinema d’oltreoceano e divenuti nel tempo veri e propri eventi, la serie si prepara ad approdare sugli schermi televisivi, come recentemente annunciato dal faccione da culo di Jeremy & soci. L’emittente che a partire dal prossimo marzo ospiterà il serial, chiamato semplicemente “Pure Pwnage – teh television series“, sarà la canadese Showcase. Leggi il resto »
Un emulatore Commodore 64 su iPod Touch/iPhone, munito di moderne corruzioni dell’anima come achievements, leaderboards e uno store interno per scaricare titoli aggiuntivi. Sulla carta, in particolare quella che ospita le opinioni di Retrogamer, un’ ottima idea. In pratica, mi sono bastati due minuti stamattina tra il caffè e la sigaretta per decretare che:
- con i 3,99 euro che ho speso era meglio se ci aggiungevo un centesimo e mi prendevo una birra.
- certo cose andrebbero lasciate lì dove sono, soprattutto se la riesumazione avviene via controlli osceni dell’iPod.

Oggi come oggi se non sei in Google Street View non sei nessuno. Certo, magari avrei preferito non essere immortalato durante una pausa sigaretta in ufficio, ma poco importa. Adesso posso aggiungere +5 alla voce Nerd.


Ehi, Luke, vieni a sederti sulle mie ginocchia!
Il professor Layton, diciamocelo, è insopportabile: è un uomo saccente, condiscendente e va in giro con un ragazzino di una decina d’anni di cui non è padre né parente. Ora, il fatto che nella mia mente la figura del professore si sovrapponga al personaggio di Humbert in Lolita è estremamente ributtante (e dimostra anche che sono un intellettuale wannabe da due soldi). Tuttavia lo stile grafico dei giochi del Professor Layton è geniale, un incontro fra Tin Tin e Miyazaki. Vorrei poter dire che non ho alcun interesse per l’action figure (ovvero “pupazzetto”) del professor Layton. Però guardate che accessori, guardate le diverse facce, guardate le posizioni che il buon prof può assumere (impagabile la “ho risolto l’indovinello, e non grazie a te, imbecille”). Il pupazzetto costa l’equivalente di 26 dollari ed è prodotto dall’azienda giapponese Revoltech, che dovrebbe poter contare su una buona rete distributiva in Occidente. Probabile, quindi, che possiate trovarlo nel vostro negozio da nerd – online o offline – preferito.
(via Kotaku)
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I caricabatterie (ben quattro) non sono mostrati per decenza
Come forse già sapete, di mestiere faccio il ricercatore e di conseguenza mi capita molto spesso di viaggiare per lavoro. Meno male, aggiungo, perchè se dovessi stare in ufficio cinque giorni su sette per otto ore al giorno sarei già diventato un piccolo emulo di Dexter Morgan. Nell’immagine riportata sopra, autentico incubo di ogni fidanzata (tranne la mia, tiè!) e sogno bagnato di psicologi e assistenti sociali, possiamo rimirare il mio personalissimo & irrinuciabile setup da viaggio: PSP e DS in teoria sarebbero intercambiabili, nella pratica accade che spesso li porto dietro entrambi. Non sia mai che mi venga voglia di una partita a Super Stardust Portable tra un’ udienza di Phoenix Wright ed una mappa ad Advance Wars. Leggi il resto »
Il mondo dei videogiochi è un po’ come l’Iran: ufficialmente i gay non esistono. A dire il vero, è l’intera cultura nerd ad essere poco varia. Non che non ci siano programmatori, grafici o designer gay (Cliffy B, ad esempio, lo è ma non lo ha ancora ammesso a se stesso). Il problema è che i videogiochi hanno così raramente un autore dietro che si prenda la responsabilità di creare personaggi e situazioni potenzialmente controverse, che vige una specie di autocensura. Se non è una cosa che interessa il 18-35enne medio standard, si taglia via.
Esistono comunque videogiocatori gay. E ci sono siti creati da videogiocatori gay. Alcuni, come gaygamer.net, sono praticamente diventati siti generalisti. Il sito che voglio segnalare oggi, invece, è un blog dall’identità fortissima. Geek Queer mischia l’impossibile: cultura supernerd e spirito queer. È un blog in cui trovate una rubrica mensile che si chiama “Mangiatevi l’ombretto dall’invidia“, un post che parla di Bayonetta e di una sorta di reggiseno da culo per avere un sedere alto, uno che mostra un video del protagonista di Dead Rising in abiti da donna e un altro su quanto siano gay i costumi dei supereroi. Insomma: se è gay e nerd, Geek Queer ne parlerà. Consigliatissimo a chiunque.