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	<title>Single Player Co-op &#187; off topic</title>
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	<description>Blog di videogiochi, console e cultura nerd</description>
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		<title>Perle ai porci &#8211; Perché il gratis deve morire</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 14:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché più cose gratis gli utenti ricevono meno sono contenti? La buona volontà viene apprezzata da nerd e geek? <a href="http://www.singleplayercoop.com/approfondimenti/perle-ai-porci-perche-il-gratis-deve-morire/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2947" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2011/05/horse_armor01.jpg"><img class="size-medium wp-image-2947" title="horse_armor01" src="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2011/05/horse_armor01-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Ve le meritate, le armature per cavalli a pagamento.</p></div>
<p>Da qualche anno c&#8217;è questa idea, sempre più popolare in ambienti nerd/geek, che dare via servizi gratuitamente è l&#8217;unico modo per avere successo. Il giornalista di <strong>Wired</strong> Chris Anderson ci ha pure scritto un libro a riguardo, <strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/881704279X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=sinplacoo0e-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=881704279X">Free</a></strong>, decantando le lodi dei modelli alla <strong>Youtube</strong> che forniscono servizi senza fare pagare gli utenti. L&#8217;entusiasmo per questo tipo di modello economico non viene giustificato solo come una cosa che fa piacere agli utenti; ma è anche e soprattutto un modo per fare affezionare il pubblico. Se dai un servizio gratuito tutti ti vorranno bene e, in futuro, apriranno altrettanto generosamente cuori e portafogli, in un&#8217;apoteosi di amore aziende-consumatori.</p>
<p>Come tutte le idee benintenzionate e un poco veltroniane-volemose-bene, però, questo concetto non considera un fattore: gli utenti sono, solitamente, una massa di idioti viziati, arroganti e frignoni.</p>
<p><span id="more-2924"></span></p>
<p>Prendiamo il primo esempio: <strong><a href="http://www.spotify.com/" target="_blank">Spotify</a></strong>. Per capire cosa fa <strong>Spotify</strong> e apprezzarlo davvero bisogna pensare a&#8230; chessò, una quindicina d&#8217;anni fa. Se voi aveste preso un appassionato di musica una quindicina d&#8217;anni fa e gli aveste spiegato come funziona <strong>Spotify</strong> probabilmente avreste visto la testa del povero appassionato esplodere. <strong>Spotify</strong> è infatti un servizio che ti permette di ascoltare in streaming ad alta qualità senza tempi di attesa uno dei cataloghi di musica mai raccolti, composto da milioni di canzoni. Pagando una decina di euro al mese puoi usare <strong>Spotify</strong> anche sul tuo cellulare e salvare localmente su PC o cellulare quanti dischi ti pare. Il servizio base è stato finora gratuito, con qualche pubblicità ogni tre o quattro canzoni. Ma di recente <strong>Spotify</strong> ha pure inserito un piano intermedio per quelli con le braccina corte, offrendo streaming illimitato a cinque euro al mese.</p>
<p>Ora, un&#8217;azienda così non si può che amare, no? Ti danno un servizio che è fottuta magia (musica illimitata, istantanea, con una scelta che neanche il megastore più grande del mondo). No, dico, rendiamoci conto che qualche lustro fa se mi piaceva una canzone dovevo aspettare che passasse alla radio e registrarla su una cassettina di merda col deejay che parlava sull&#8217;intro: oggi posso trovare quasi ogni canzone che mi possa venire in mente e premendo un bottone posso ascoltarla, lì, sul momento. Ditemi che non è una fottuta magia. E questo servizio te lo fanno pagare cinque cazzo di euro. Cinque euro.</p>
<p>Quindi, tutti amano <strong>Spotify</strong>, no? Certo; finché Spotify non ha annunciato che il servizio base gratuito diventerà a tempo e metterà dei limiti al numero di volte che si possono ascoltare canzoni. Se invece di questo annuncio <strong>Spotify</strong> avesse annunciato di avere dato fuoco a un&#8217;orfanotrofio le reazioni sarebbero state meno feroci: la gente protesta e annuncia platealmente &#8220;addio Spotify&#8221;. Come se <strong>Spotify</strong> dovesse loro qualcosa.</p>
