Durante l’ultima puntata di Ringcast, il buon Vincenzo “vitoiuvara” Aversa ha espresso qualche perplessità sui dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi in Uncharted 2. A suo parere ci sono troppi cliché in entrambi, troppi ammiccamenti e non abbastanza profondità.

Mentre giocavo ad
Uncharted 2, in effetti, pensavo a queste critiche. In fondo sono ragionevoli: i dialoghi a volte possono suonare forzati, e le continue battute rischiano di trasformare i personaggi in macchiette. Eppure alla fine concordo con chi ha acclamato questo gioco come esempio di action con ottima narrazione e personaggi interessanti.

Si tratta davvero, come diceva Vitoiuvara durante il podcast, di dialoghi che in un film non funzionerebbero. Ma il punto è proprio questo. Col passare degli anni si comincia a intravedere il modo standard di narrazione nei videogiochi. Come nel cinema degli anni ‘30 e ‘40 emergeva la grammatica della narrazione cinematografica, rimasta praticamente la stessa fino ad oggi.


Sembra che la forma specifica della narrazione nei videogiochi sia un misto di teatro, cinema e animazione. Si tratta di una narrazione extra sintetica: se un dialogo in un film può svolgersi in svariati minuti, in un videogioco la cut-scene o lo scambio di battute in-game deve essere breve. Per questo motivo lo stile di scrittura e la recitazione è forzatamente antirealistico. Come nel teatro, c’è la necessità di rompere un velo, di aggiungere informazioni in eccedenza da un lato per 2compensare una mancanza di informazioni dall’altro. Come la gestualità di un attore teatrale è ampia per via dell’impossibilità degli spettatori di vedere i movimenti sottili di corpo e viso, allo stesso modo la limitazione di tempo ed espressività dei videogiochi viene compensata dalla sinteticità dei dialoghi.

O questo, oppure Uncharted 2 ha dialoghi fastidiosi e personaggi tagliati con l’accetta.

Ho giocato Wet prima di dedicarmi ad Uncharted 2. A parte i prevedibili confronti che vedrebbero Wet sommerso di melma, trovo che sia interessante fare un paragone fra due sezioni di Wet e Uncharted 2 abbastanza simili.

In Wet c’è una sezione (la trovate anche nella demo) con un inseguimento in cui Rubi, la protagonista, deve inseguire un nemico che fugge in auto. Visto che si tratta di un gioco d’azione sarebbe banale inseguire un criminale dentro un’auto. No, secondo le regole della logica di John Woo, l’inseguimento deve svolgersi con Rubi che salta da un tetto all’altro delle macchine in corsa sull’autostrada affettando nemici fra un salto e l’altro. In questa sezione non si ha il controllo del personaggio. Si spara alle auto dei criminali per brevi sezioni tipo light gun shooter degli anni ‘90 e, se si sopravvive, una cutscene mostra i salti da un’auto all’altra con annesse mutilazioni, inframezzati dai soliti quick time events.

Anche Uncharted 2 ha una sezione con una fuga/inseguimento che coinvolge diversi veicoli (dei camion, in questo caso). Solo che questa è divertente. L’unica differenza rispetto a quella di Wet, in fondo, è che qui si ha il controllo totale del personaggio. Oltre a combattere coi nemici da un camion all’altro, si deve cambiare veicolo quando quello su cui ci si trova è troppo danneggiato, saltando in corsa.

Insomma, lo stesso concetto di Wet. Solo che Wet dimostra che i QTE nei giochi d’azione sono davvero la scorciatoia del game designer pigro (o con con poco budget a disposizione), e Uncharted 2 riesce a trasformare una sequenza-cliché in una sezione stringiculo come il migliore Die Hard.


Sony aveva molto da dimostrare. Nonostante le voci (fondate) su una PS3 slim a 350 euro, il ribasso di prezzo è stato ancora una volta rimandato. Quella che si è vista è stata una conferenza meno spettacolare di quella Microsoft ma molto densa.


