
Videogiocatori, amatemi. E datemi 70 euro a gioco.
Il primo marzo 2010 Activision ha comunicato che due dirigenti di Infinity Ward (lo sviluppatore di Call of Duty/Modern Warfare) sono stati licenziati per insubordinazione. Nello stesso giorno i due fondatori di Jason West e Vince Zampella hanno aggiornato i propri status su LinkedIn citando Infinity Ward come esperienza lavorativa conclusa. La comunicazione di Activision è avvenuta dopo un meeting (apparentemente lunghissimo, oltre sei ore) fra dei dirigenti di Activision e West e Zampella. Dopo il meeting, i due fondatori non sono ritornati in ufficio e, come per magia, è stata convocata la security. Il 2 marzo, il CEO di Activision Bobby Kotick ha avuto un incontro con i dipendenti di Infinity Ward durante il quale ha ufficializzato il licenziamento dei due fondatori e ha presentato due sostituti scelti da Activision.
Secondo Activision, West e Zampella hanno avuto incontri segreti con altri produttori fra cui Electronic Arts. Il che spiegherebbe l’accusa di insubordinazione, visto che Infinity Ward è di proprietà di Activision. Anzi, durante febbraio sembra che Activision abbia arruolato un avvocato con l’unico scopo di indagare per scoprire se West e Zampella stessero tramando all’insaputa della casa madre. Secondo West e Zampella, d’altro canto, Activision non ha pagato i bonus relativi a Modern Warfare 2. Il che non è poco, visto che nell’industria dello sviluppo di videogiochi il bonus per un gioco come Modern Warfare 2 può arrivare a un anno di stipendio aggiuntivo.
Il risultato di tutte queste accuse e complotti: Leggi il resto »
Il rapporto d’amore fra videogiochi e forze armate sta diventando abbastanza rivoltante. L’immagine che vedete in questo post, però, spinge l’incestuosità esercito-videogioco a livelli inediti. Recentemente l’esercito francese ha lanciato una campagna dallo slogan “devenez vous-même.com“, che si potrebbe tradurre “diventa te stesso” (eviterò di fare battute sull’esercito che fa il lavaggio del cervello). Come potete vedere dal sito, la campagna si basa su un’estetica molto videogiocosa, coi volti dei vari soldati che sembrano l’interfaccia di Rainbow Six.
Electronic Arts, per la campagna pubblicitaria di Battlefield: Bad Company 2, ha fatto una parodia dello slogan dell’esercito francese mettendo nei propri cartelloni la frase devenez plus que vous-même.com (“diventa più di te stesso.com”). È uno di quei corto circuiti culturali che se William Gibson lo viene a sapere ci scrive su un libro: l’esercito imita i videogiochi con frasi ad effetto e un videogioco di guerra imita la campagna pubblicitaria dell’esercito.
Il generale francese che gestisce la campagna, Philippe Pontiès, si è un po’ incazzato. Leggi il resto »

Ciao amici, seguitemi su Twitter!
Siamo decisamente in vena di Street Fighter 4 in questo periodo. Oltre alla notizia della conversione per iPhone, oggi un’altra cosa ha colpito la mia attenzione. Conoscete Twitter? No? Trattasi di una delle più inutili invenzioni viste in rete dai tempi di isitfriday?. Visto che, però, in America Twitter ha circa novecento miliardi di utenti (stima approssimativa), nel mondo del marketing tutti lo usano anche se nessuno ha trovato il modo di guadagnarci su. E i videogiochi, da buon settore ggiovane, tenta sempre di essere all’avanguardia nel marketing.
Capcom sembra essere cambiata negli ultimi anni. Non solo alcuni giochi sono stati affidati a studi occidentali (ciao Grin), ma anche il modo di presentarsi è diverso, più sciolto e meno serioso-nipponico. Un esempio? Adesso alcuni personaggi di Street Fighter 4 hanno un account su Twitter. Ryu, Zangief o Chun Li parlano in prima persona di… beh, di quello di cui si parla sui social network, cioè non molto. Potrebbe trattarsi di una cosa ufficiale curata da Capcom, ma non ne sono del tutto sicuro. Leggi il resto »