<div id="attachment_2948" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2011/05/Gabe_Newell.jpg"><img class="size-full wp-image-2948" title="Gabe_Newell" src="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2011/05/Gabe_Newell.jpg" alt="" width="225" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Ecco, avete fatto intristire Gabe. Contenti adesso?</p></div>
<p>Ma andiamo al secondo esempio. Per promuovere uno dei giochi migliori mai creati, <strong>Portal 2</strong>, Valve ha sviluppato un <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alternate_reality_game" target="_blank">ARG</a></strong>. Alla fine dell&#8217;avventura, la comunità di Steam ha avuto la possibilità di contribuire al lancio anticipato di <strong>Portal 2</strong> giocando alcuni giochi indie venduti su Steam. ERESIA. I fan, <a href="http://www.destructoid.com/valve-fans-whine-and-cry-about-portal-2-like-idiots-199220.phtml" target="_blank">meritandosi derisione e peti</a>, si sono stracciati le vesti accusando Valve di voler solo promuovere i giochi indie che partecipavano all&#8217;iniziativa, di non avere sbloccato <strong>Portal 2</strong> in anticipo e SCAFFALEEEH. Probabilmente si tratta delle stesse persone che, dopo avere usufruito per anni a costo zero del supporto enorme di Valve a <strong>Team Fortress 2</strong>, si sono imbufaliti perchè la software house ha lanciato una serie di oggetti a pagamento. Opzionali.</p>
<p>Esposti i due esempi, andiamo alla tesi di questo post: gli utenti di servizi tecnologici, i geek, i nerd, insomma, sono clienti che vogliono essere trattati a pesci in faccia. Qualsiasi concessione, qualsiasi gesto di apertura al di fuori del profitto immediato, qualsiasi cosa data via gratuitamente avrà l&#8217;effetto di scatenare gli istinti peggiori degli utenti. Date qualcosa gratis e non ve lo perdoneranno. Le aspettative arroganti del consumatore medio sono cambiate molto dall&#8217;avvento di internet e hanno trasformato molte regole del gioco. Prima si pensava che fosse difficile chiedere soldi per servizi e iniziative online. Io sospetto che il problema sia opposto: è fornire servizi o iniziative gratuite che prepara il terreno per disastri futuri. Prendete <strong>Activision</strong>: lì si paga tutto e subito. Sì, qualcuno frigna, ogni tanto, ma alla fine nessuno si stupisce. Si pagano un paio di mappe un quinto del costo di un gioco e si subisce in silenzio. <strong>Valve</strong> e <strong>Spotify</strong> hanno solo da imparare.</p>
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		<title>Catfish &#8211; La vita quotidiana ai tempi di Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 10:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[catfish]]></category>
		<category><![CDATA[cultura nerd]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è stato un periodo in cui guardavo almeno un film al giorno. Anni interessanti, in cui anche la peggio stronzata indie pretenziosa australogiapponese aveva un suo fascino. Non che mi bevessi qualsiasi idiozia su pellicola, però trovavo del buono in &#8230; <a href="http://www.singleplayercoop.com/recensioni/catfish-la-vita-quotidiana-ai-tempi-di-facebook/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/12/catfish-movie-logo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2370" title="catfish movie logo" src="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/12/catfish-movie-logo-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>C&#8217;è stato un periodo in cui guardavo almeno un film al giorno. Anni interessanti, in cui anche la peggio stronzata indie pretenziosa australogiapponese aveva un suo fascino. Non che mi bevessi qualsiasi idiozia su pellicola, però trovavo del buono in quasi tutto, e seguivo la regola ferrea per cui un film cominciato si finisce di vedere.</p>
<p>Oggi non è così. Sarà l&#8217;età, ma se un film non cattura la mia attenzione in dieci minuti non ho alcun problema a staccare tutto e andarmi a fare un panino. La mia intolleranza per i film banali, per le storie già viste, cresce di giorno in giorno: la cosa di gran lunga peggiore che un film possa fare è mettermi di fronte una situazione che so già come va a finire o un personaggio con uno sviluppo telefonato.</p>
