Propaganda post-bellica? No, fan-art per un videogioco

Pur adorando generalmente qualsiasi cosa che venga sviluppata da Valve, non sono mai riuscito ad apprezzare più di tanto Team Fortress 2, arcinoto FPS online pubblicato ormai ben due anni fa ma giocatissimo tutt’oggi. Ne riconosco lo stile, per carità, ma l’ho sempre trovato noiosissimo da giocare e molto approssimativo. Prima di preparare il rogo per l’eretico Pierre, sappiate che probabilmente il mio giudizio è viziato dall’ averlo recuperato solo recentemente per PC (prima di questo ho avuto una breve esperienza con l’orrendo porting X360, che vince a mani basse il premio “peggior netcode della storia”), quando ormai l’utenza media è fin troppo svezzata per fornire ad una new entry una palestra che non consista in respawn da 15 secondi intervallati da 3-4 istanti di gioco. Leggi il resto »

Left4Dead Boomer

Pierre dopo un'ora senza paglie.

Fin dall’ uscita del primo episodio, una delle carattistiche maggiormente esaltate di Left 4 Dead è stata l’inclusione del famigerato AI Director, un brillante espediente ludico attraverso il quale il gameplay del gioco si sviluppa passo per passo sulla base della performance dei giocatori. Ora, al di là del fatto che nel mio dizionario “si sviluppa passo per passo” non è sinonimo di “cuneo anale spinato non lubrificato”, i picchi di difficoltà del gioco non rapprensenterebbero neppure un problema così grande, se l’intera struttura del titolo (ma visto il sequel diciamo pure della serie) poggiasse su soluzioni leggermente meno anacronistiche. Leggi il resto »


Team Fortress 2 non è solo il miglior gioco online mai creato (chi non è d’accordo con me è in errore e dovrebbe autoflagellarsi). Lo sparacchino a squadre di Valve è anche uno dei giochi con le patch e gli update più fantasiosi della storia del videogioco. Le aggiunte, i ritocchi e le varianti che Valve ha distribuito gratuitamente dall’uscita del gioco non possono essere paragonati quasi a nessun altro titolo. Forse solo i giochi di ruolo online hanno un supporto post-lancio così massiccio.

L’ultimo aggiornamento in ordine di tempo, il War Update, riguarda la classe del soldato e del demoman. Questo, però, non vuol dire che entrambe le classi avranno un update. Anzi, per decidere quale delle due riceverà tre nuove armi, nuove mappe e altre sorprese, si svolgerà una sorta di megatorneo. Chiunque giocherà nei panni di un soldato o di un demoman durante la prossima settimana contribuirà alla causa di una delle due fazioni. Un’uccisione, un punto. La classe che alla fine della settimana avrà accumulato più punti riceverà l’update.


Tu da che parte stai?
Date le giuste circostanze, un nerd sarà capace di creare un gioco di carte collezionabili su qualsiasi tema o ambientazione. Andre “Fengol” Odendaal, oltre ad avere un nome buffo, è anche il creatore del gioco di carte di Left 4 Dead. Se pensavate che un adrenalinico shooter cogli zombie non fosse il materiale più adatto allo scoppiettante ritmo delle partite di carte alla Magic, evidentemente non siete abbastanza nerd.


Dal sito di L4D: The Card Game potete scaricare le carte da stampare e le regole. Se volete una traduzione delle regole in italiano scrivete un commento e, se ci sarà interesse, aggiornerò il post con le informazioni. Il gioco sembra abbastanza curato graficamente e in sintonia col gioco originale. Si gioca in tre, quattro o cinque giocatori e le partite durano fra i 30 e i 45 minuti. L4D: The Card Game ha riscosso buon successo, vincendo il primo posto alla Game.Dev Competition 22.
Se qualcuno vuole sacrificare la cartuccia della propria stampante e ha a disposizione abbastanza amici nerdici per provarlo, ci faccia sapere se il gioco merita o meno.

