Pubblichiamo oggi un post di Vincenzo “Vitoiuvara” Aversa, co-conduttore di Ringcast, autore del Corso per Videogiocatori Professionisti, nonché uno dei migliori critici di videogiochi in Italia.

“bah… io non sarò un cervellone… forse lo sarai tu… ma sta di fatto che io finisco un titolo… esprimo un parere che guardacaso al 99% viene condiviso da tutti gli altri miei amici recensori… ed è il mio voto finale finisce per essere sempre molto vicino alla media mondiale…


(da un commento alla recensione di Forza Motorsport 3 di Gameplus)

Ho scritto anche in passato che, tra i videogiocatori, conto sempre più teste che cervelli. I commenti ai filmati porno che frequento giornalmente sono più illuminati di molto parlottare che si accoda a recensioni e news varie in giro per la rete. Il problema è innanzitutto fisiologico: il pubblico dei videogiochi è perlopiù di adolescenti e gli adolescenti, per definizione, sono degli imbecilli. Per gli adulti, quasi vecchi, invece, è la scarsa abitudine a leggere materiale diverso rispetto a quanto sono stati abituati a fare per 20 anni a peggiorare la situazione. Il mio cane è abituato a mangiare una volta al giorno, una scatoletta, ogni tanto si becca qualche croccantino, ci stimiamo a vicenda e lui non mi rompe il cazzo. Il videogiocatore, allo stesso modo, si è beccato per anni una critica volenterosa e quasi mai personale, vogliosa ed esageratamente professionale.

Proprio la professionalità ci ha portato oggi nel buco nero di pareri unici di cui siamo vittime inconsapevoli. Gli amanti di jrpg recensiscono Final Fantasy e non vedono che, sotto tette più grandi e menu più colorati, si nasconde un genere che svecchia con la stessa velocità di un elefante. Così come un appassionato di Pro Evolution giura di preferire il gioco Konami nel 2008, si chiede come possa aver perso tanto tempo con quella merda nel 2009 e nel 2010 chiede al pubblico di scegliere per lui. Così come, sulle pagine di Playstation Magazine Ufficiale di allora, V-Rally era più che realistico, poi lo è stato Gran Turismo e oggi Forza Motorsport 3 è come guidare una macchina vera. Magari Gran Turismo 5 trasformerà il tutto in vaccate, oppure no, ma che importa.

In questo clima di sereno pacifismo, neanche fossimo in una puntata di The Prisoner, l’opinione fuori dal coro è una bestemmia in una canzone di Sanremo. Se la media mondiale, come ci ricorda il commento qui sopra, è così alta, come può esistere anche solo la possibilità di una realtà alternativa? Se il gioco da milioni di petrodollari non prende 9 non è colpa sua, perdiana, ma tua. Probabilmente sei prevenuto, quasi sicuramente ti piace fare la trota, indubbiamente non capisci un cazzo, certamente vuoi le prime pagine dei quotidiani tutte per te. Intanto gameranking viaggia su medie mostruose, alla fine fai felici tutti se gli dai il voto che si aspettano. E quello che si aspettano è quasi sempre un “nove”, già con “otto” sei stronzo, con “sette” c’hai le corna, puzzi e specchio riflesso. Che poi io scoparmi un sette non l’ho mai considerata un’azione deprecabile.

Per non parlare delle sottintese regole del manuale del buon recensore scritte con l’inchiostro simpatico da Harry Potter prima di vendersi alla EA. Ti fanno: “Un gioco me lo devi spiegare” – Gli fai: “ma lo conosci no?” – Ti fa: “Eh vabbè, ma te lo devi spiegare lo stesso sennò non vale” – Gli fai: “Ma se lo sai, che te lo rispiego a fare?” – Ti fa: “Perché sì” – Gli fai: “non è meglio se risparmiamo caratteri che poi inquiniamo e il mondo muore? – Ti fa: “Ah vero, le scrivi troppo corte” – Gli fai: “Ma hai capito cosa ne penso del gioco vero?” – Ti fa: “Sì, ma è corta, la tua non te la passano come recensione alla motorizzazione” – Gli fai: “ma io voglio scriverle come mi pare” – Ti fa: “E allora la tua è un’opinione”.

E le opinioni di un singolo non contano un cazzo, diciamocelo. Contano i grafici, le tabelle, e quella puzzosa nuvola gassosa che è l’unica incontestabile verità di massa. Perché quando credi in quello che dici, puoi pure avere la voglia di difendere le tue convinzioni. Quando la tua opinione ha un solo testicolo, invece, hai bisogno che gameranking ti renda un ometto.

Quando io e Tommaso “Gatsu” abbiamo partecipato alla manifestazione Nordic Games a Malmö, abbiamo trovato gente incredibilmente disponibile. Fra le varie intervista che abbiamo fatto (e che potete ascoltare nei due podcast Ringcast Extra 2 e 3 c’è stata una sola intervista, fra quelle che abbiamo fatto, ad averci lasciato l’amaro in bocca.