<p>Ed è per questo che <strong>Catfish</strong> mi ha stregato; perché è un film del tutto imprevedibile. Non perché ci siano colpi di scena (ci sono), ma perché è diverso da qualsiasi cosa abbiate visto. <strong>Catfish</strong> è un documentario americano presentato al Sundance lo scorso gennaio e in queste settimane faticosamente distribuito in Europa. <strong>Catfish</strong> è anche uno dei film più difficili da descrivere di sempre. Questa &#8220;recensione&#8221; tenterà di essere quanto più possibile spoiler free. Anzi, il mio consiglio è, dopo aver letto questo post, di non cercare ulteriori informazioni sul film. Semplicemente, trovate il modo di vederlo e informatevi dopo.</p>
<p>Il protagonista di <strong>Catfish</strong> è un giovane fotografo di New York (fratello del regista del film). Un giorno il fotografo riceve un dipinto ispirato a una sua foto pubblicata su una rivista. L&#8217;autrice del dipinto è una bambina di un paesino di uno stato del Midwest. Da quel momento nasce un&#8217;amicizia fra il fotografo, la bambina e la famiglia della bambina, soprattutto la sorella ventenne della piccola pittrice. Solo che c&#8217;è qualcosa di strano in tutto questo, e <strong>Catfish</strong> prende presto una svolta molto originale. Non dico di più per non rovinare nulla. Basti dire che questo film è in grado di colpire emotivamente, di inquietare e di far riflettere. Oltre ad essere il documentario più sorprendente dall&#8217;uscita di <strong>Grizzly Man</strong>.</p>
<p><span id="more-2369"></span>La cosa cinematograficamente più interessante di <strong>Catfish</strong>, nonché il motivo per cui sto parlando di questo film qui, è che <strong>Catfish</strong> è il primo film che usa strumenti come Facebook, Google Maps, Youtube, iPhone o il motore di ricerca di Google con fini narrativi: la trama passa attraverso questi servizi e strumenti. In un certo senso <strong>Catfish</strong> è il film più nerd/geek mai uscito. O forse è semplicemente una prova di quanto lontano sia arrivato l&#8217;allargamento dei nostri sensi attraverso i media. Guardando <strong>Catfish</strong> ci si rende conto di quale grossa percentuale di quello che sappiamo e di quello che viviamo viene vissuta attraverso questi mezzi. Ma non si tratta di un film con la morale finale, sia chiaro, né di un documentario a tema. A mio modesto parere si tratta solo di un fortissimo candidato a film dell&#8217;anno.</p>
<p>Qui di seguito il trailer, accuratamente scelto dal sottoscritto fra tutte i segmenti disponibili su Youtube come quello meno spoileroso in assoluto. Guardate questo film a ogni costo e ditemi che ne pensate.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bg5r7hTldR0?fs=1&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/bg5r7hTldR0?fs=1&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Inseguendo un Super Santos verso l&#8217;Infinito</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 09:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non credo che nessuno ormai si stupirebbe se un bambino gli chiedesse a cosa serve una grondaia? A cosa servono i palloni incastrati sotto le marmitte a ricordare quando fuori si giocava fra le 127 Samuele Bersani &#8211; Che Vita &#8230; <a href="http://www.singleplayercoop.com/segnalazioni/inseguendo-un-super-santos-verso-linfinito/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/12/Super_Santos_Libro1.png"><img class="alignright size-full wp-image-2357" title="Super_Santos_Libro" src="http://www.singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/12/Super_Santos_Libro1.png" alt="" width="250" height="176" /></a>Non credo che nessuno ormai si stupirebbe<br />
se un bambino gli chiedesse<br />
a cosa serve una grondaia?<br />
A cosa servono i palloni<br />
incastrati sotto le marmitte<br />
a ricordare quando fuori<br />
si giocava fra le 127</em></p>
<p><em>Samuele Bersani &#8211; Che Vita</em></p>
<p>Alessandro Apreda non è solo uno che non si sa come ma ha il tempo di aggiornare settanta volte al giorno il suo blog <strong><a href="http://docmanhattan.blogspot.com/" target="_blank">L&#8217;Antro Atomico del Dr. Manhatthan</a></strong>, portare avanti trentadue progetti editoriali e creare con la mente palazzi di cristallo su Marte nel tempo libero. No. E&#8217; anche uno che ha scritto un libro.</p>
