Quando io e Tommaso “Gatsu” abbiamo partecipato alla manifestazione Nordic Games a Malmö, abbiamo trovato gente incredibilmente disponibile. Fra le varie intervista che abbiamo fatto (e che potete ascoltare nei due podcast Ringcast Extra 2 e 3 c’è stata una sola intervista, fra quelle che abbiamo fatto, ad averci lasciato l’amaro in bocca.

L’intervistato era il capo progetto responsabile di Bionic Commando Rearmed Simon Viklund, della software house svedese Grin. Oltre ad avere un tono abbastanza infastidito, Viklund aveva anche risposto a una mia domanda su come ci si sente in uno studio indipendente in tempi di crisi economica con un arrogante “Siamo artisti, non possiamo preoccuparci del lato economico”. Ecco, lo studio di artisti di cui faceva parte Simon Viklund, Grin, ha chiuso per problemi finanziari.

Mi dispiace per uno studio che aveva dimostrato sprazzi di creatività e che comunque rimaneva fra i più vecchi ed attrezzati di tutta la Svezia. Si tratta di una grossa perdita per la scena nordica, e capisco che trovarsi senza lavoro in tempi come questi non è una cosa bella. Però, mi spiace, ma quando succedono cose come questa a chi si dà arie da spaccone, a chi fa l’arrogante, a chi ha uffici nella zona più costosa della città e produce giochi su licenza di pessima qualità… beh, un po’ mi viene da ghignare.


Avevo già parlato di arte videoludica urbana qualche tempo fa.
Oggi, mentre mi trovavo per una piccola vacanza nel fine settimana a Visby, ridente cittadina dell’isola di Gotland, in Svezia, mi sono imbattuto in un altro chiaro segno che i videogiochi sono ovunque.

Quando vedi un mini mosaico sulle mura di una cittadina medievale scandinava del Baltico, è segno che il futuro è già arrivato. E ha la forma di un alieno pixellato.


Attenzione: il seguente post potrebbe contenere un alto tasso di acidità, rabbia e odio verso i giovani.

Sophie “inzane” Regnér è una diciassettenne di Stoccolma. Di recente ha deciso di lasciare la scuola per dedicarsi professionalmente a Counterstrike. Per “professionalmente” si intende che vuole giocare professionalmente, non che voglia fare qualcosa di produttivo tipo un mod.

Adesso, quindi, Sophie gioca col clan Pink Zinic e, come secondo lavoro, fa la modella (“per un amico”, dice lei, il che suona abbastanza ambiguo).
Qui trovate un’intervista alla giovane giocatrice, che spiega come la sua famiglia supporti la sua scelta e come fra un paio d’anni vorrebbe fare un bambino e vivere in una grande casa in periferia (Facepalm! Facepalm!).

Premesso che è comunque meglio sognare una carriera in Counterstrike che voler fare la velina, ma… whaddafuck? Su quale pianeta non finire il liceo per giocare a Counterstrike è considerata una buona idea?
Di recente un altro idiota aveva lasciato la scuola per dedicarsi a Guitar Hero a tempo pieno. E per chiudere, non posso che citare il poeta: sui giovani d’oggi ci scatarro su.


Sembra che si sia diffuso, nel nord Europa, un amore sviscerato per Mario. Le foto in questo post sono prese da installazioni o street art…

… nella metropolitana di Stoccolma, in cui ogni fermata ospita i lavori di un artista diverso e, nel caso di Thorildsplan, di un artista che ama i videogiochi…



Oslo. Se vedete molti stickers non stupitevi. Per ragioni che non ho mai compreso bene, da queste parti i graffiti sono meno diffusi di stickers o volantini attaccati col nastro adesivo ai muri…

… e, infine, un posto non meglio specificato. Potrebbe essere la Svezia, la Cambogia o Busto Arsizio. Se qualcuno conosce la provenienza di queste foto, lo segnali nei commenti.