Ho ancora la faccia come il culo.
Secondo Business Week, Electronic Arts ha messo in pratica da qualche mese una strategia chiamata “Project Ten Dollar“. Questo progetto fa parte di una serie di iniziative con lo scopo di combattere il mercato dell’usato e dare un po’ di sollievo finanziario ad EA. Project Ten Dollar, approvato dal superboss di EA John Riccitiello lo scorso autunno, consiste nel fornire gratuitamente a chi acquista un gioco nuovo vari DLC e pezzi di gioco opzionali gratuitamente. Chi compra il gioco usato, invece, può acquistare questi DLC a un prezzo di circa dieci dollari.
La strategia sembra sia stata già messa in pratica con alcuni DLC per Dragon Age: Origins, Mass Effect 2 e The Saboteur. Nel primo caso si trattava della mini espansione The Stone Prisoner, che dava un nuovo membro del party e oggetti e quest opzionali. In Mass Effect 2 è il Cerberus Network, una sorta di portale in-game che comunica informazioni e messaggi. In The Saboteur, invece, vengono fornite gratuitamente le tette delle spogliarelliste.
A parte che il nome Project Ten Dollar sembra figo ed è invece una strategia di marketing in fondo abbastanza semplice, l’idea sembra interessante. Dopo un periodo, qualche anno fa, in cui le grandi software house si ingegnavano per trovare il modo di attaccare a colpi di cause legali le catene dell’usato, sembra che finalmente ci sia una tattica che dà un incentivo, invece che sguinzagliare avvocati. Si tratta anche dell’ennesimo tentativo di imporre la logica del “non stai comprando un film-album-gioco; stai comprando la licenza di usare il film-album-gioco”. Ovvero: “non sei padrone di ciò che stai comprando”. Ma del resto le software house sono lì per fare soldi, e il mercato dell’usato non porta una lira a chi i giochi li fa.

C'è poco da sorridere
Correva l’anno 1996 quando un Pierre poco più che quattordicenne si slogava la mascella davanti alla versione PSone di Tekken, uno dei primissimi titoli Namco per la primogenita Sony. Separare il successo della prima Playstation dai titoli sviluppati dalla software house nipponica è pressoché impossibile e non è folle affermare come, non fosse stato per i vari Ridge Racer, Soul Edge e appunto Tekken (tra i tanti), Sony avrebbe avuto ben più difficoltà ad affermare la propria leadership nel corso delle ultime due generazioni di console.
Tre lustri dopo, la situazione è ben meno rosea per Namco (nel frattempo diventata Namco-Bandai a seguito della fusione con il colosso dei giocattoli Bandai), che ha chiuso il 2009 con un imbarazzante -10,4% sulle vendite globali, corrispondente in soldoni ad un sonoro -129,5 milioni di dollari. In poche parole, una bastonata. Leggi il resto »
Perlman, quello che comanda nel progetto OnLive, l’altro giorno è tornato a parlare del suo progetto e di qualche inconveniente che affligge il beta testing. È un bene che se ne parli, perché qualcuno potrebbe smettere di crederci. Io, che non ci ho mai creduto, però, vi riporto qualche considerazione fatta mesi fa, considerazioni rimaste nei miei testicoli per problemi tecnico/tattici.
OnLive rivoluzionerà il mondo, dicono. Niente più console, niente più pc potenti, solo un cavo ethernet e videogiocare in remoto sarà un affare da ragazzi. OnLive è la storia di un fallimento annunciato, dico io. Ma non sarei il grande professionista che sono se non vi spiegassi i perché di tanta sicumera. E sicumera è proprio una gran bella parola, cazzarola, applausi per me. Leggi il resto »