<p>Il libro (invero smilzo, ma anche economicissimo, quindi non lamentatevi della longevità), si chiama <strong>Inseguendo un Super Santos verso l&#8217;Infinito</strong>, ed è una raccolta con materiale extra e un epilogo inedito delle avventure, pubblicate sul blog, di Sasà Baratta e co..</p>
<p>Negli anni &#8217;80, in una cittadina calabrese, un gruppetto di bambini si destreggia fra gite scolastiche, calcio, pomeriggi passati con un <strong>Commodore 64</strong> e Calippi. Ogni tanto qualche videogioco moderno fa una anacronistica comparsata e irrompe nel continuum spaziotemporale dei protagonisti del libro.</p>
<p><strong><span id="more-2355"></span>Inseguendo un Super Santos verso l&#8217;Infinito</strong> mi ha ricordato un Aldo Nove minimale e più pop, con una specifica cifra del Sud (e da siciliano posso capire più la Calabria di Apreda che la Lombardia di Nove).</p>
<p>Come nume tutelare, naturalmente, c&#8217;è sempre Ammaniti. Ma il rischio derivativo è allontanato dal fatto che Apreda parla di ciò che conosce, letteralmente. Il libro è quanto di più personale possa esserci. E, per quanto sia un pensiero che ogni singola generazione ha ben ficcato nella testa, a leggere <strong>Inseguendo un Super Santos verso l&#8217;Infinito</strong> ti viene da pensare che la nostra generazione, quella nata a fine anni &#8217;70/inizio anni &#8217;80, aveva davvero qualcosa di particolare. La nostra è stata l&#8217;ultima generazione metà analogica e metà digitale, cresciuta in un mondo tecnologico ma ancora fisico, moderno ma molto meno paranoico di quello dei bambini odierni, pieno di cartoni animati del tutto inadatti a menti giovani ma non rigidamente regolato dai bollini &#8220;parental advisory&#8221; e dai &#8220;M for Mature&#8221;. Un mondo più umano, forse. O forse, semplicemente, eravamo noi ad essere bambini.</p>
<p><em>Se volete comprare <strong>Inseguendo un Super Santos verso l&#8217;Infinito</strong> (fatelo), potete contattare l&#8217;autore visitando il suo blog e <a href="http://docmanhattan.blogspot.com/p/inseguendo-un-super-santos-verso.html" target="_blank">chiederne una copia</a>.</em></p>
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		<title>Boîte – and now for something completely different</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pierre</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[In tutta sincerità, il calderone della cosiddetta “arte contemporanea” non mi ha mai interessato più di tanto. A conti fatti, mi sembra che l’ossessione nei riguardi del fare qualcosa di nuovo a tutti i costi finisca un po’ troppo spesso &#8230; <a href="http://www.singleplayercoop.com/segnalazioni/boite-and-now-for-something-completely-different/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/06/11.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1115" title="11" src="http://singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/06/11-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>In tutta sincerità, il calderone della cosiddetta “arte contemporanea” non mi ha mai interessato più di tanto. A conti fatti, mi sembra che l’ossessione nei riguardi del fare qualcosa di nuovo a tutti i costi finisca un po’ troppo spesso per incancrenire la nobiltà del processo di creazione, generando più materiale per discussioni di dubbio spessore che opere in senso lato. Vabbè, tutta sta manfrina per dire che toh, esistono anche persone che non la pensano evidentemente allo stesso modo. <span id="more-1114"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come Giulia Brivio, mia carissima amica e appassionata d’arte più che di cavalli, come il nome lascerebbe truffaldinamente ad intendere. Insieme ad un’altra ragazza è ideatrice/curatrice di <strong><a href="http://www.boiteonline.org/wp/" target="_blank">Boîte</a></strong>, una rivista/scatola trimestrale di arte &amp; affini disponibile (aggratis, come tutte le cose belle della vita) online in pdf e fisicamente in alcuni punti di distribuzione a Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa c’entra il tutto con <strong>Single Player Coop</strong> e con i videogiochi? Beh poco e nulla, se non che <strong>Boîte</strong>, come il vostro blog di giocare preferito, è un progetto mosso esclusivamente dalla voglia di scrivere del proprio interesse. Ah, e anche che nel <a href="http://www.boiteonline.org/download/boite005.pdf" target="_blank">numero appena uscito</a> troverete una piccola chiacchierata con il sottoscritto nella (in)solita veste di chimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