Nel giorno d’esordio di Left 4 Dead 2 devo confessare di essere in piena ossessione per gli zombie. Sarà il solito tocco magico di Valve, ma Left 4 Dead mi sembra la più interessante trasposizione sotto forma di videogioco dell’apocalisse zombesca mai creata. Con tutto il rispetto per Resident Evil e relativi cloni, non mi sembra che i videogiochi, prima di Left 4 Dead, siano riusciti a descrivere davvero accuratamente la zombie apocalypse che, come sappiamo, prima o poi metterà fine all’umanità.

Nel descrivere l’avvento dell’era degli zombie è sempre importante essere realistici. In Left 4 Dead i quattro protagonisti stanno sempre uniti, nessuno cammina all’indietro in corridoi bui, gli zombie non si beccano venticinque proiettili a testa prima di morire (definitivamente) e le tattiche di controllo delle folle sono fondamentali.


L’equivalente cinematografico di Left 4 Dead è Zombieland. Concepito come una sorta di Shaun of the Dead in chiave americana, Zombieland vede il sempre superlativo Woody Harrelson e il nerd Jesse Eisenberg farsi largo a colpi di oggetti contundenti in una società distrutta dagli zombie. La trama è piacevole e non del tutto idiota, e il tono è scanzonato, esagerato e per nulla drammatico. Eppure Zombieland, con le liste di regole per la sopravvivenza che il protagonista segue durante il film, ha quella coerenza che dà un surplus di credibilità al film. Probabilmente perché il protagonista è un nerd ed ha già imparato da innumerevoli film quali errori non fare.

A giudicare dal demo di Left 4 Dead 2, in Valve hanno visto e apprezzato Zombieland. O forse è una di quelle coincidenze per cui due opere uscite più o meno nello stesso periodo appaiono simili senza che i creatori abbiano interagito fra loro. Fatto sta che il gioco appare più simile al caciarone Zombieland che alle opere seriose e politiche di Romero.


Quindi, quando giocherete a Left 4 Dead 2, ricordate le regole principali: restare uniti, non avere pietà, accertarsi che lo zombie non si rialzi e, soprattutto, attenzione ai bagni. Se volete saperne di più sulle regole per sopravvivere in caso di crollo della civiltà per mano degli zombie date un’occhiata a questo articolo (attenzione: l’articolo contiene spoiler su Zombieland).
E buona caccia.


Niente battute su Berlusconi, lo prometto. Sembra che lo status di intoccabile che Valve si è guadagnata producendo un capolavoro dietro l’altro e mettendo in piedi la migliore piattaforma di distribuzione digitale di videogiochi stia cominciando a vacillare. Proprio
Steam, infatti, è sotto il fuoco amico di uno sviluppatore che ha acceso un dibattito.
Tutto è iniziato quando Randy Pitchford, CEO di Gearbox (il loro Borderlands è in uscita in questi giorni), ha criticato Valve dichiarando in un’intervista:

“Sarebbe molto meglio se Steam fosse un’azienda a parte. C’è un tale conflitto di interessi da far ribrezzo. Sarebbe molto, molto pericoloso lasciare che Valve vinca. (…) Valve sta sfruttando un sacco di gente in un modo che non è per nulla leale. (…) Sta sfruttando un sacco di piccoli sviluppatori. Per noi grossi sviluppatori non è un problema.”

In pratica la critica riguarda il fatto che Steam prenda una fetta troppo larga dei profitti dei piccoli sviluppatori e il fatto che, essendo Valve anche sviluppatore, potrebbe non avere un grande interesse a pubblicizzare su Steam prodotti in diretta concorrenza coi suoi giochi.

Dopo le dichiarazioni di Pitchford c’è stata un’ondata di difese di Valve da parte di diversi sviluppatori, dal fondatore della compagnia che ha creato Red Orchestra che ha dichiarato di essersi comprato una casa e un’auto sportiva grazie a Steam, fino agli sviluppatori di Tales of Monkey Island Telltale Games che hanno definito Steam come parte della “serie A dei canali distributivi”.

Insomma, nessuno, a parte Pitchford, sembra confermare questo sfruttamento da parte di Valve sulla piattaforma Steam. Valve è davvero un “buon re” come la definisce Ron Carmel di 2D Boy, o Steam è diventata una piattaforma così dominante che ormai è impossibile criticarla?