Dal punto di vista hardware, Sony ha presentato
PSP GO. Più piccola, più leggera, con schermo slide, senza UMD e con 16Giga di memoria integrata e a un salatissimo (per gli standard delle console portatili) prezzo di 250€, GO sembra andare in diretta competizione con iPod Touch più che con DSi, soprattutto visto che la vecchia PSP continuerà ad essere prodotta. Allora, so che mi dimostro uno schifoso nerd, ma la PSP GO mi fa sbavare. Da sostenitore accanito del digital delivery, l’idea di avere decine di giochi sempre disponibili mi esalta parecchio. Aggiungiamo che è stato mostrato Il Messia (Little Big Planet PSP), oltre a un’altra tonnellata di giochi, e direi che la seconda vita della PSP è confermata. Ancora più interessante: Sony ha dichiarato di aver abbassato il prezzo dei kit di sviluppo PSP dell’80%. Il che vuol dire che in futuro vedremo, con tutta probabilità, molti più giochi indipendenti e di piccoli produttori. Se Sony riesce a creare una comunità di sviluppatori vivace anche solo un decimo di quella iPhone, c’è da festeggiare.

Per quanto riguarda i giochi PS3, Sony ha sparato una quantità impressionante di titoli. Innanzitutto il game of the show Uncharted 2 (a proposito, sto giocando la beta in questi giorni e promette benissimo), la cui dimostrazione sul palco è un esempio di come mostrare un gioco al pubblico. Assassin’s Creed 2 sembra prendere di petto i problemi del primo amplificando quanto c’era di buono. Peccato per l’italiano claudicante, ma del resto è probabile che l’arabo nel primo AC fosse altrettanto maccheronico. Il pensiero di portare scompiglio fra Scandicci e San Gimignano con brevi puntate a Martellago non fa che aumentare l’hype.
MAG, lo sparatutto online a 256 giocatori, ancora deve mostrare perché dovrebbe essere interessante giocare in squadre da 128 giocatori. Visto che si tratta degli sviluppatori di SOCOM, almeno una cauta fiducia gliela si deve dare.
God of War 3, che provoca spasmi incontrollati di eccitazione a tutti tranne che a me, continua a sembrarmi uno dei quei giochi divertentissimi ma con zero appeal. Lo giocherò, ma niente capelli strappati. Per la cronaca: abbastanza disturbante il livello di violenza, a occhio fra i più estremi visti in un videogioco. Un paio di scene mostrate durante la conferenza erano davvero pesanti.

E, infine, i due miei personalissimi megaton dell’E3:

The Last Guardian (ex Trico). O mio dio. Un trailer strappacuore, un’atmosfera che si mangia in due minuti il 99% del resto dei videogiochi, un gattouccellodragogrifone bruttino e tenerissimo. Ancora meglio: una data di uscita vicina (si parla di dicembre). Non ricordo l’ultima volta che ho avuto una tale scimmia per un gioco. A occhio, TLG sembra essere un misto di ICO e Shadow of the Colossus. Il ragazzino sembra potersi arrampicare sul gattouccellodragogrifone come avveniva in SotC, e qualche breve immagine di salti e arrampicate ricorda i puzzle ambientali di ICO. Casualmente, due dei miei giochi preferiti in assoluto.

Final Fantasy XIV Online. Ammetto che la sorpresa positiva di questo titolo, per me, è più personale che oggettiva. Il precedente gioco di ruolo online Square Enix, Final Fantasy XI, è stato il mio primo e unico MMORPG. Ancora oggi, credo che FF11 sia stato sottovalutato: nonostante la spigolosità, è uno dei giochi di ruolo online che più costringe alla socializzazione. E suppongo che il punto di un MMORPG dovrebbe essere quello. Ad ogni modo, il seguito sembra ancora più interessante, con la direzione artistica dello stesso designer di Final Fantasy Tactics e la promessa di un lancio non troppo lontano (entro un anno).

Ci sarebbe anche da parlare del “sonymote”, ovvero il sistema di rilevamento di Sony. Molto simile a Wii Motion Plus, sembra però più versatile ed esatto. Interessante, ma a dire la verità questi metodi di controllo alternativi cominciano a infastidirmi più che interessarmi.
In conclusione: se oggettivamente la conferenza Sony è stato più o meno allo stesso livello di quella Microsoft, dal punto di vista personale Sony ha una visione del videogioco molto più innovativa e ampia di MS.

Meno Tom Clancy e più Sackboy!