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		<title>Ciao mamma, sono in Street View</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 16:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi come oggi se non sei in Google Street View non sei nessuno. Certo, magari avrei preferito non essere immortalato durante una pausa sigaretta in ufficio, ma poco importa. Adesso posso aggiungere +5 alla voce Nerd.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi come oggi se non sei in <a href="maps.google.it/streetview" target="_blank"><strong>Google Street View</strong></a> non sei nessuno. Certo, magari avrei preferito non essere immortalato durante una pausa sigaretta in ufficio, ma poco importa. Adesso posso aggiungere +5 alla voce Nerd.</p>
<p><a href="http://singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/01/me-in-streetview.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-442" title="me in streetview" src="http://singleplayercoop.com/wp-content/uploads/2010/01/me-in-streetview-1024x534.jpg" alt="" width="668" height="348" /></a></p>
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		<title>Wet o Inglorious Basterds?</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 11:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni esce il nuovo film di Quentin Tarantino, Inglorious Basterds. Ieri, invece, è stato rilasciato il demo di Wet, sparatutto/action di A2M con uno stile decisamente pulp. I creatori di Wet non hanno nascosto per nulla le proprie &#8230; <a href="http://www.singleplayercoop.com/approfondimenti/wet-o-inglorious-basterds/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/So6t-Jbx0gI/AAAAAAAAAQY/anSKzVXEppw/s1600-h/tarantino-sipa.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 146px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/So6t-Jbx0gI/AAAAAAAAAQY/anSKzVXEppw/s200/tarantino-sipa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5372422688695505410" border="0" /></a>In questi giorni esce il nuovo film di Quentin Tarantino, <span style="font-weight: bold;">Inglorious Basterds</span>. Ieri, invece, è stato rilasciato il demo di <span style="font-weight: bold;">Wet</span>, sparatutto/action di A2M con uno stile decisamente pulp. I creatori di <span style="font-weight: bold;">Wet </span>non hanno nascosto per nulla le proprie influenze, parlando in varie interviste di come <span style="font-weight: bold;">Wet </span>sia ispirato al cinema di serie B anni &#8217;70 e ai film di Quentin Tarantino, con un occhio di riguardo per<span style="font-weight: bold;"> Kill Bill</span>.</div>
<div  style="text-align: justify;font-family:georgia;"><span style="font-size:100%;"><br /></span>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size:100%;">Fra le due produzioni, <span style="font-weight: bold;">Inglorious Basterds</span> e <span style="font-weight: bold;">Wet</span>, quest&#8217;ultimo mi interessa più o meno duecento volte di più del superpolpettone con Brad Pitt. Anzi, a vedere i due progetti non esiterei un secondo a indicare quale è più fresco, più vivace e meno imbolsito. Il problema è che Quentin Tarantino è invecchiato, e la sua eredità comincia ad apparire più interessante di ciò che lui stesso produce.</span></div>
<p><span style="font-size:100%;"><br />Forse era una cosa che si poteva già vedere nei suoi primi film. Però ormai non riesco a vedere un film di Tarantino senza pensare che siano film disonesti. È come se Tarantino facesse appositamente film più stupidi di sé e del proprio pubblico per poi poter ammiccare e suggerire &#8220;figo, eh? Guarda che stronzata!&#8221;. Insomma, un giochetto sterile. <span style="font-weight: bold;">Pulp Fiction</span>, <span style="font-weight: bold;">Reservoir Dogs</span> e anche <span style="font-weight: bold;">Jackie Brown</span> avevano parti volutamente ridicole, ma nel complesso erano film che osavano e per nulla banali. Adesso sembra che il buon Quentin &#8211; assieme al compagno di merende Rodriguez &#8211; si sia lasciato andare. E per quante arie da ribelle si dia, e per quanta cocaina sniffi, Tarantino rimane un intellettuale che ha visto tutti i film di Rohmer e che gioca a fare lo scoreggione anni &#8217;70. Per questo motivo non ho proprio alcuna voglia di vedere l&#8217;ennesimo interminabile circo di ultraviolenza e dialoghi infiniti, stavolta ambientato durante la seconda guerra mondiale.</p>