L'orrore...
L’NPD group, che si occupa di elaborare dati di vendita e statistiche, ha confermato che il gioco più venduto di tutti i tempi in territorio americano è Wii Play, la collezione di minigiochi per Wii con allegato un Wiimote. Al secondo posto c’è Guitar Hero III e al terzo Grand Theft Auto: San Andreas. NPD non ha accompagnato questa classifica con i relativi dati di vendita ma, secondo gli ultimi dati aggiornati ad ottobre, Wii Play ha venduto 11.1 milioni di copie solo in Nord America.
È difficile esprimere quanto sia deprimente questa notizia. È come se una ricerca rivelasse che il cibo più venduto in tutto il mondo sono le patatine fritte di McDonald’s. O che il film più di successo della storia è… non so, uno spot della Coca Cola. Wii Play è un pessimo gioco, una raccolta di minigames dallo spessore infimo. Al contrario di Wii Sports, che ha una certa sostanza – anche se non molta – saranno al massimo un paio i minigiochi di Wii Play degni di essere giocati più di una volta. È vero che se non avesse avuto un controller allegato avrebbe venduto un decimillesimo delle copie che ha venduto. Eppure resta il fatto che il gioco più venduto della storia americana impallidisce al cospetto di buona parte dei giochi in flash disponibili su internet. Che amarezza.

Prendiamo in giro gli schiavi. Ahahahah.
Questa storia un po’ mi ha stancato, e prometto che questo è l’ultimo post sull’argomento. Ma vale la pena di riportare la reazione di Rockstar alla lettera collettiva delle mogli dei dipendenti e alle successive dichiarazioni di un ex-Rockstar che accusava il quartier generale a New York di agire come l’occhio di Sauron. Quei burloni di Rockstar hanno risposto alle accuse, abbastanza serie, con una lettera interna che suona tanto come una press release e il cui succo è “parlate coi responsabili del personale”. Oltre a questo, vista la vena goliardica dell’azienda, negli ultimi giorni è stata pubblicata sul sito di Rockstar una nuova serie di tre sfondi per il desktop. Il nome della serie è The Eye Is Watching, e trovate le tre immagini qui sotto. Che simpatiche canaglie. Leggi il resto »

Ho la faccia come il culo.
Ah, i manager. Che belle persone. Quello che vedete nella foto non è uno dei megadirettori di Fantozzi, ma John Riccitiello, CEO di Electronic Arts. Per chi non lo sapesse, Riccitiello è l’artefice del nuovo corso di EA. Se oggi l’azienda non ha più la fama di essere un colosso che sforna seguiti e tie-in di bassa qualità, il merito è soprattutto di Riccitiello. Come spesso succede nel mondo degli affari, però, il successo creativo e quello commerciale non sono sempre collegati. Eletronic Arts ha passato un pessimo 2009 e si prepara a un 2010 senza crescita. Il motivo, secondo gli analisti, è che non c’è stato un hit targato EA. O comunque niente di paragonabile a un Modern Warfare 2.
In un post sul suo blog, l’ex dirigente di EA Mitch Lasky dà la colpa di questa situazione a Riccitiello. Secondo Lasky: Leggi il resto »

Sam e Dan ti stanno guardando...
La lettera delle mogli di Rockstar sembra aver rotto il silenzio attorno allo sviluppatore occidentale più chiuso e riservato. Un ex dipendente dell’azienda angloamericana, che ha deciso di restare anonimo, ha dichiarato al Multiplayer Blog di MTV che le condizioni di lavoro nell’azienda sono effettivamente quelle descritte nella lettera. L’ex-dipendente ha anche paragonato l’ufficio centrale di New York, in cui lavorano i direttori creativi Dan e Sam Houser, all’Occhio di Sauron. Quello del Signore degli Anelli. L’attenzione da parte del quartier generale Rockstar Games sarebbe infatti focalizzata sempre sul progetto più importante del momento, mentre gli altri studios sono lasciati a sé stessi per anni senza chiare indicazioni di obiettivi e deadline, salvo poi finire sotto osservazione all’avvicinarsi della data prevista per il gioco.
Un altro dipendente anonimo ha dichiarato a Joystiq:
“Chiunque lavori all’ufficio di New York è temuto, perché i dipendenti a San Diego sanno di essere instabili e bisognosi… In altre parole: se un commento viene da una persona dell’ufficio di New York, si tratta di un obbligo che deve essere immediatamente affrontato a prescindere dalle priorità precedenti.”
È confortevole sapere che nel mondo dei videogiochi le aziende sono miopi e inefficienti come in qualsiasi altro settore, vero?