
Per arrivare a questa scena ci sono voluti circa 40 minuti
Ultimamente su Single Player Co-op ci piace spoilerare. Se non avete ancora giocato la prima oretta di Heavy Rain, saltate senza pietà l’ultimo capoverso del post.
Heavy Rain è forse il primo gioco della storia che è riuscito a spazientirmi ben prima di cominciarlo. Ieri sera torno a casa con il mio bel sacchetto contenente il copioso esborso, scarto la (stupenda) confezione e già parte la prima bestemmia: della colonna sonora descritta sulla confezione non vi è traccia. Un manualetto stampato in cartoncino (bah), il foglio con cui costruirsi il proprio origami insanguinato e un codice per scaricare materiale dal PSN (un tema per XMB e il primo episodio-prequel). Della (presumo ottima) colonna sonora, peraltro rimaneggiata in versione orchestrale, nessuna traccia. Leggi il resto »
Avete presente quando al tg vedete la presentazione di un nuovo robot umanoide creato da qualche università giapponese? Con tutta probabilità guardando il volto di questi robot – che, per qualche strano motivo, hanno sempre le fattezze di giovani donne – avete provato un certo disagio. La ragione è l’effetto chiamato “uncanny valley“. Ora, non sto qui ad approfondire l’argomento, ché nel mondo dei videogiochi se ne è già parlato tantissimo e Final Fantasy: the Spirit Within ha fallito miseramente su questo problema.

Piuttosto, guardando le foto e il video della cerimonia per il lancio di Heavy Rain a Parigi ho provato una strana sensazione. Leggi il resto »

Quest'uomo non è felicissimo.
Ok, cominciamo con le informazioni utili: per scaricare la demo di Heavy Rain avete due possibilità. O risolvete gli indizi dell’iniziativa Quattro Giorni, oppure seguite queste istruzioni.
- Andate al sito Precint 52
- Registratevi
- Scegliete i seguenti indizi: Mozzicone di sigaretta 117b, Uccello origami, Caffetteria C, Tracce di pneumatici 117h
- Confermate la scelta degli indizi e, voilà, ecco il codice del demo
Detto questo, vediamo come è questa demo. Leggi il resto »
Di quanto faccia pietà la cover americana di Heavy Rain, l’attesissimo seguito spirituale di Fahrenheit ormai in dirittura d’arrivo su PS3, ne abbiamo già parlato poco tempo fa.
Tutt’altra musica per quanto invece riguarda la cover nipponica: semplice, evocativa e tremendamente d’effetto pur senza ricorrerre all’espediente giallistico/horror dell’ “oggetto innocuo che macchiato di sangue diventa spaventoso” che ormai è dal 1911 che non disturba più nessuno. E voi, quale preferite?

La maturità dei videogiochi: tette e pistole.
Gli americani sono famosi per avere un pessimo gusto estetico. Se si tratta di videogiochi, poi, è sempre divertente fare paragoni fra le copertine americane e quelle giapponesi ed europee. Di solito queste ultime dimostrano un pizzico di ricercatezza e stile in più. Quelle USA, invece, si riducono nella maggior parte dei casi a “protagonista con un’arma in mano ed espressione minacciosa”. Anche quando il protagonista è Kirby.
Allora, voi che fareste se doveste scegliere la copertina per Heavy Rain, un’avventura realistica di stampo thriller basata su un serial killer e sulla psicologia dei personaggi? Pistole e tette in copertina, naturalmente! E infatti Sony America ha presentato la copertina che vedete qui. Si tratta della copertina americana, quindi la speranza è che quella europea sia rimasta quella presentata qualche tempo fa. Ma analizziamo un po’ questa immagine: a sinistra abbiamo un tizio con l’espressione da trota di fiume. Al centro l’architetto in crisi e a destra l’investigatore con una pistola in mano (notate come il braccio sia sotto la cravatta) e con l’espressione più stitica che possa esistere. Al centro, in posizione leggermente più alta rispetto agli altri personaggi per fare in modo che le tette siano dietro il titolo, la giornalista Madison. Per qualche strana ragione qualcuno ha pensato anche che fosse una buona idea per la protagonista indossare una canottiera bagnata. Perché di solito i giornalisti vanno in giro in canottiera sotto la pioggia.
Ancora una volta tette e pistole.
Poi ci lamentiamo quando ci descrivono come un branco di ragazzini allupati…
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