<p></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/So6tmJ6bvHI/AAAAAAAAAQQ/2i9iVG03U7M/s1600-h/wet-game-wallpaper-screenshot.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 179px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/So6tmJ6bvHI/AAAAAAAAAQQ/2i9iVG03U7M/s320/wet-game-wallpaper-screenshot.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5372422276507221106" border="0" /></a><span style="font-size:100%;"><br /><span style="font-weight: bold;">Wet</span>, invece, è un gioco scemo. È rozzo, manca di rifinitura in moltissimi campi, tecnicamente è appena alla sufficienza. Eppure è anche divertentissimo, violento con stile e pieno di entusiasmo. In altre parole, un gioco genuinamente di serie B. Ora scusate, ma vado a preordinarlo.<br /></span></div>
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		<title>OT &#8211; I Love Alaska</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 10:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferruccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura nerd]]></category>
		<category><![CDATA[off topic]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante informazioni personali rivelate quando cercate informazioni sui motori di ricerca? Il quattro Agosto 2006 America Online ha pubblicato per errore la storia delle ricerche di 650.000 utenti. Nonostante sia stato cancellato dopo tre giorni, l&#8217;elenco è stato copiato ed &#8230; <a href="http://www.singleplayercoop.com/segnalazioni/ot-i-love-alaska/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/Sk3lsJqUMvI/AAAAAAAAALg/zEj1-qJ9His/s1600-h/alaska.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_F0M5pXnCBp8/Sk3lsJqUMvI/AAAAAAAAALg/zEj1-qJ9His/s200/alaska.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5354188078683796210" border="0" /></a>Quante informazioni personali rivelate quando cercate informazioni sui motori di ricerca?</div>
<div  style="text-align: justify;font-family:georgia;">
<div style="text-align: justify;"><span style="font-size:100%;">Il quattro Agosto 2006 <span style="font-weight: bold;">America Online</span> ha pubblicato per errore la storia delle ricerche di 650.000 utenti. Nonostante sia stato cancellato dopo tre giorni, l&#8217;elenco è stato copiato ed è ancora disponibile in Internet.</span></div>
<p><span style="font-size:100%;"><br />Da quella lista di ricerche, in cui ogni utente è identificato con un numero e le sue ricerche ordinate in ordine cronologico, i registi <span style="font-weight: bold;">Lernert Engelberts</span> e <span style="font-weight: bold;">Sander Plug</span> hanno selezionato una storia. È la storia dell&#8217;utente 711391, una donna di mezz&#8217;età di Austin &#8211; ma col sogno di trasferirsi in Alaska &#8211; con un modo estremamente peculiare di fare ricerche sui motori di ricerca.</p>
<p>Engelberts e Plug hanno trasformato la lista di ricerche di 711391 in un documentario,<span style="font-weight: bold;"> I Love Alaska</span>, liberamente visibile su <span style="font-weight: bold;">YouTube</span>. Non è esattamente il documentario più spettacolare della storia: sulle immagini della natura dell&#8217;Alaska una voce narrante legge le parole cercate da 711391.</p>
<p>Ma la storia di 711391 è comunque incredibile. Non solo per la quantità di informazioni personali che si riescono a cogliere dalle sue ricerche, ma anche dal fatto che queste ricerche avvengono in un momento abbastanza delicato della vita di questa donna. Visione consigliatissima, per l&#8217;originalità del soggetto e per il modo in cui una serie di ricerche riesce a descrivere desideri, preoccupazioni e speranze probabilmente più di quanto la persona stessa che fa queste ricerche si possa immaginare.</p>
<p>Qui sotto trovate il primo segmento.</p>
<p></span></div>
<p><object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/c-SOCGdPyNU&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/c-SOCGdPyNU&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object></p>
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