Invece di ripensare il design delle missioni o rifinire lo stealth, Ubisoft Montreal è andata in una direzione diversa: ha espanso a dismisura tutto. Prima c’era la possibilità di raccogliere armi dai nemici? Ora ci sono decine di armi da aquistare in negozi in tutte le città. In passato c’era un’evoluzione del personaggio man mano che il gioco si dipanava? Adesso si possono comprare potenziamenti, armature, raccogliere oggetti che aumentano la salute, usare pozioni…
In Assassin’s Creed 2 tutto è ipertrofico, tutto è complesso, stratificato, upgradabile. In passato ho visto dei seguiti andare in questa direzione. A volte anche con risultati ottimi. In questo caso, però, si arriva a livelli assolutamente fuori da ogni logica. L’interfaccia di Assassin’s Creed 2 è densa di icone, simboli, messaggi che ti ricordano che puoi fare questo, che dovresti fare quello, che devi ricordarti di non fare quell’altro, che lì sta succedendo qualcosa, che puoi raccogliere cento di questi oggetti, venti di quest’altri… e così via. Spesso anche solo la mappa è così piena di simboli da oscurare le vie della città. Per non parlare delle icone a schermo che se la giocano con quelle di un simulatore di volo in quanto a occupazione abusiva della superficie.

La cosa ancora più fastidiosa è che questa bulimia di elementi, azioni che si possono compiere, missioni disponibili va spiegata al giocatore. Se pensavate che un tutorial non potesse superare le cinque ore, Assassin’s Creed 2 vi mostrerà che è possibilissimo. Anche se ci si diverte abbastanza, anche se la storia cattura e l’atmosfera rapisce, resta il fatto che neanche in Oblivion si aveva questa sensazione di imparare costantemente cose nuove, sempre. Il risultato è un ritmo spezzettato e frammentario. Come quando si va in auto con qualcuno che sta imparando a guidare e continua ad accelerare e frenare tutto il tempo, Assassin’s Creed 2 dà un poco una sensazione di nausea.
Si vorrebbe giocare per più di dieci minuti senza una cut-scene, per quanto interessante e ben fatta. Si vorrebbe far qualcosa senza dover per forza seguire una scia di segnalini sulla mappa. Si vorrebbero organizzare azioni, agguati e furti per i cazzi propri. Invece no. Il gioco non si fida mai di te, e ti trascina tenendoti per mano. Perché senza una cut-scene che fa avanzare la storia ogni cinque minuti potresti annoiarti, senza un segnalino che ti dica che l’operazione di assassinio inizia lì, continua là e finisce laggiù potresti perderti.

Assassin’s Creed 2 è un po’ l’anti-Uncharted 2. Se da una parte c’è un seguito che migliora ciò che era l’originale senza stravolgerlo e rifinendo tutto il più possibile, dall’altro c’è un solo comandamento: “di più, di più, di più!”. Da una parte c’è un’attenzione maniacale al ritmo, dall’altra la speranza che a tirare in faccia al giocatore centoquaranta elementi ci sia una buona probabilità che qualcosa gli piacerà.
Questo fa di Assassin’s Creed 2 un brutto gioco? Assolutamente no, ma a sette/otto ore di gioco dall’inizio non vedo l’ora che il gioco mi lasci giocare.