L’intervistato era il capo progetto responsabile di Bionic Commando Rearmed Simon Viklund, della software house svedese Grin. Oltre ad avere un tono abbastanza infastidito, Viklund aveva anche risposto a una mia domanda su come ci si sente in uno studio indipendente in tempi di crisi economica con un arrogante “Siamo artisti, non possiamo preoccuparci del lato economico”. Ecco, lo studio di artisti di cui faceva parte Simon Viklund, Grin, ha chiuso per problemi finanziari.

Mi dispiace per uno studio che aveva dimostrato sprazzi di creatività e che comunque rimaneva fra i più vecchi ed attrezzati di tutta la Svezia. Si tratta di una grossa perdita per la scena nordica, e capisco che trovarsi senza lavoro in tempi come questi non è una cosa bella. Però, mi spiace, ma quando succedono cose come questa a chi si dà arie da spaccone, a chi fa l’arrogante, a chi ha uffici nella zona più costosa della città e produce giochi su licenza di pessima qualità… beh, un po’ mi viene da ghignare.

Potrebbe sembrare una faccenda relegata al micromondo dei siti di videogiochi, però ciò di cui parlerò ha molto a che fare col modo in cui funziona l’informazione e l’approfondimento online.

Di recente mi sono imbattuto in due articoli. Il primo è un pezzo sarcastico/ironico di Destructoid, How Prototype is blatantly better than Infamous che, in dieci ragioni, spiega perché Prototype sarebbe meglio di Infamous, utilizzando la logica paradossale tipica dei flame sui forum (una delle ragioni, ad esempio, è che “Final Fantasy 13 uscirà anche su 360″). Il pezzo sembra essere una parodia dei confronti assurdi che fanno solitamente gli appassionati di videogiochi. Il secondo articolo è di 1UP, si intitola Top 5 Ways to Take a Dude’s Head Off ed è una lista in cinque punti sui modi più fantasiosi con cui staccare una testa in un videogioco.

Questi due articoli sembrerebbero due semplici pezzi goliardici di testate abbastanza rispettate. In realtà questo è il modo in cui queste testate sopravvivono. Siti come 1UP o Destructoid possono permettersi di sopravvivere e pagare i giornalisti solo sui ricavi della pubblicità. La pubblicità online, però, richiede quantità estremamente alte di visitatori per essere fruttuosa. Per ottenere più visitatori ci sono due mezzi: articoli che catturano l’attenzione, e Google.

Vista la concorrenza, pubblicare sul proprio sito articoli “semplicemente” ben scritti e interessanti non è abbastanza. Per quanto approfondita, la tua analisi su Fallout 3 probabilmente non spiccherà in mezzo ai milioni di altri articoli sull’argomento. C’è bisogno quindi di qualcosa di davvero fuori dal comune.

Per quanto riguarda Google: i nuovi visitatori, cioé quelli che arrivano per la prima volta su un sito, nella stragrande maggioranza dei casi ci sono arrivati attraverso una ricerca su Google. Per ottenere un miglior piazzamento fra i risultati di Google è fondamentale che un sito riceva molti link da altri siti. La cosa è di importanza enorme, perché la differenza fra essere al quarto posto di una ricerca e essere al secondo è molto, molto grande.

Ora, cosa c’entra tutto questo con quei due articoli? Beh, quei due articoli sono vere e proprie link-baits (cioé esche per link). Giusto per dare un’idea di cosa vuol dire e che conseguenze ha questo sistema. Il primo pezzo, quello di Destructoid, è stato linkato quasi quattrocento volte, ed al momento è considerato da Google popolare quanto la pagina “Finanza e mercati” del sito del Sole 24 Ore.

La cosa non è un problema in sé, parlando in generale. Anche io ho fatto una Top 10 (e ne farò in futuro). Il punto: ci siamo davvero ridotti al punto che la critica videoludica deve sopravvivere producendo spazzatura come un articolo che fa il verso alla feccia dei forum o come una lista dei cinque modi per staccare la testa ad un tizio? Il problema è dei giornalisti, che non sono capaci, o che temono, di produrre contenuti interessanti senza ricorrere alla rincorsa svilente a chi pubblica la cosa più ridicola o più fucked up? O il problema è nostro, che clicchiamo e linkiamo le cose che meno meriterebbero?

Vi siete mai chiesti perché ci sono sempre miniarticoli con foto di donne con le tette al vento, nella prima pagina di Repubblica.it?
PS: A chi facesse l’obiezione più evidente: i link che trovate in questo post sono nofollow. Ovvero, Google non considererà questi link come “gesto di fiducia” da parte mia nei confronti dei siti in questione.